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Necessaria l’autonomia per la rete nazionale dei trapianti e del sangue.

Numero 4, dicembre 2010
La rete nazionale dei trapianti e la rete nazionale delle attività trasfusionali sono annoverati tra i modelli più efficaci ed efficienti di governance, gestione e programmazione assistenziale partecipata tra il Governo e le Regioni. Tuttavia, la loro piena funzionalità e il loro sviluppo non possono, ad oggi, prescindere da un più chiaro riconoscimento della posizione e dello stato giuridico delle strutture che ne assicurano la governance, che sono rappresentate dal Centro Nazionale Trapianti e dal Centro Nazionale Sangue.
Tali Centri sono stati istituiti da due leggi quadro (Legge 91/1999 per i trapianti e Legge 219/2005 per il sangue) finalizzate, fra l’altro, a disegnare le rispettive architetture di rete a livello regionale e nazionale, in due ambiti assistenziali i cui princìpi fanno riferimento:
- al valore etico della donazione volontaria, consapevole e non remunerata di sangue, organi e tessuti, oltre alle pari opportunità, alla trasparenza e alla gratuità di accesso alle relative prestazioni;
- all’impegno, che coinvolge a pieno tutti gli attori delle reti dei trapianti e del sangue, a garantire una elevato livello di qualità, sicurezza ed autosufficienza dei rispettivi prodotti e prestazioni, anche in relazione alle normative europee;
- all’esigenza che ciascuna delle due reti assistenziali, per le proprie competenze, garantisca un efficace e costante livello di interscambio tecnico-operativo e di compensazione fra regioni, alla luce della evidente valenza sovra-regionale e, per alcuni aspetti, sovra-nazionale delle attività in argomento.

Il CNT e il CNS sono istituiti quali organi tecnici del Ministero della Salute, del quale applicano indirizzi, orientamenti e direttive rispondendo, secondo l’attuale normativa, direttamente al Ministro. Entrambi sono collocati “presso” l'Istituto Superiore di Sanità in posizione di autonomia funzionale.
Sin dal momento della loro costituzione, tuttavia, sono pesate su entrambi i Centri difficoltà gestionali dovute alla omissione da parte delle norme di più chiare indicazioni relative alla loro natura giuridica, alle loro modalità organizzative e di reclutamento delle risorse umane, nonché agli ambiti di autonomia agibili. Difficoltà cui i Centri hanno fatto fronte con soluzioni, di volta in volta faticosamente individuate, ma che oggi determinano un quadro organizzativo delle due strutture che funziona per la quasi totalità con personale precario, su cui peraltro graveranno, a partire dal 2011, le disposizioni limitative previste dal decreto legge del 31/5/2010 n.78, essendo la mission dei due Centri sostanzialmente distinta da quella degli enti di ricerca.

Alla situazione di instabilità organizzativa e di precarietà dei due Centri, risulta che la risposta data dal Ministro indicherebbe l’inserimento dei due Centri nel processo di riordino dell'ISS, attualmente in atto.
Tale risposta suscita forti perplessità, per i seguenti motivi:
- l’inserimento dei Centri nel piano di riordino dell’ISS potrebbe ingenerare un percorso inappropriato e omologazioni inaccettabili, vista la evidente differenza di natura e funzione dei Centri stessi rispetto all’ISS ed alle sue strutture interne; ciò anche considerato che i due Centri non sono previsti nella delega di cui alla Legge 4 novembre 2010, n. 183, e che, sono specificamente normati da due leggi che li definiscono come organi tecnici del Ministero, leggi scaturite entrambe da ampi ed articolati dibattiti parlamentari cui anche A.I.D.O. ha fornito importanti contributi e indicazioni, che sarebbe molto grave fossero vanificati;
- non sono state, ad oggi, presentate proposte e chiarimenti concernenti le modalità con cui il riordino potrebbe trattare dei due Centri, mentre si è consapevoli dell’esistenza di istanze a favore di una “inclusione” degli stessi nell’ISS, con conseguente assorbimento delle funzioni da parte di quest’ultimo e dei relativi organi scientifici, a scapito della sia pur instabile forma di autonomia attuale e di programmazione in sintonia con gli indirizzi ministeriali e con le regioni, nonché della possibilità di conferire ai Centri, senza maggiori oneri a carico della finanza pubblica, i semplici strumenti giuridici e organizzativi necessari per proseguire e migliorare il lavoro fin qui molto adeguatamente svolto, tra i quali la possibilità di avvalersi del contratto della sanità pubblica, mantenendo parità di trattamento e di inquadramento tra il proprio personale dirigenziale e quello delle strutture coordinate.

Il Consiglio Nazionale A.I.D.O. ha espresso grave preoccupazione per quanto sopra e considera che una non adeguata configurazione normativo-organizzativa dei due Centri e, conseguentemente, delle rispettive reti, avrebbe immediate conseguenze dirette sulla qualità e sull’efficacia dell’assistenza ai cittadini. Si è attivato nelle sedi competenti per richiedere precise garanzie riguardo ad una definizione dello status giuridico e strutturale del CNT e CNS, tale da consentirne l’autonomia rispetto all’Istituto Superiore di Sanità nonché il pieno sviluppo delle funzioni e l’esercizio delle specifiche prerogative connesse.
É da ricordare che grazie all’istituzione e al funzionamento del CNT e CNS , nonché di quelle regionali e locali della rete dei trapianti e della rete delle attività trasfusionali, il nostro Paese si colloca oggi in posizione di notevole rilievo a livello europeo per quantità, qualità, efficienza, eticità e trasparenza delle prestazioni erogate e che un mancato supporto istituzionale all’ulteriore sviluppo di tale sistema causerebbe una regressione difficilmente giustificabile a fronte della crescente domanda di salute dei pazienti.
Vincenzo Passarelli
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