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“Noi queste cose non le facciamo”.

Numero 2, luglio 2001
Istituzioni al telefono: “La dichiarazione di volontà? Chieda all'A.I.D.O.”.

Giuseppe Belloni è un medico, in pensione, iscritto A.I.D.O.. É stato primario all'ospedale di Busto Arsizio e poi ad Orzinuovi. Il 1 dicembre del 2000 scrive una lettera al Presidente del Gruppo A.I.D.O.o di Olgiate, pubblicata su “Prevenzione Oggi”, che “L'Arcobaleno” riporta in sintesi. Racconta una sua personale esperienza o meglio un’”avventura telefonica”. Protagonisti di questa storia - tutta vera - un cittadino alla ricerca di informazioni sulla donazione degli organi ed un'azienda ospedaliera - l'ex Ospedale del Circolo -.
Ma è solo l'inizio...

“Pronto, Ospedale”.
“Mi sa dire in quale ufficio mi posso recare per la dichiarazione di volontà di donazione di organi?”
“All'A.I.D.O.”.
“No, guardi, la legge non prevede l'intervento dell'A.I.D.O. per questo. Dice di rivolgersi alle Aziende Ospedaliere o alle Aziende A.S.L.”.
“Attenda in linea” e mi viene passato un interno nel quale lascio squillare il telefono a lungo senza ottenere risposta. Riattacco e decido di provare direttamente al centralino dell'Azienda A.S.L..
“Scusi - dico al centralinista - mi può passare l'ufficio al quale ci si rivolge per la dichiarazione di volontà della donazione di organi?”.
“A me non risulta che esista un simile ufficio, comunque attenda che le passo la direzione”.
“Pronto , mi dica”.
Ripeto la domanda.
“Questa è una faccenda che riguarda l'Ospedale”.
“Guardi che all'Ospedale mi hanno passato un interno dove non c'è nessuno che risponde al telefono”.
“Faccia questo numero e senz'altro qualcuno le risponde”.
“Grazie” e faccio il numero.
“Pronto, dica”.
“Il numero me lo hanno dato alla A.S.L.., dicendomi che voi siete in grado di darmi la risposta” ed espongo il quesito.
“Deve rivolgersi all'A.I.D.O.”.
“No, guardi, la “faccenda” compete alle A.S.L. o agli Ospedali”.
“Ma noi non facciamo neppure parte delle A.S.L., attenda comunque che le passo il servizio informazioni”.
Mi risponde una gentile signorina alla quale espongo il problema.
La risposta: “Noi di questa faccenda non sappiamo nulla, ma a mio parere deve rivolersi all'Ufficio Igiene. Mi pare che sia lì che si occupano di queste cose” e mi fornisce il numero.
“Pronto, Ufficio Igiene”.
Per l'ennesima volta rifaccio la domanda pregando l'interlocutore di astenersi dal dirmi di chiedere all'A.I.D.O., alle ASL o all'Ospedale.
Mi passa un interno dove finalmente una gentile e giovanile voce mi dà una risposta da persona almeno informata del problema.
“Sì, forse dovrei occuparmene io, ma lei è di Busto Arsizio?”.
“No - dico - telefono da Marnate”.
“Guardi, allora deve telefonare al distretto di Castellanza. Sono loro che se ne occupano”.
Telefono al centralino pregandolo di passarmi la persona che si occupa della faccenda.
“Senta, io non saprei proprio chi passarle, attenda comunque che le passo l'interno”.
Mi risponde un'impiegata del distretto e la sua risposta è raggelante:
“No, guardi, noi queste cose non le facciamo”.
“Mi scusi, signora, ma non si tratta di cose sporche o proibite. Le sto semplicemente chiedendo in che modo io posso esercitare un mio diritto-dovere sancito da una legge dello Stato”.
“No, noi queste cose non le facciamo”. Desolato ho riattaccato.
Mi è mancato il coraggio di provare con il Medico di Medicina Generale.
(Loretta Cavaricci)
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