AIDO Provinciale Reggio Emilia

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“TREMENDA VOGLIA DI VIVERE”: VALENTINA GONZALEZ.

02/07/2012
Riportiamo la testimonianza scritta da Valentina Gonzalez, una ragazza di Montecchio Emilia (RE) che ha ricevuto un cuore nuovo nell’ottobre 2011 e che, il giorno del suo 18esimo compleanno, ha voluto iscriversi all’A.I.D.O. In occasione dell’Assemblea Provinciale, svoltasi il 15 aprile 2012, l’A.I.D.O. di Reggio Emilia ha incontrato la giovane, ringraziandola per la sua testimonianza sull’importanza del valore della vita. Mi presento, sono Valentina e ho 18 anni. Ora chi mi vede per strada, a scuola o a nuoto, è portato a pensare che io sia una ragazza come tutte le altre. In fondo non ho niente di speciale, sono bassa, porto gli occhiali, ho i capelli ricci e corti,gli occhi scuri e le lentiggini. Se guardate più in basso però, si proprio lì, sotto al mento, più in basso, dopo il collo,eccola lì: la mia cicatrice. Nacqui il 12 marzo 1994 e dopo qualche minuto i dottori capirono che c'era qualcosa che non andava a livello del cuore. Così mi trasferirono a Parma, dove erano esperti in cardiopatie congenite e alla fine, dopo tutti gli esami del caso, la diagnosi fu: ventricolo destro unico con stenosipolmonare, tga, insufficienza media della tricuspide, atresia della mitrale, azygos ascendente e vena cava superiore in seno coronarico. Non chiedetemi di spiegare perchè dopo 18 anni continuo a chiedermi anche io di cosa si trattasse. Così all'età di 17 mesi fui operata per la prima volta al policlinico San Donato Milanese. Da lì la mia vita ovviamente migliorò notevolmente, riuscivo a camminare, correre, a fare ciò che volevo, chiaramente quando ero stanca mi fermavo, ma avevo una vita abbastanza normale. I dottori erano contenti di me, non si capacitavano del fatto che stessi così bene, penso sia stato sempre grazie alla mia voglia di vivere. Fino ai 12 anni stetti bene, mi avevano proibito di fare sport, ma potevo ancora fare ginnastica a scuola, andare in bicicletta con gli amici, godermi la mia vita. Un giorno però, all'età di 12 anni, mentre con la mia classe stavamo andando da scuola fino in biblioteca, notai che mi stancavo più del solito e non è che andassi più in fretta di altre volte, ma il fiatone era più forte. Così nel pomeriggio andai dal dottore che mi misurò la saturazione, o come lo chiamo io il ditino rosso e notò che si era abbassata notevolmente. Mi mandò di filato a Parma, dove mi tennero ricoverata per 3 giorni e decisero di farmi un cateterismo qualche mese dopo, per poi programmare l'intervento: dovevo fare la Fontan. Quella fu veramente il la prima volta, in tutta la mia vita, in cui capii che avevo qualcosa che non andava. Fu davvero un duro colpo. Ricordo che quando tornai a casa dopo il ricovero, mi misi a letto e iniziai a piangere disperata. Ancora adesso mentre scrivo e ricordo quei momenti mi torna in mente il magone. Per fortuna i miei genitori mi stettero sempre vicini e grazie a loro riuscii a superare quel brutto momento e quelli che vennero in seguito. A marzo feci il secondo cateterismo della mia vita e insistetti per restare sveglia, avevo il terrore di addormentarmi. A settembre, il 17 settembre 2007, fui operata per la seconda volta al Policlinico San Donato Milanese. Di quei giorni purtroppo ricordo ogni cosa, fu un'esperienza molto pesante e traumatica. In fin dei conti a quei tempi ero ancora una bambina come tutte le altre, non avevo mai sopportato grandi dolori né fisici né morali. Anche se avevo gia affrontato un altro intervento, ero così piccola che non me ne ricordavo per niente, si può dire che