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Dalla solidarietà diffusa la cultura della donazione.

Numero 2, luglio 1998
Uno degli obiettivi principali che potrà essere raggiunto con l’entrata in vigore di una legge organica in materia di trapianti è certamente un miglior coordinamento ed un aumento dell’efficienza nella gestione degli espianti e dei trapianti. È questo un punto centrale di una politica sanitaria che vuole ridurre al massimo i disagi ed i rischi delle liste di attesa per i cittadini malati, e garantire loro un radicale mutamento della qualità di vita attraverso un trapianto compiuto in tempi accettabili. Ma raggiungere questo obiettivo significherà anche una riduzione reale della spesa sanitaria, che oggi deve sostenere per lunghi periodi i costi di terapia dei pazienti nonché, molto spesso, quelli relativi all’effettuazione dei trapianti fuori dal nostro Paese. Promuovere la cultura della donazione e dotare il servizio sanitario nazionale di un’efficiente organizzazione dei trapianti è inoltre un passo concreto che il nostro Paese compie per disincentivare il fenomeno del turpe mercato degli organi, sviluppato in alcuni Paesi asiatici e latino-americani, ed alimentato anche da chi ritiene giustificabile superare in questo modo la propria sofferenza. Per questo è importante che la legge, oltre a contenere delle opportune misure volte a prevenire ed a sanzionare i comportamenti di chiunque agisce a scopo di lucro, preveda delle norme specifiche riguardanti la gestione degli organi di provenienza straniera, stabilendo come unico referente il Sistema Sanitario Nazionale. Il testo su cui sta discutendo la Commissione Affari Sociali della Camera prevede che ogni cittadino, entro un periodo stabilito, abbia la possibilità di manifestare la sua scelta, ferma restando la facoltà di mutarla in qualsiasi momento della sua vita. Contestualmente all’entrata in vigore della legge è prevista una campagna straordinaria di informazione sulla donazione e sui contenuti della legge. Il testo stabilisce altresì che tutti i cittadini siano informati che qualora scelgano di non dichiarare la propria volontà verranno considerati donatori potenziali, garantendo comunque che non potrà essere effettuato alcun prelievo se i familiari o il convivente more uxorio si opporranno potendo dimostrare la volontà contraria della persona. Ulteriori misure di garanzia sono stabilite per i minori e per i soggetti non aventi la capacità di agire. Ritengo che l’impianto fondamentale di questa norma sia sostanzialmente positivo poiché assicura ad ogni cittadino la possibilità di una scelta consapevole e sempre modificabile all’interno di un quadro di informazione mirata sulla donazione, sui trapianti di organi e di tessuti e sulle possibilità terapeutiche connesse. Nel suo insieme questa disciplina contribuisce a rompere definitivamente quel diaframma di pregiudizio e di non conoscenza che spesso separa la solidarietà dichiarata di ciascuno dalla effettiva disponibilità personale a donare. È una questione che riguarda da vicino anche le donazioni da vivente, come quella del midollo osseo con cui è possibile salvare la vita ai pazienti affetti da alcune patologie leucemiche. Io credo che nel nostro Paese sia fortemente radicata una cultura della solidarietà che è diffusa e presente sul territorio nella attività del volontariato sociale, assistenziale e sanitario. Vi è dunque una forte potenzialità che occorre far emergere, ed è qui che le associazioni come la vostra possono svolgere un ruolo prezioso. Dobbiamo riuscire a comunicare ai cittadini che la cultura della donazione è parte integrante e fattore fondamentale di un’autentica pratica della solidarietà, di un’etica civile altruistica. Certamente esistono convinzioni personali che vanno rispettate, così come le posizioni culturali e religiose che teorizzano l’indisponibilità del proprio corpo e rifiutano così la possibilità della donazione. Ma qui non dobbiamo dimenticare che la Chiesa cattolica ha aperto un’importante riflessione su questi temi dichiarando non solo che non vi è alcun impedimento per il credente a donare i suoi organi una volta constatato il decesso, ma che questo atto assume un valore di amore per l’altro, che far dono di se stessi, anche in questa forma, è un altissimo concetto evangelico. Penso che nella scelta della donazione, nella sua promozione, si ritrovano e si connettono alcuni valori fondanti dell’etica laica e di quella cristiana. Valori che riconosciamo essenziali e che rappresentano l’orizzonte anche delle nostre scelte ed azioni pubbliche.

Luciano Violante - Presidente della Camera dei Deputati
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