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Riflessioni di fine anno.

Numero 4, dicembre 2014
È indispensabile collocare il trapianto d’organi nel contesto sociale. E’ oramai una terapia, ma non è disponibile in maniera ubiquitaria, manca quindi della caratteristica di equità di accesso. Tutto ciò ha importanti ripercussioni etiche, deve far riflettere su quello che oggi rappresenta l’equità e la pari opportunità nel contesto sociale globale. Realizzare una politica equa non significa tanto garantire a tutti i membri della comunità pari opportunità di accesso a tutto ciò che è necessario per soddisfare qualsiasi bisogno espresso, quanto piuttosto a garantire a tutti i membri della comunità pari opportunità di accesso rispetto a ciò che la comunità stabilisce di potersi permettere per soddisfare una quota prioritaria di bisogni.

Il trapianto ha una peculiarità rispetto a tutte le altre terapie anche per quanto attiene alla possibilità di rendere equo l’accesso: per la sua attuazione è indispensabile una risorsa umana, il donatore dal corpo del quale verrà prelevato l’organo da trapiantare. Purtroppo questa risorsa è limitata. La carenza di organi genera quindi tensioni che si sono vissute e si vivono tuttora in tutti i paesi del mondo occidentale. Attualmente in ambito della Unione Europea è stato condiviso dai rappresentanti di tutti i paesi il principio della autosufficienza, considerando che la risorsa organi è carente ovunque. Ogni anno muoiono almeno ventimila persone nel mondo che avrebbero potuto salvarsi e sopravvivere se avessero avuto a disposizione gli organi appropriati nelle condizioni, nei luoghi e nei momenti giusti.

Alcune considerazioni sono oggi indispensabili nel rispetto dei pazienti che sono affetti da patologie terminali d’organo e di tutti coloro che dedicano a questi la propria vita professionale. Dobbiamo chiederci se possono esistere strategie diverse da quelle conosciute per colmare la scarsità di risorse. Infatti, se poniamo il quesito di quanti sono quelli che hanno bisogno o avrebbero bisogno di un trapianto e non lo ricevono, lo squilibrio fra domanda e offerta è chiaramente evidente. Al contrario se scindiamo “la domanda” da un lato e “l’offerta” dall'altro, potremmo dire: “quanti si sarebbero potuti risparmiare questo intervento?” e di seguito “quanti sono favorevoli alla donazione dei propri organi post-mortem, ma non lo fanno perché nessuno lo chiede loro o nessuno li educa alla donazione?”.

Rispondendo a queste domande si potrebbe sicuramente ridurre, e per alcuni organi annullare il divario, agendo contemporaneamente sia sulla domanda che sull'offerta. Quanti, fra coloro che ricevono un trapianto, avrebbero potuto farne a meno se ci fosse stata un’adeguata prevenzione oppure una diagnosi precoce? Sicuramente molti. Quindi il ruolo della prevenzione, non è sufficientemente applicato. Nello stesso modo è necessario valutare tutte le possibilità per aumentare le donazioni di organi. Si tratta di creare anche nella nostra società un’etica dell’organizzazione, che avrebbe ricadute positive su tutto il sistema sanitario. E’ oramai provato da numerose esperienze quali quella della Spagna, della Toscana, della Francia, della Danimarca, che l’organizzazione della struttura sanitaria dalla quale dipende la donazione e l’allocazione degli organi influisce più dell’informazione.

Etica dell’organizzazione significa centralità del paziente nel sistema sanitario. I servizi devono funzionare al meglio e lavorare ogni giorno per migliorarsi, al fine di meritare la fiducia della popolazione. Mancando queste premesse etiche gran parte degli organi potenzialmente disponibili non saranno richiesti oppure non utilizzati a causa del cattivo funzionamento dei singoli servizi e degli indispensabili collegamenti. Si può oggi affermare, con dovuta documentazione, che il superamento di questi ostacoli e una migliore organizzazione dei servizi possono rappresentare oggi l’alternativa più vicina, la fonte più immediata di organi, la soluzione che da sola permetterebbe di superare buona parte delle difficoltà esistenti.

Il processo di donazione e trapianto di organi è un indice indiretto della qualità assistenziale di un dato sistema sanitario. Laddove funzionano i trapianti, l’organizzazione ospedaliera è elevata e l’emergenza-urgenza territoriale è efficace: il tutto si traduce in maggiori opportunità di sopravvivenza, prioritaria ricchezza per una data popolazione. Una migliore organizzazione ospedaliera è il fattore determinante ma non esclusivo.
L’uomo, secondo l’antropologo Mauss, unisce al concetto “donare” il concetto “ricevere”. Ciò significa che in contesti sociali, più o meno grandi, si dona per assicurarsi un meccanismo di interscambio. Quindi, donare oggi per poter ricevere domani quando altri membri della stessa comunità ne avranno bisogno. Il
dono è pertanto uno dei più atavici comportamenti che sotto il profilo antropologico è alla base dell’interscambio sociale e quindi fa parte di quei meccanismi che hanno fatto scegliere all'Uomo la convivenza in società.

E’ evidente, ma da pochi considerato, che quanto detto significa essenzialmente due cose:
a) giustizia distributiva ed equità di accesso alla terapia trapiantologia, per quanto possibile in relazione alle risorse biologiche;
b) allocazione d’organo prioritaria all'area geografica in cui è avvenuta la donazione e garanzia di efficacia dei centri di trapianto di quell'area, cosicché il cittadino possa sviluppare una cultura orientata alla donazione d’organo nel momento in cui può constatarne i benefici nella propria comunità.
Donare a vantaggio di altre comunità sociali e non poter disporre della possibilità di ricevere nel momento del bisogno non sviluppa una sufficiente motivazione alla donazione stessa, di conseguenza l’equilibrata distribuzione geografica dei centri di trapianto e la loro dovuta efficacia è determinante.

(Vincenzo Passarelli)
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