ero ancora pura, che non ero ancora stata toccata dalle brutture della vita. Qualche mese dopo l'operazione feci un tema a scuola, la prof chiedeva di raccontare un'esperienza che ci aveva toccato particolarmente, ed io di cos'altro avrei potuto scrivere?Per farvi capire i miei stati d'animo, vi riporto alcune frasi di quel tema, che ovviamente conservo ancora."Durante il viaggio di andata verso San Donato, avevo dentro di me un vuoto immenso, che niente,neppure i miei libri, neppure la musica, nulla, nemmeno la mia famiglia poteva colmare, in pratica dovevo lottare io contro me stessa"."Arrivammo davanti all'ospedale e io non volevo entrare, perchè sapevo che sarebbe stato il luogo in cui mi sarei sentita persa e che forse non sarei tornata"." A mezzogiorno vennero a prendermi e iniziai a piangere come una matta e a gridare: perchè devo operarmi io e non quella ..........della ........??!! E' lei la .......... non io!!!!""Mi svegliai dopo 5 ore e mi tolsero subito il tubo dell'ossigeno, in quel momento sentivo di aver superato il più grande ostacolo della mia vita". Tornai a casa dopo una ventina di giorni, ma non ero felice come potreste immaginare. Infatti caddi in una specie di depressione che ora non ricordo nemmeno. Mamma dice che stavo sempre chiusa in casa, soprattutto in camera mia, a leggere. Mi ero chiusa in me stessa, questa esperienza mi aveva segnata nel profondo e non ero più la stessa persona di prima. Iniziai ad andare, sotto consiglio dei cardiologi, da una psicologa che mi aiutò moltissimo e dopo qualche mese cambiai totalmente. Ero diversa da prima dell'intervento, ma stavolta ero cambiata in meglio. Così la mia vita proseguì normale, com'era sempre stata, fino al gennaio 2010. Un giorno iniziai a sentire una pressione sul petto, come se qualcuno mi ci si sedesse sopra. All'inizio non me ne preoccupai, ma dopo qualche settimana, iniziai a lamentarmene con i miei genitori. Andammo a Parma per un controllo, altro ricovero di 3 giorni e dopo vari esami non trovando nulla di strano, diedero la colpa allo stress. Questo mi rovinò. Da lì in poi tutto andrò a rotoli, iniziai ad avere attacchi di affanno in momenti incredibili, mentre studiavo o quando ero a letto. Non riuscivo più a dormire e ogni volta che mangiavo vomitavo tutto. Alla fine tornammo a Parma e grazie ad un ECG, capirono che c'era un blocco di secondo grado e la valvola tricuspide si stava aprendo del tutto. Restai lì per altro 9 giorni, dei quali per fortuna ricordo solo sporadici avvenimenti, stavo troppo male per esserci con la testa. Dopo quei 9 giorni mi portarono in elicottero, ancora una volta, a San Donato Milanese. Lì fui operata per la terza volta, mi misero la valvola tricuspide meccanica. Quando mi svegliai mi sembrava incredibile di stare così bene dopo mesi di malessere. Dopo un mese mi impiantarono un pacemaker e finalmente potei tornare, dopo 50 giorni, a casa. Di quei mesi ho dei ricordi splendidi. Conobbi moltissime persone, che sono rimaste tutt'ora nel mio cuore. Come Giovanna, una delle persone più importanti della mia vita, Doc (il dottor Angelo Micheletti) e Diana, i dottori migliori che abbia mai conosciuto insieme al mio Giambi (il dottor Giamberti).Poi Milly, tutte le infermiere e le signore della cucina, che mi aiutarono a trascorrere tutti quei giorni,quasi sempre col sorriso sulle labbra. A questo punto voi direte :" bene, ora è finalmente tornata alla sua vita" e invece no!Perchè dopo qualche mese il ventricolo cedette, la valvola funzionava troppo bene per la poca forza che aveva il cuore. Così il 2 novembre 2010 entrai in lista per trapianto cardiaco all'ospedale Niguarda di