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"Con la manovra finanziaria mancheranno 3.500 anestesisti rianimatori".

Il presidente dell’Associazione Anestesisti Rianimatori Ospedalieri Italiani, Vincenzo Carpino, stima le ripercussioni che potrebbe avere la manovra.

08/07/2010
“Una riduzione del 40% di attività programmata” che “allungherà a dismisura le liste d’attesa oppure costringerà i malati a rivolgersi alle strutture private”. Vincenzo Carpino, presidente dell’A.A.R.O.I.-Em.A.C., Associazione Anestesisti Rianimatori Ospedalieri Italiani Emergenza Area Critica, stima le ripercussioni che la manovra potrebbe avere “se venisse approvata in via definitiva”. “É l’ultima chance che abbiamo - sottolinea in una nota - per far capire che cosa potrebbe accadere”. “Come abbiamo affermato con forza in diverse occasioni - afferma Carpino - le ripercussioni di questa manovra potrebbero essere devastanti per il Servizio sanitario nazionale. Per quanto riguarda gli anestesisti rianimatori, esiste attualmente un deficit di 1.500 specialisti. Secondo le previsioni, il blocco delle assunzioni e i tagli dei precari aumenterebbe tale deficit di 2.000 unità per un totale di 3.500 anestesisti rianimatori in meno rispetto al necessario. Nel caso dei 20.000 medici dell’emergenza oggi operativi, il blocco del turnover provocherebbe un deficit di 4.000 medici”, fa i conti l’ A.A.R.O.I.-Em.A.C.. “In totale - prosegue Carpino - gli anestesisti rianimatori e i medici dell’emergenza area critica passerebbero dagli attuali 30.000 a 24.000, con gravissime ripercussioni sull’intera organizzazione delle aziende sanitarie e ospedaliere”. “In particolare, se per coprire le carenze nei settori dell’emergenza ci sarà bisogno di utilizzare gli anestesisti che lavorano anche nelle sale operatorie - stima Carpino - accadrà che per queste ultime attività il deficit di specialisti arriverà al 40%. Ad esempio se ci sarà nei Centri di rianimazione una carenza del 20% di anestesisti rianimatori, questi dovranno essere spostati dalle sale operatorie in rianimazione aggravando così del 40% l’attività ordinaria”. “Se i chirurghi che lavorano nella chirurgia generale saranno spostati per coprire i turni di chirurgia d’urgenza - prosegue - è naturale che la carenza in chirurgia generale non sarà più del 20% ma del 40%. Ciò determinerà un gravissimo danno all’attività chirurgica di routine che, dagli attuali 50 mila interventi al giorno, passerà a 30 mila al giorno”. “É evidente che questa riduzione del 40% di attività programmata - conclude - allungherà a dismisura le liste d’attesa oppure costringerà i malati a rivolgersi alle strutture private”.
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