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Viviamo le festività natali zie e l’attesa del nuovo anno nel segno della cura e della solidarietà verso il prossimo

Numero 2, dicembre 2017

Il 26 febbraio del 1973, su incontenibile spinta di Giorgio Brumat, uomo dal grande cuore e di grande spessore umano, etico e civile, iniziava la storia a livello nazionale dell’AIDO, che dall’originaria DOB-Donatori Organi Bergamo del 1971, divenne Associazione Italiana Donatori Organi. Da poche decine di soci siamo arrivati a oltre un milione e 350 mila. Il nostro impegno è cresciuto, si è ampliato e siamo diventati Associazione Italiana per la Donazione di Organi, Tessuti e Cellule. A quasi 45 anni di distanza ci troviamo perciò nella condizione privilegiata di essere tanti e importanti, quindi di poter continuare la lotta per la speranza di chi sente la vita sfuggire come acqua tra le dita, sapendo che è una lotta spesso vincente.

Questo rende speciali gli auguri che voglio fare, a nome dell’Associazione, a tutti i livelli e in tutte le sue articolazioni. Auguri speciali perché formulati nella consapevolezza della dimensione eccezionale del compito che ci siamo assunti. Ognuno di noi, non è importante in quale ruolo o con quale incarico, ha la fortuna di servire un ideale che dona speranza, che porta la vita là dove la vita stessa è in pericolo. Noi oggi come allora lottiamo per il suo trionfo. Una lotta meravigliosa, che ci rende sinceramente orgogliosi del nostro essere AIDO.

Quelli che stiamo per vivere sono giorni particolari, giorni di festività natalizie e di attesa del nuovo anno. Possono essere i più belli dell’anno se vissuti in un ambiente che dona affetti e calore umano. Possono purtroppo essere i giorni più tremendi se vissuti nel deserto degli affetti. Ma possono essere drammatici se vissuti in attesa di una telefonata che non arriva mai e intanto negli occhi di chi ci è vicino – i figli, il coniuge, i genitori - si materializza il terrore per una conclusione dolorosa e disperante dell’inutile attesa.

Capite allora che gli auguri di chi, nell’AIDO e con l’AIDO, lotta per la cultura della donazione, sono davvero auguri speciali. Sono gli auguri di chi ogni giorno sa di dover dare parte del proprio tempo, della propria cultura, della propria esperienza, per incidere e far diminuire nei suoi numeri brutali la lista d’attesa.

Si tratta però, e questo è l’aspetto meraviglioso della nostra missione, di una lotta che ha ampie prospettive di riuscita. Questo è bello ma toglie anche l’alibi al disimpegno. La cancellazione della lista d’attesa non sarà un traguardo di domani né del prossimo anno, ma se avremo la visione profetica di Brumat, se avremo la stessa fiducia nelle enormi potenzialità della medicina, e se avremo la stessa costanza nel proporre la nostra idea di solidarietà, fino a diventare amorevolmente insistenti, allora i risultati arriveranno.

Gli auguri di buone feste e di un meraviglioso 2018 sono al contempo un grato abbraccio a tutti vuoi. Sono il grazie a chi non ha mai smesso di credere nell’ideale dell’AIDO anche se tutto intorno faceva pensare che forse era inutile. E sono il grazie ai tanti che da anni servono l’Associazione e hanno donato se stessi nelle scuole, sulle piazze, nei convegni, ovunque ci fosse la possibilità di portare il messaggio di speranza legato alla donazione e al trapianto.

I miei auguri vogliono essere anche il grazie ai tanti giovani che si sono avvicinati all’AIDO e hanno deciso di farne parte o anche soltanto di sostenerne i progetti. La loro vicinanza è per noi pungolo a fare sempre meglio, nella consapevolezza che i giovani sono generosi ma chiedono sincerità e trasparenza.

Voglio ringraziare tutti i dirigenti dell’Associazione, a tutti i livelli, dai Gruppi più piccoli e germogliati nelle località più sperdute, fino alle Sezioni e ai Consigli regionali più forti e dinamici. In ognuno di loro c’è il sacro fuoco dell’amore per l’altro che permette all’AIDO di continuare il suo cammino nella storia sociale, culturale e sanitaria della nostra amata Nazione.

Il mio grazie va a tutte le persone che hanno detto di sì alla donazione tramite AIDO ma anche tramite i Comuni e le ASL. Un grazie anche agli amici di altre Associazioni impegnate con noi nella diffusione della cultura della donazione.

Grazie ai dirigenti delle società sportive che vogliono condividere con noi il messaggio della solidarietà ma anche il valore dello sport come positivo stile di vita.

Grazie a tutti coloro che fanno parte della Rete Trapiantologica, per il loro importante, decisivo e concreto contributo. Non possiamo dimenticare le persone e i loro familiari che con un semplice si hanno permesso ad altri di tornare ad una nuova vita.

Voglio essere chiara: siamo tantissimi ma non abbastanza. I cittadini maggiorenni che hanno espresso la disponibilità a donare dopo la morte sono infatti ancora una piccola percentuale degli italiani. Siamo ben lontani dal 5 per cento e sarebbe giusto essere, se non proprio tutti, almeno il 20 per cento.

Pur con una percentuale così bassa saremmo comunque almeno 10 milioni di persone che hanno detto sì alla donazione e allora potremo dire di essere in una Nazione civile.

Il nostro compito, quali dirigenti nazionali, è credere nei sogni e inseguirne la realizzazione. Dobbiamo saper trasmettere entusiasmo, voglia di fare, solidarietà interna ed esterna.

Per questo abbiamo iniziato con molta convinzione un lavoro di coinvolgimento e recupero delle aree dove l’Associazione è meno presente e dove il messaggio della donazione, del prelievo e del trapianto fa più fatica ad imporsi.

Lo possiamo e lo dobbiamo fare perché in questi anni la ricerca ha consentito alla medicina dei trapianti di fare passi straordinari.

Sono state abbattute barriere un tempo insormontabili per l’utilizzo degli organi di persone non più giovani, e in questi giorni assistiamo ai consistenti successi per la donazione a cuore fermo.

Sono notizie meravigliose, ma sono successi che non vengono dal nulla perché sono il risultato di straordinarie capacità professionali e morali che devono essere sostenute con forza. Pur se a noi sconosciuti, abbiamo nei nostri occhi gli sguardi smarriti e spaventati di bambini, giovani, donne e uomini schiacciati dalla paura di non farcela. Sono i nostri fratelli. Sono gli oltre novemila in lista d’attesa. Sappiamo che molti, troppi, non ce la faranno.

Gli auguri più belli che posso fare a tutti noi è quello di non finire mai un solo giorno del prossimo anno senza poter mettere a bilancio un po’ di tempo dedicato a pensare all’AIDO e ai suoi ideali. Sarà tempo dedicato a quelle nostre sorelle e a quei nostri fratelli per i quali, pur non conoscendoli, esprimiamo il sentimento più bello e completo: l’amore disinteressato e sincero. Anche il dolore, se condiviso, sembra meno pesante.

Chi sta male deve sapere che non è solo. Finché ci sarà l’AIDO non sarà mai solo.

Flavia Petrin, Presidente AIDO Nazionale

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