Milano. Fu una cosa stranissima sentirsi dire, che dopo tutta una vita avrei potuto essere normale, beh non normale, diciamo una persona comune. Ecco si una persona che sta bene, come la maggior parte della gente. Fu una felicità incredibile, quando lo raccontai agli amici però, loro non furono dello stesso parere e ciò mi fece rabbia. Il fatto è, che non potevano capire la mia felicità nel constatare che sarei stata finalmente sana come tutti loro. Dopo qualche mese però questa felicità si smorzò, trasformandosi in ansia, una tremenda ansia di vivere. Un'ansia che ti fa cadere giorno dopo giorno nella tristezza, che in alcuni momenti ti faceva desiderare di aggravarti per passare davanti agli altri e tornare alla tua vita o di riavere la tua vita di prima, rinunciando a poter correre e fare sport, per poter almeno avere una vita decente, perché quella poteva chiamarsi vita solo perchè non eri morto. In alcuni momenti pensavo a cosa sarebbe stato della mia vita, della scuola, dei miei sogni e desideri. Infatti a maggio mi dissero che a settembre non avrei potuto continuare a studiare a casa e quindi se non fosse arrivato il cuore avrei perso un altro anno. A volte riflettevo su quanto fosse ingiusta la mia vita e pensavo che come minimo, dopo tutta quell'attesa, avrei dovuto avere il dono della vita eterna. Durante tutto l'anno in cui ho atteso il cuore, alle persone che incontravo, agli amici, ai compagni di scuola, apparivo come una persona forte, sicura di sé, che sapeva affrontare le cose con coraggio,ma vi assicuro che tante volte ho pensato a mollare tutto, l'unica cosa che mi ha salvato è stata la voglia di vivere che era sempre più forte di quella di arrendermi. Mi lasciavo spesso andare alla tristezza, senza fare nulla per fermarla. Altre volte reagivo, cercavo di pensare ad altro, mi circondavo di persone che mi amavano e cercavo comunque di essere felice, nonostante tutto. Andava così alla fine, un giorno bene e quello dopo meno bene. Ovviamente in un anno c'è un sacco di tempo in cui deprimersi, i giorni passavano lenti e allo stesso tempo svelti. Avevo paura perchè mi sembrava di perdere giorni di vita, ma allo stesso tempo avrei voluto che il tempo passasse più in fretta, non riuscivo a decidere quale fosse la soluzione migliore. Alla fine giunsi alla conclusione che avrei voluto semplicemente non essere me stessa o dormire finché non fosse arrivato. Alla fine arrivò, quando meno me l'aspettavo e in un periodo in cui ero felice. Ricordo che stavo studiando psicologia sul letto dei miei, infatti era ottobre e a settembre avevo iniziato a frequentare il serale per cercare di non perdere l'anno. Stavo ripassando la teoria di Erikson, quando suonò il telefono di casa. Come facevo sempre risposi, dall'altra parte mia madre gridava, ricordo ancora le parole esatte:" Vale c'è la nonna?"" no, è giù"" e papà?""non è ancora tornato""Vale ascolta...""dimmi"" è arrivato il cuore! ". E scoppiò a piangere. In quel momento pensai di morire, anche ora mentre scrivo mi trema la mano, ricordo che mi si chiuse la gola in un magone tremendo, facevo fatica a respirare, ma ero così felice e piena di adrenalina che dopo aver messo giù il telefono, corsi in sala e gridai a mia sorella: "Sofi! Chiama la nonna è arrivato il cuore! ". Lei fece un salto di un metro dal divano e corse giù. Io chiamai papà che all'inizio non mi credeva, poi insistetti tanto e gli chiesi se secondo lui avrei potuto mai scherzare su una cosa del genere e alla fine mi disse che stava arrivando. A quel punto iniziai ad avvisare tutti gli amici. Erano le 4 del pomeriggio circa quando partimmo per l'ospedale Niguarda. Avevamo