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Donazione degli organi: uno “scambio” sociale.

Numero 3, dicembre 2004
Gli attori sociali coinvolti nel processo di donazione degli organi generalmente sono tre: il paziente (colui che riceve l’organo), i medici e tutte le altre figure professionali coinvolte nelle varie fasi (prelievo – trasporto - trapianto) che possono essere identificati con lo Stato (tutto il processo viene gestito dallo Stato attraverso il Centro Nazionale Trapianto, i Centri di Riferimento Regionali e Interregionali, gli ospedali pubblici etc.) e il donatore. Esiste anche un quarto attore sociale, la società, rappresentata, sia dai parenti del paziente, sia dalla società nel suo complesso, che beneficia dell’atto di donazione. Infine, in una realtà particolare come quella italiana esiste anche un quinto soggetto, l’A.I.D.O. che, per lungo tempo si è sostituita all’intermediario statale nella promozione della cultura della donazione e quindi, nella fornitura del servizio stesso. L’unico bene tangibile che viene scambiato è l’organo donato, ma non passa direttamente dal destinatario al ricevente; se così fosse si creerebbe un rapporto di reciprocità ristretta per cui il ricevente cercherebbe, in ogni modo, di ricompensare il dono ricevuto e ciò produrrebbe problemi etici e pratici rilevanti. Per questo è necessario un intermediario che possa consentire non soltanto l’anonimato di donatore e ricevente, ma anche che possa “allocare” gli organi (ai vari centri di trapianto e quindi ai vari pazienti in lista d’attesa) secondo criteri di giustizia, equità e trasparenza. Il donatore offre il suo organo in cambio della soddisfazione dei suoi bisogni di altruismo, la sublimazione delle sue pulsioni nascoste, la soddisfazione per aver compiuto un dovere sociale, l’apprezzamento della società per il gesto compiuto, etc. Il malato riceve l’organo in cambio di gratitudine nei confronti del donatore e della sua famiglia; inoltre di solito restituisce alla società, come spesso i trapiantati mettono in evidenza, un individuo migliorato (non soltanto dal punto di vista fisico) e più attento alla esigenze degli altri. Lo Stato, a sua volta, riceve dalla società le tasse per garantire lo svolgimento della prassi dei trapianti, riceve l’organo da trapiantare e lo mette a disposizione di coloro che ne hanno più bisogno. A sua volta la società, tramite le tasse pagate alla Stato finanzia le spese per i malati, riceve la riduzione delle spese sanitarie (il trapianto è più economico rispetto alle cure di cui necessita quotidianamente, e spesso per un lungo periodo, un paziente in attesa di trapianto) e, qualora si tratti dei parenti del malato, anche l’eliminazione di una serie di costi psicologici, fisici (per assistere i malati) e di tempo. Come si può costatare si tratta di uno scambio sia generalizzato sia complesso, in quanto sono in gioco molti attori, tutti tra loro interrelati e che si scambiano entità sia tangibili che intangibili.

Vincenzo Passarelli, Presidente A.I.D.O. Nazionale
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