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Puntare all’impegno organizzativo–gestionale.

Numero 1, aprile 2011
Il report 2010 del Centro Nazionale Trapianti, da pochi giorni pubblicato, registra una diminuzione del 7,1 per cento del numero delle donazioni e del 9,1 per cento dei trapianti effettuati. I dati meritano un’attenta riflessione sulle strategie da intraprendere per migliorare il sistema. A.I.D.O. da sempre si sente parte integrante del sistema nazionale “trapianti” ed esprime orgoglio per quanto di positivo è stato fatto in questi anni, ma allo stesso tempo ci coinvolge pienamente sulle aree di criticità, sulle esigenze di miglioramento, sulle zone d’ombra che ancora esistono e persistono. Abbiamo condiviso e fortemente voluto un sistema organizzato per i trapianti in Italia e quindi siamo sempre stati consapevoli che, nel sistema, ognuno deve fare la propria parte al meglio delle sue possibilità e con le proprie caratteristiche. Infatti il trapianto di organi è l'anello conclusivo di una lunga catena di eventi che inizia con l'individuazione del potenziale donatore e si conclude con l'intervento trapianto. Quest'ultimo, rappresenta, per il personale coinvolto nel processo, il risultato di un lungo e impegnativo lavoro che spesso si sovrappone e si protrae oltre le normali attività lavorative e per il quale è richiesto un impegno aggiuntivo. Inoltre è un intervento che a differenza di altre prestazioni medico-chirurgiche si caratterizza per la sua natura multifattoriale e multidisciplinare, in quanto ogni processo di donazione ha una sua unicità, ogni ricevente ha una sua specificità e non sempre esistono relazioni stabili tra prestazioni erogate e risultati ottenuti. Tutto il processo si snoda attraverso le rianimazioni, le direzioni aziendali, i centri di coordinamento i laboratori di immunologia, i laboratori e i servizi di diagnostica, i centri di trapianto, le centrali di soccorso e le compagnie di trasporto. Un grande coinvolgimento quindi di competenze non solo cliniche, chirurgiche e immunologiche, ma anche logistiche che devono integrarsi le une alle altre in una perfetta armonia. In nessun altro percorso di cura e in nessun altro soggetto vengono attuate, in poche ore, misure diagnostiche finalizzate all'identificazione di eventuali patologie o di possibili fattori di rischio come nel potenziale donatore. E tuttavia evidente che in un contesto così impegnativo l'aspetto organizzativo - gestionale gioca un ruolo determinante, richiedendo l'impegno professionale di personale esperto ai vari livelli della filiera con una ripartizione di compiti e ruoli tale da rendere fluida ogni fase dell'intero percorso.
Alla luce di queste considerazioni, e tenendo presente che negli ultimi due anni è cambiata l’epidemiologia dei donatori, pensiamo che bisogna puntare su programmi ad hoc per singolo organo, su una maggiore efficienza nell’attività delle rianimazioni, su una migliore comunicazione alle famiglie e sulle Regioni del Sud, potenziale bacini di donatori. Inoltre auspichiamo che ogni regione si faccia carico di una riorganizzazione dell’attività di donazione, che tenga conto non solo delle criticità che si sono evidenziate negli ultimi due anni e che hanno portato alla diminuzione di donazioni, ma anche del documento in merito alla rete nazionale dei trapianti, votato dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome nella seduta del 10 febbraio scorso.
Vincenzo Passarelli, Presidente A.I.D.O. Nazionale
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