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“Santi o schiavi?”: un libro rivela le prospettive e i problemi delle nuove frontiere della donazione degli organi.

La donazione da vivente è veramente la risposta alla carenza di organi?

27/10/2010
Oggi in Italia sono in attesa di trapianto 9.453 pazienti. Il tempo medio di attesa per i trapianti di rene è 2,9 anni; 2 anni per il fegato; 2,3 per il cuore; 3 per il pancreas; 1,9 per il polmone. Esistono forme alternative alla donazione da cadavere che possono fare fronte alla discrepanza tra l’offerta di organi disponibili e la richiesta dei malati? La donazione da vivente o quella samaritana sono forme di donazione altrettanto sicure per donatore e ricevente? Qual è l’esperienza degli altri paesi europei e non, e quale futuro si prospetta nel nostro paese? Sono questi alcuni dei temi affrontati nel libro “Santi o schiavi? Problemi e prospettive della donazione di organi da vivente”, a cura di Franco Filipponi, con Paolo de Simone e Davide Ghinolfi, edizioni B.C. Dalai Editori e presentato il 26 ottobre a Milano. “La nostra analisi nasce dalla consapevolezza che i miglioramenti della medicina trapiantologica hanno prodotto un aumento esponenziale della domanda e che le risorse donative attuali non sono sufficienti a far fronte alle richieste - afferma Franco Filipponi Direttore del Dipartimento di Trapiantologia Epatica, Epatologia, Infettivologia e della U.O.C. Chirurgia Generale e Trapianti Fegato dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana -. La donazione da vivente rappresenta un’importante possibilità aggiuntiva rispetto alla donazione da cadavere ed è regolata da precise norme che la vincolano prevalentemente a rapporti di consanguineità o familiarità tra donatori e riceventi. Ci chiediamo, invece, quale sia la liceità della donazione samaritana recentemente registrata in Italia e che, benché irrisoria dal punto di vista numerico, sono solo 3 casi, fa riflettere sia sulla bontà dello spirito solidaristico che dovrebbe essere alla base di questo gesto altruistico estremo, sia sulle possibili ripercussioni in termini clinici, etici e sociali. Soprattutto laddove la donazione samaritana possa essere invece determinata da una possibile coercizione esterna o, nella peggiore delle ipotesi, da interessi economici come si verifica in alcuni paesi come Moldavia, Israele, Sudafrica, Filippine, Pakistan, India e Cina”. Secondo i dati disponibili del Global Observatory on Donation and Transplantation, si stima che nel mondo siano stati eseguiti oltre 100.000 trapianti di organo solido (cuore, polmone, rene, fegato, pancreas e intestino - Dati: Global Observatory on Donation and Transplantation - 2008). In particolare su un totale di 69.300 trapianti di rene il 46% è stato da vivente, mentre su un totale di 20.300 trapianti di fegato la quota da donatore vivente è del 15% (Dati: Global Observatory on Donation and Transplantation - 2008). In Italia per quanto riguarda il trapianto di rene sono stati eseguiti complessivamente (dal 1 gennaio 2001 al 31 agosto 2010) 1.207 trapianti di rene da donatore vivente su un totale di 1.810 segnalazioni: il 71,4% delle segnalazioni riguarda consanguinei (padre, madre, figlio, fratello) mentre solo il 28,6% riguarda non consanguinei (marito/moglie,conoscenti,affini). Per quanto riguarda il fegato (dal 1° gennaio 2001 al 31 agosto 2010) i trapianti di fegato da donatore vivente eseguiti sono 244 su un totale di 374 segnalazioni: l’84,2% delle segnalazioni riguarda i consanguinei, il 15,8% riguarda i non consanguinei (Dati CNT). Nel 2010 sono stati eseguiti 2.150 trapianti e 93 da vivente (Report CIR e SIT al 30 settembre 2010). “Mentre la donazione da vivente con relazione genetica, legale o affettiva (emotionally related) è regolamentata, i casi di donazione samaritana hanno posto la rete trapiantologica di fronte a un’altra opzione piuttosto complessa da valutare, non essendo motivata da ragioni affettive che caratterizzano invece la donazione da vivente – afferma Alessandro Nanni Costa, Direttore del Centro Nazionale Trapianti –. Per questo il Comitato Nazionale di Bioetica ha espresso un parere “ad hoc” e il consiglio Superiore di