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“Dai tempo alla vita”: un sms per aiutare la ricerca.

Dal 7 al 21 novembre sarà possibile sostenere la ricerca scientifica sui trapianti d’organo.

08/11/2010
Le liste d’attesa per i trapianti si allungano ma solo un terzo dei 9769 pazienti iscritti in Italia entrerà in sala operatoria. I motivi sono due: la scarsità di organi a disposizione (-5% di donazioni a livello europeo) e il fatto che si devono rimettere in fila anche malati già sottoposti all’intervento. L’organo trapiantato ha infatti una durata limitata, tanto che la metà dei soggetti lo perde entro quindici anni dall’innesto. I farmaci immunosoppressori, assunti a vita, evitano il rigetto acuto (si manifesta nei primi mesi) ma non riescono a contrastare il rigetto cronico, che porta progressivamente alla perdita della funzionalità del nuovo rene, fegato, cuore, polmone o pancreas. Oggi la sfida, per la scienza, è dunque di arrivare ad allineare la sopravvivenza dell’organo trapiantato a quella del ricevente. Proprio in tale direzione si muovono tre progetti di ricerca coordinati dal Corit, braccio operativo della Fondazione per l’incremento dei trapianti d’organo e di tessuti onlus (Fitot), che per finanziarli lancia l’iniziativa «Dai tempo alla vita!». E’ una campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi, sostenuta da A.I.D.O., ANED (dializzati) e ACTI (cardiopatici), che dal 7 al 21 novembre darà a tutti la possibilità di sostenere l’opera degli scienziati donando 2 euro con l’invio di un sms al 45505 da cellulari Tim, Vodafone, Tre, Wind e Coop Voce o con una telefonata allo stesso numero da rete fissa. Il primo studio è il «Progetto Art», coinvolge gli undici centri di Padova, Bari, Bergamo, Bologna, Brescia, Firenze, Genova, Milano, Roma, Torino e Novara e consiste nell’ampliare le conoscenze sul ruolo dell’immunità nella patogenesi del rigetto cronico. Vengono monitorati pazienti prima e dopo il trapianto di rene, per vedere se producano una risposta immunitaria contro il nuovo organo. I ricercatori misurano gli anticorpi che lo attaccano e cercano di impostare una terapia immunosoppressiva innovativa, sviluppata a Baltimora dal professor Robert Montgomery, che consiste nel rimuoverli. Il secondo protocollo, condotto insieme all’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Bergamo e al Centro internazionale di ingegneria genetica e biotecnologica di Trieste, punta a modificare geneticamente l’organo prima dell’innesto nel paziente, per evitare il rigetto e anche la terapia immunosoppressiva. Il terzo, portato avanti con il Dipartimento di Pediatria di Padova, è il «Progetto tolleranza», perchè mira a consentire la sopravvivenza dell’organo trapiantato senza ricorrere alla terapia immunosoppressiva. La campagna ha scelto come testimonial Federico Finozzi, 35 anni, che dopo il trapianto di fegato affrontato nel 2003 è rinato. «Mi sono sposato, sono diventato papà di Rebecca e anche campione di nuoto ai Mondiali per trapiantati del 2005, stabilendo il record ancora imbattuto sui 50 metri rana —racconta —. Ho avuto la fortuna di poter continuare a vivere e il miglior modo di ringraziare il mio benefattore è diffondere la cultura della donazione. Lo faccio anche per dare la forza a chi è in lista d’attesa, e io so bene cosa significa perchè prima dell’intervento sono stato ricoverato otto mesi, di non perdere la speranza».
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