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“Un cuore ebreo batte nel petto di una bimba araba."

La donazione degli organi stempera le tensioni tra Palestina e Israele.

09/01/2014
Dopo la morte di una bimba israeliana di 11 anni, i genitori hanno deciso di donare gli organi. Il suo cuore ha salvato una bimba palestinese e ora non sono in pochi a leggere il gesto come un piccolo passo verso la pace. Si chiamava Yuval ed era una bimba di 11 anni, morta la scorsa settimana a seguito di un incidente stadale. A seguito del suo decesso, i genitori non hanno avuto dubbi nel consentire l'espianto e la donazione dei suoi organi, così che, ora, grazie a lei, cinque persone potranno continuare a vivere. Tra le persone che hanno beneficiato dell'importante gesto vi sono una donna di 39 anni e 4 bambini, tra cui Miriam, di dieci anni. Lei è palestinese ed è viva grazie al cuore e ai polmoni di una israeliana. A dare notizia dell'accaduto è il sito israeliano Ynet, che sottolinea come anche questi gesti, apparentemente insignificanti, contribuiscano nella riappacificazione tra i due popoli, gettando le basi per una pace che, si spera, possa avvenire in tempi celeri, dopo anni e anni di conflitto e tensioni. "Un cuore ebreo batte in una bimba araba", ha dichiarato il padre di Miriam, dopo il trapianto. "Questa è la prova che i due popoli possono vivere insieme. E che la pace è possibile." "Vorrei ricambiare questo dono e riportare in vita Yuval se solo fosse possibile", ha proseguito l'uomo. "Siamo tristi e siamo in lutto. Porgiamo le nostre condoglianze alla famiglia di Yuval. Per tutta la vita saremo grati ai suoi genitori che hanno salvato nostra figlia”. Di contro, i genitori di Yuval hanno voluto ricordare la loro bambina:"Le parole non possono descrivere quanto Yuval fosse speciale e coraggiosa. Era la figlia che ognuno avrebbe voluto. Lei aveva così tanti progetti per il futuro. Ma in un istante sono andati in frantumi per sempre." "I pazienti che hanno ricevuto i suoi organi aspettavano da tempo un trapianto", hanno concluso. "Yuval non ha avuto la possibilità di avere un futuro e di realizzare dei sogni. Spero che questa possibilità sia garantita ai pazienti che ha aiutato." (Articolotre)
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