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I trapianti fanno grande l’Italia.

Numero 2, novembre 2005
L’Italia dei trapianti fa grande il nostro Paese, questo è il senso del comunicato stampa diffuso dal Centro nazionale trapianti per presentare la manifestazione sui 20 anni di trapianti di cuore in Italia. É tutto vero, ma non è certo merito della fortuna, bensì della determinazione, della professionalità e della passione delle tante persone che, nei ruoli più diversi, si sono prodigate per lo scopo comune, ivi inclusi coloro che guidano le istituzioni pubbliche preposte e la cui convinzione personale può fare la differenza fra una adesione formalmente dovuta e un coinvolgimento di sostanza. Il merito più importante è di coloro che sono diventati donatori di organi dopo la morte, avendone manifestato la volontà in vita, e dei familiari che, in mancanza di dichiarazione scritta, hanno saputo dare voce al pensiero solidale e di condivisione del congiunto defunto, traducendo il dolore per la sua morte in una speranza di vita per persone sconosciute. Sono migliaia. Una comunità generosa che ha capito che la terapia del trapianto è una impresa comune che vede impegnati fianco a fianco il mondo sanitario e la società al completo. Solo una società civile con un’attitudine favorevole alla donazione degli organi può alimentare validi programmi di trapianto in grado di garantire ai propri cittadini la disponibilità di questa efficace terapia, nel caso ne abbiano bisogno. Il programma “trapianto di cuore” varato nel 1985 ha usufruito, per il decollo e lo sviluppo, di questa attitudine favorevole della popolazione, ma anche del lavoro di informazione e sensibilizzazione che fin dal 1972 ha svolto l’A.I.D.O.. Ricordo le perplessità, le polemiche e le aspettative che precedettero tale attività. Alcuni titoli della stampa dell’epoca: “Ci vuole umiltà”, “Attenti ai faciloni”, “Cuore nuovo, vecchi guai”,“Sui trapianti di cuore solo buoni propositi”,“Con i nostri ospedali? Ridicolo”. L’A.I.D.O. invece in quei mesi appoggiò l’iniziativa del Ministro della Sanità, onorevole Costante Degan, e offrì la propria collaborazione al professor Luigi Donato, presidente del Comitato ministeriale per la cardiologia e la cardiochirurgia, preoccupato soprattutto per l’andamento delle donazioni che in alcune aree dell’Italia erano assai modeste, per non dire irrilevanti. Intensificammo l’opera di informazione e di sensibilizzazione, che dal 1972 ci vedeva impegnati, come cittadini organizzati, su tutto il territorio nazionale. Trovammo accanto a noi per la prima volta alcune Istituzioni (Ministero della Pubblica Istruzione, Regioni, Amministrazioni Provinciali e Comuni), molte figure professionali del mondo sanitario e della società civile. Un impegno premiato nel 1986 con l’assegnazione della Medaglia d’oro al merito della Sanità Pubblica, conferita all’A.I.D.O. dal Presidente della Repubblica, professor Francesco Cossiga. Iniziò ad affermarsi ancora di più quel processo di maturità civile, di sensibilità, di consapevolezza e di solidarietà umana, che ormai a distanza di 20 anni sta portando il nostro Paese ai livelli di quei Paesi più progrediti nei quali i trapianti di organo sono ormai diventati interventi di routine.

Vincenzo Passarelli, Presidente A.I.D.O. Nazionale
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