la scorta di macchine della polizia e la nostra la guidava mio zio, mio papà non sarebbe stato in grado e mia mamma nemmeno a parlarne. Arrivammo verso le 18, ricordo che mi fiondai in reparto quasi di corsa. Diciamo che dopo quasi un anno di giri solo in sedia a rotelle, era un bel record!Entrai in sala operatoria verso le 22 e l'intervento durò ben 13 ore. La ripresa fu abbastanza lenta all'inizio. Infatti soprattutto i primi giorni appena mi muovevo il cuore partiva a mille. Devo dire che è stato l'intervento più pesante di tutti, ma un giorno di botto, mi svegliai e stavo bene, il cuore si era abituato al mio corpo ed io a lui. Ora ripensando a tutti quei momenti, a quell'anno di stand-by, mi vengono in mente solo i momenti più belli. Riflettendoci bene, questo è stato un anno nel quale ho avuto tanto, fin troppo tempo per pensare,ma ciò mi ha aiutato a capire tante cose. Innanzi tutto l'importanza della vita, quanto valga ogni momento, ogni sorriso donato o ricevuto,ogni persona che mi è stata vicina, aiutandomi a sentirmi felice nonostante tutto, ogni amicizia vera. Quanto sia stata importante la mia famiglia, le nuove esperienze, i libri letti e i pensieri scritti, che mi hanno aiutata a raccontarvi la mia storia. Le persone che ho conosciuto e che, come me, aspettavano (e aspettano) di tornare alla vita. Concludendo ora, dopo quasi 6 mesi dal trapianto, mi sento una persona nuova, totalmente diversa e ovviamente rinata. Non soltanto perchè posso fare finalmente sport, ma anche dal punto di vista caratteriale:mi sento più sicura di me, ascolto di più le persone e sono sempre felice. Devo fare dei ringraziamenti, innanzi tutto alla famiglia del mio donatore, perchè senza di loro tutto questo non sarebbe potuto essere. Poi alla mia famiglia, in particolare a mia mamma e a Sofia, la mia sorellina più piccola, che mi ha sopportata con pazienza per più di 11 mesi. Alle mie amiche Ilaria, Alessandra, Fabiana, Alice e Gusgus; senza di loro sarei stata persa. A mia sorella più grande, Serena, che c'era sempre, soprattutto quando scleravo. A Cinzietta, la mia seconda mamma, che mi faceva sempre riflettere quando dicevo troppe cavolate. A Sara, che standomi vicina ha capito che si poteva essere felici anche non credendo in Dio. A Monica, che mi trasportava in ogni luogo, anche il più impensabile, per rendermi felice. A David e Enrica, che anche se avevano sempre molti impegni, il venerdì in croce Bianca era d'obbligo. A Susanna, che da amica di mia mamma si è trasformata in una delle mie più care amiche. E infine un ringraziamento del tutto speciale a Davide, un ragazzo conosciuto su Facebook, con il quale ho condiviso l'attesa di un cuore e che è stato trapiantato da un mese. Con te ho condiviso una delle parti più difficili della mia vita, un periodo dal quale se non ci fossimo sorretti a vicenda, non sarei uscita così bene. Sei una persona davvero speciale e splendida e ora che anche tu hai riavuto la tua vita, inizia a viverla e a goditela più che puoi, in ogni secondo, in ogni minuto, tutto è bello, perchè tutto è vita. A volte mi capita quando cammino per strada, mentre vado da casa verso il paese, in quei giorni in cui il sole acceca e il cielo ha un colore particolare, un azzurro tutto suo, che può avere solo il mio cielo, di mettermi a piangere dalla felicità, nel rendermi conto che l'ansia di vivere, quella che avevo prima del trapianto, si è trasformata in una tremenda voglia di vivere. Valentina Gonzalez Il ringraziamento di A.I.D.O. Provinciale di Reggio Emilia per Valentina Gonzalez. E per la sua “testimonianza di vita”.
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