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1999 - Le dichiarazioni "prima".

Numero 1, maggio 2004
A.I.D.O.: "L'impianto della legge è buono, perché i cittadini, una volta per sempre, saranno messi di fronte alla scelta di donare o no. Ma il meccanismo per la raccolta delle adesioni è inapplicabile. Si finirà per bloccare definitivamente i prelievi di organi per trapianti" L'Eco di Bergamo, 1 aprile 1999 "La parola d'ordine è continuare a dare informazioni. Adesso si tratta di studiare le forme più opportune per farlo. In questo non vogliamo assolutamente sovrapporci allo Stato e siamo disposti ad offrire la massima collaborazione alle Aziende sanitarie. Come associazione siamo dubbiosi sulle dichiarazioni di volontà prevista dalla legge perché troppo burocratica. Comunque siamo in attesa dei decreti attuativi" Avvenire, 2 aprile 1999 / Girolamo Sirchia (allora presidente del Nord Italian Transplant): "A un intento lodevole ha fatto seguito una legge inutile. L'Italia ha perduto un'occasione per elevarsi veramente ad una dimensione europea, in questo campo. Il dibattito sul consenso alla donazione fa perdere di vista il vero problema: i trapianti si fanno se c'è personale motivato e addestrato e se ci sono le strutture. La legge su questo punto non dice nulla. Abbiamo un numero di donazioni a livello europeo al Nord, mediterraneo al Sud. E non sono i meridionali a mancare di generosità. Il legislatore avrebbe dovuto porsi il problema: al Sud non ci sono terapie intensive e il personale non è né addestrato né motivato a fare trapianti" Avvenire, 20 maggio 1999 / Rosy Bindi (allora ministro della Sanità): "Questa legge è un segno di solidarietà e civiltà. Lavoreremo assieme alle associazioni di donatori perché i sì siano tanti, e poi garantiremo un registro nazionale dei trapianti e massima trasparenza nelle liste di attesa" La Repubblica, 1 aprile 1999 / Giuseppe Remuzzi, (coordinatore dell'Istituto Mario Negri di Bergamo): "E' una legge che si ispira a principi estremamente positivi, per i quali ci battiamo da anni, ma che non offre adeguate garanzie dal punto di vista pratico e organizzativo. Partiamo dal silenzio-assenso. Alla fine ci troveremo alle prese con un sistema eccessivamente farraginoso...Anche un'informazione più attenta e capillare è tra i punti della legge che condividiamo assolutamente. Bisogna però tener conto della specifica realtà italiana dove. Il risultato potrebbe essere una informazione distorta o approssimativa. Il coordinamento a livello centrale è un principio fondamentale, ma da solo non può risolvere la disomogeneità della realtà italiana che vede regioni all'avanguardia convivere con situazioni stremamente deficitarie...Da qui l'esigenza di realizzare, oltre all'istituto centrale, anche organismi regionali che si occupino delle carenze e delle esigenze a livello di singolo ospedale" L'Eco di Bergamo, 2 aprile 1999.
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