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Le condanne moralistiche non sciolgono le resistenze.

Numero 2, luglio 1999
Presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, con un decreto del presidente Massimo D’Alema, è stato ricostituito il Comitato nazionale per la bioetica, dove svolgerà la propria attività fino al 31 dicembre del 2001. Presidente del Comitato è Giovanni Berlinguer e vice Angelo Fiori e Adriana Loreti Beghé.

La legge 1 aprile 1999 n. 91 “Disposizioni in materia di prelievi e trapianti di organi e tessuti” apre all’Italia una nuova stagione. Finirà, si spera, la cronica posizione di penultima di Europa nel numero di trapianti e diminuirà il numero di malati in lista di attesa. Ma non bisogna illudersi che i problemi siano finiti ed è perciò necessario conoscerli per affrontarli con decisione e pazienza. Una legge che ha così
alti obiettivi umanitari si scontra di fatto con profondi conflitti di interesse, non già interessi economici, bensì interessi “vitali”, che hanno radici nell’istinto di conservazione e nel culto dei morti. È ancestrale, anzitutto, il timore della morte, e quindi anche della morte apparente che, fugato progressivamente nell’ultimo secolo, è oggi sostituito dalla paura di essere dichiarati morti (per morte “cerebrale”) a causa di un errore medico o addirittura di una decisione arbitraria dei medici per poter attuare un trapianto. Questo timore è alimentato continuamente dai giudizi di “malasanità”, spesso affrettati ed infondati, che inducono l’opinione pubblica a diffidare dei medici. Il timore ed il sospetto si accrescono ogni volta che soggetti in rianimazione, di cui si pronostica l’imminente morte cerebrale, migliorano in modo imprevisto. Sono casi, spesso amplificati dalla stampa, che incrementano il clima di sospetto nei confronti dei medici e che, nei familiari dei pazienti, producono una indignata ribellione alla donazione di organi. La nuova legge sottrae ad essi la possibilità di opporsi, se non sono in possesso di documenti che dimostrino la volontà contraria del loro congiunto, espressa in vita. Ma tale perdita di ruolo formale non toglie certo ai parenti la possibilità di protestare e denunciare, creando in tal modo nuovi ostacoli. È evidente infatti che i medici, in un clima di conflitto, difficilmente si sentiranno in animo di procedere autonomamente, indifferenti alle proteste. Il culto dei morti è antichissimo come testimoniano le sue tracce in tutte le civiltà, ma soprattutto in quelle cresciute sulle rive del mediterraneo. Non è facile, dunque, specie su queste rive, fare accettare senza resistenze istintive, la “profanazione” del cadavere quale può apparire il prelievo di organi, specie se avviene a cuore ancora battente. L’esecuzione dell’autopsia, specie nelle regioni del sud, incontra ancora ostacoli e rifiuti, superati da decisioni dell’autorità giudiziaria e dai sanitari, in forza delle norme vigenti, ma non senza risvolti di insofferenza o tentativi di evitare in qualsiasi modo questa sgradevole necessità. A queste due grandi difficoltà, si aggiunge quella dovuta alla sfiducia dei cittadini nelle capacità organizzative del nostro paese e quindi sulla efficacia dell’informazione capillare prevista dalla nuova legge: secondo la quale chi non dichiara esplicitamente di essere contrario a donare i propri organi, si presume consenziente (silenzio-assenso). Anche questo è un ostacolo di cui bisogna tener conto per cercare di superarlo attuando un diligente e convincente miglioramento del sistema di informazione. Atteggiamenti moralistici di condanna delle resistenze che abbiamo sommariamente elencato non aiuteranno di certo a rasserenare il clima ed a facilitare l’applicazione della nuova legge. Occorrerà invece affrontare temi così delicati con la consapevolezza delle ragioni profonde che li alimentano, dimostrando comprensione, cercando di infondere maggiore fiducia nei confronti dei medici, chiedendo a questi di spiegare pacatamente e con chiarezza le singole situazioni cliniche, diffondendo nel contempo la cultura della speranza e della solidarietà che è alla base dei trapianti: cercando, insomma, che gli “interessi” che i trapianti coinvolgono, risultino davvero interessi di tutti i cittadini, conciliabili in un equilibrio difficile, ma non irraggiungibile, con sentimenti che hanno radici antiche e profonde.
(Prof. Angelo Fiori - Direttore dell’Istituto di medicina legale, Policlinico Gemelli Roma - Vicepresidente del Comitato nazionale per la bioetica)
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