Sanità ha dato indicazioni specifiche che saranno attuate dal C.N.T. in un programma nazionale molto dettagliato che ha l’obiettivo di valutare clinicamente e psicologicamente il samaritano per constatare la sua reale volontà a donare ed eventuali controindicazioni. La donazione samaritana è valida solo per il rene ed è inserita nell’ambito del programma nazionale “cross over”. La valutazione complessiva di questo programma sarà tuttavia effettuata solo dopo dieci casi di donazione di tipo “samaritano”. Ricordiamo, comunque, che il trapianto da vivente rappresenta una modalità integrativa e non sostitutiva al trapianto da cadavere”. “Il trapianto da vivente – precisa Vincenzo Passarelli, Presidente A.I.D.O. – ha un ruolo sussidiario. É giusto che i pazienti vengano informati di questa opportunità, prevista da due leggi dello Stato, ma a nostro parere deve restare nell’ambito della famiglia. Riguardo alla donazione samaritana, non è una forma donativa da incentivare come alternativa a quella da cadavere. A prescindere dalla sua incidenza molto bassa, si stima meno dello 0,1%, questo tipo di donazione rischia di rendere il prelievo e il trapianto un fatto assolutamente individuale, anziché una responsabilità collettiva”. Afferma, inoltre, Anna Maria Bernasconi, Presidente A.N.E.D. – Associazione Nazionale Emodializzati – Dialisi e Trapianto onlus “La legge è aperta anche alla donazione samaritana: come in tutte le donazioni da vivente, il problema centrale è la consapevolezza e il non condizionamento del gesto. La veridicità del gesto disinteressato rimane il dubbio di tanti. Gli stessi malati sono dubbiosi. Alcuni di loro, pur rassicurati dai medici sulla possibilità di vivere normalmente e a lungo con un solo rene, hanno rifiutato la donazione da parte di un loro familiare. Altri ancora, e sono la maggioranza, temono che il gesto di questo sconosciuto nasconda la ricerca di compensi affettivi, di legittimazione sociale o di possibili futuri legami o benefici. Nessuno di noi è in grado di dare risposte certe. Possiamo solo agire affinché le procedure operative che permetteranno la donazione samaritana siano tali da liberarla da qualsiasi velo di compensazione o interesse, sia del samaritano che di chi opera nei trapianti”. Quali sono allora le strade da percorrere per migliorare il sistema trapiantologico e potenziare una forma di donazione sicura e sufficiente? “Riprogettare la sanità è l’unico stratagemma per tentare di dare una risposta alla sofferenza di migliaia di persone. Questo è stato dimostrato da Paesi come la Spagna, gli USA o l’Italia di alcune regioni – la Toscana ad esempio – dove ripensare le strategie organizzative della donazione da cadavere ha consentito di produrre passi in avanti. Tuttavia trasformare il modo di fare assistenza costa in termini umani ed economici – specifica Filipponi –. La sfida della nostra parte di mondo, travagliato da crisi economiche che sembrano destinate a ridimensionare il sistema del welfare e della spesa sociale, riguarda la capacità di coniugare risparmio, guadagno e trapianto per la sopravvivenza dello stato sociale. Oggi i grandi numeri della trapiantologia non giungono da nazioni dotate di un sistema sanitario universalistico, ma piuttosto da quelle con un sistema privatistico di assistenza sanitaria. Il rischio è che si proceda a una privatizzazione della risorsa organi, già presente in molti paesi, il che rende ancora più pressante la necessità di garantire sicurezza e trasparenza, in modo che l’intero sistema non soffra di un calo di fiducia da parte dei cittadini”. Aderisce al comunicato il professor Francesco D’Agostino, Ordinario di Filosofia del Diritto - Università di Roma Tor Vergata e Presidente Onorario del Comitato Nazionale per la Bioetica. Nota La royalty dell’8% derivante dalle vendite in libreria sarà devoluta in parti uguali all’Associazione Italiana per la Donazione di Organi, Tessuti e Cellule (A.I.D.O.), all’Associazione Nazionale Emodializzati-Dialisi e Trapianti Onlus (A.N.E.D.), all’Associazione Italiana Trapiantati di Fegato (A.I.T.F.), alla Federazione Nazionale Liver-Pool Onlus e all’Associazione VITE Onlus.
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