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Ricominciamo.

Numero 2, settembre 2004
Nonostante la buona posizione raggiunta negli ultimi tre anni la necessità di trapianti di organi e tessuti in Italia è immensa. La lunghezza delle liste di attesa e le disparità tra nord e sud del Paese quanto a numero di donazioni ci dicono che ancora molto rimane da fare per rispondere adeguatamente ai bisogni dei trapianti. La nostra associazione deve, pertanto, continuare a sensibilizzare la società sul fatto che la collaborazione della popolazione è fondamentale per poter diminuire il divario tra la disponibilità e la necessità di organi. La gente deve sapere che la sua attitudine alla donazione è fondamentale per evitare che neppure uno solo dei possibili beneficiari del trattamento con trapianto muoia per non avere potuto disporre in tempo di un organo nuovo e sano da sostituire all’organo malato. A distanza di cinque anni dall’approvazione della legge 91/99, molti ancora in A.I.D.O. pensano che l’Associazione non abbia più ragione di esistere.
Qualche eco è giunta nel corso dei lavori dell’Assemblea Nazionale di Amantea.
L’A.I.D.O. deve invece continuare a diffondere la cultura della donazione degli organi, grazie all’enorme esperienza accumulata nel settore. Si tratta del problema che l’Associazione ha affrontato sin dalla sua nascita ed è strettamente legato alla sua ragione d’essere. Deve invece, dopo trenta anni, utilizzare un nuovo approccio per promuovere la sua causa. L’alta percentuale di persone genericamente e idealmente favorevoli alla donazione degli organi, dimostra che non è più sufficiente parlarne in termini generali o ribadire quanto questa pratica sia “buona e giusta”.
Occorre agire tenendo presenti i bisogni delle persone e come si evolvono, si deve cioè porre maggiore attenzione ai potenziali donatori e ai “costi” (le paure, i timori) che essi percepiscono e che impediscono di passare dall’attitudine favorevole all’azione.
Per fare questo bisogna che chi lavora per l’Associazione diventi “professionale”. Dobbiamo aggiungere alla nostra azione di testimonianza una vera e propria “professionalità sociale”. La gratuità che è tipica del volontariato ha favorito e tuttora favorisce alcune resistenze a fare formazione professionale, come se non si dovesse richiedere ad un volontario di essere competente ed esperto al pari di un professionista.
Invece sappiamo che la formazione è divenuta ancora più cruciale per il mondo del volontariato, man mano che si è sviluppata l’esigenza di essere più efficaci per rispondere ai vecchi e ai nuovi bisogni emergenti. La formazione, come è stato ribadito nella mozione finale dell’Assemblea Nazionale, è lo strumento indispensabile per rafforzare le capacità dell’Associazione e dei suoi membri di comunicare e relazionarsi con gli altri, con la comunità locale, con la società per produrre SOLIDARIETÁ. Fino ad oggi cercando il consenso abbiamo costruito un grande patrimonio culturale; per il futuro, senza abbandonare i campi tradizionali di intervento, dobbiamo impegnarci in modo sistematico a diffondere la cultura che abbiamo prodotto.
I cambiamenti imposti dalla legge 91/99 devono diventare un’opportunità di crescita e di sviluppo, una condizione di vita dell’Associazione. L’A.I.D.O. deve cominciare a pensare strategicamente come mai ha fatto in passato soprattutto per fronteggiare le mutate circostanze ambientali. Lungi da essere presuntuosi, è probabile che, negli anni a venire, il ruolo dell’A.I.D.O. sarà anche quello di correggere alcune distorsioni create dalla nuova legge e quindi continuare a fornire quel servizio che lo Stato non sarà in grado di fornire.

Vincenzo Passarelli, Presidente A.I.D.O. Nazionale
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