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Per crescere occorrono equilibrio e senso civico. Il dibattito sul futuro dell’A.I.D.O.

Numero 3, ottobre 1999
Nel settembre del 1975 si tenne a San Pellegrino Terme (BG) la 1ª Assemblea nazionale della nostra Associazione. Entusiasmo, passione, calore, amicizia sono stati gli ingredienti che hanno reso indimenticabili quelle giornate. C’erano tutte le premesse perché l’Aido potesse crescere e diffondersi in tutt’Italia. Il calore e l’entusiasmo dei presenti ci fece capire che il seme della solidarietà gettato, aveva trovato terreno fertile. I semi diedero ottimi e copiosi frutti. L’Associazione crebbe diffondendosi sul territorio nazionale. L’Aido aveva spiccato il volo; lo constatammo nella successiva tenutasi a Bolzano nel novembre del ’77. Erano aumentate le sezioni: da 37 a 45, i gruppi: da 400 a 620, e gli iscritti da 24.000 a 71.000. Ma durante i lavori assembleari si avvertivano già i primi sintomi della contaminazione di un virus endemico: quello del protagonismo. Per nostra buona sorte il vaccino dei “veri volontari” riuscì a contenere l’epidemia. Ci tranquillizzò il fatto che il virus non era un agente prodotto dall’Aido ma da sempre diffuso in tutti gli strati sociali. Ma perché nel volontariato, che dovrebbe essere puro spirito di servizio, riescono ad infiltrarsi elementi che non pensano al prossimo ma solo a se stessi? Noi da sempre siamo impegnati a diffondere verso l’esterno la solidarietà, e tutti, indistintamente, attuano questo principio ma, quanti lo applicano all’interno del sodalizio? Guai se invidie, antagonismi, prevaricazioni minano le nostre strutture. Queste potrebbero collassarsi irrimediabilmente. Ognuno deve tenere presente che nessuno è depositario di verità assoluta; che tutti possono sbagliare. Ciò che conta è avere l’umiltà d’ammettere eventuali errori. Forse, con un po’ di buona volontà, si potrebbe puntare ad un maggior equilibrio. E l’equilibrio va esercitato anche nella preparazione dei nostri responsabili a tutti i livelli. È inutile preparare persone che non sono in grado di affrontare un pubblico, sia esso adulto o giovanile e far partecipare ai corsi dirigenti che per la loro professione non avranno tempo per parlare della donazione. È vano e dispendioso indire corsi 2 o 3 giorni su materie medico-scientifiche-legali, senza poi controllare sul campo se i partecipanti hanno realmente fatto tesoro di ciò che è stato loro insegnato. Ci sono nostri responsabili che hanno frequentato tutti gli incontri di aggiornamento e dovrebbero essere in grado di sostituire i docenti esterni. Ma quanto può servire una preparazione particolarmente specifica sui temi medico-scientifici quando noi siamo chiamati, per statuto, a fare solo cultura della donazione? Certo è necessaria una conoscenza dei vari argomenti: dialisi, trapianti, morte cerebrale, leggi, ma solo sommaria seppur espressa in modo preciso. Inoltre, amara constatazione, negli incontri con il pubblico adulto è raro trovare persone che non siano già iscritte all’Aido. Quindi intratteniamo coloro che sono stati sensibilizzati sui temi che trattiamo. Il terreno più idoneo è quello delle scuole e delle caserme. Ed è lì che dobbiamo concentrare le nostre forze. Il nostro materiale informativo è più che sufficiente per preparare i nostri responsabili; se questi si impegnassero a leggerlo attentamente, specie ora il quaderno n. 3, avrebbero tutte le informazioni per poter condurre corrette campagne promozionali. Se tutti utilizzassero questi strumenti si potrebbero organizzare seminari di confronto e di verifica sulla preparazione dei dirigenti a tutti i livelli. Non chiamiamoli “corsi di aggiornamento”; chi è nell’Aido da anni sa già tutto sul problema della donazione e sa quel tanto che gli serve sui trapianti. Chiamiamoli pertanto “corsi di verifica”per controllare se i partecipanti sono preparati a dovere. Un corso di aggiornamento sarà necessario dopo l’emanazione del Decreto ministeriale sulla legge 91/99 perché venga chiarita all’esterno l’esatta interpretazione dello stesso. Ma impiegare tempo e denaro per ripetere sempre le stesse cose è inutile. Da tempo sembra che la principale attività di gruppi e di sezioni sia quella di organizzare convegni scientifici, con risultati il più delle volte deludenti. Scarsa partecipazione di pubblico, difficile interpretazione delle terminologie mediche, trattazione di argomenti e statistiche che non coinvolgono un uditorio impreparato. Pochi invece gli incontri con la popolazione per sensibilizzarla alla cultura della donazione degli organi. Sembra che questo tema non interessi nemmeno i nostri legislatori; infatti nel testo della Legge 91, promulgata il 15 aprile 1999, non c’è alcun cenno sulla necessità di promuovere la donazione; basta leggere i punti b) e c) del comma 1 dell’art. 2 per rendersi conto che noi, al pari di enti locali, scuole, associazioni di interesse collettivo, società scientifiche, Asl, medici di medicina generale, strutture sanitarie pubbliche e private, saremo chiamati a svolgere opera di medicina preventiva ed informazioni scientifiche e terapeutiche legate ai trapianti. Oltre a ciò dovremo illustrare la legge 578, il decreto 582 e la nuova legge. A meno che il decreto che il Ministero emanerà sulle disposizioni di attuazione sulla dichiarazione di volontà, non specifichi i compiti da assegnare alle istituzioni, enti ed associazioni in causa, noi alla luce della legge 91, avremo solo un ruolo marginale. Dico questo perché le strutture medicoscientifiche non lasceranno a noi, giustamente, il ruolo prettamente sanitario, che spetta a loro e solo a loro. L’Aido deve mantenere integra la sua finalità, sancita dallo Statuto, perché nostro compito,a prescindere da futuri decreti, ministeriali, è quello di “sollecitare le coscienze dei cittadini sulla necessità della donazione di parti del proprio corpo, dopo il decesso, per i trapianti e gli innesti terapeutici (art. 2 comma 2 del nostro Statuto). Dobbiamo leggere, studiare, prepararci, impegnarci con entusiasmo, più a fondo di prima, per testimoniare la valenza morale e civile del dono. Siamo portatori di un messaggio umanitario che deve assumere valenza di educazione civica, come dice il dr. Cantoni. Oggi più che mai dobbiamo puntare a persuadere più persone possibili a rispondere sì alla donazione, a credere nei valori insostituibili della solidarietà. Questo dovrà essere l’obiettivo di tutti, per far crescere la maturità di un popolo che non può rimanere, nel campo delle donazioni e dei trapianti, fanalino di coda in Europa.
Giorgio Brumat, fondatore dell’A.I.D.O.
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