indietro

"I miei primi 1000 giorni con un cuore meccanico nel petto".

Il 55enne jesolano Pietro Zorzetto racconta per la prima volta come la sua vita è cambiata col trapianto nel 2007 a Padova.

08/07/2010
Batte a meraviglia da 946 giorni e si avvicina a grandi passi al traguardo dei mille. È un gioiello in poliuretano del peso di 160 grammi, concentrato di altissima ingegneria che non conosce rigetto e quindi non ha richiesto terapia immunosoppressiva. Instancabile meccanismo perfetto, con il suo ticchettìo accompagna i giorni e le notti di Pietro Zorzetto Jesolano, 55 anni, nel 2007 fu protagonista di un vero e proprio trapianto di cuore nel Centro di Cardiochirurgia Vincenzo Gallucci dell'Ospedale di Padova. Via il suo muscolo cardiaco stanco e malato, dentro CardioWest, perfetto fac-simile di quello vero. Per scaramanzia Zorzetto non aveva mai voluto raccontarsi. Lo fa adesso, che il traguardo dei mille giorni è vicino. Un passato nella ristorazione, da due anni e mezzo catapultato nella storia della medicina, incrocia le dita e confessa quasi con ritrosia: «Sto bene, diciamo che mi sono abituato, adattato ad accogliere dentro di me questo cuore, ottimo, eccellente». Sorride quest'uomo, una moglie, un figlio e una nipotina pressoché coetanea del «suo» CardioWest. «La mattina mi alzo, esco, faccio una passeggiata veloce di un'ora, sempre, con il bello e con il cattivo tempo. A conti fatti, sono un uomo fortunato». Ringrazia, il signor Pietro, il destino amico che gli ha dato una seconda chance. «Questo mio è un tempo regalato, così si dice. Prima ero preso davvero male, grazie a Dio sono arrivato a Padova e sono stato sottoposto a quel trapianto innovativo. Tutta la mia riconoscenza ai cardiochirurghi e ai cardiologi, mi hanno seguito tantissimo e continuano a farlo, con professionalità e attenzione». Le sue condizioni cliniche sono giudicate oltremodo buone. «Guardo avanti con fiducia», confida. Era il 6 dicembre 2007 quando il professor Gerosa impiantò lo straordinario marchingegno, un'opera d'arte con un'originalità tutta sua: se si effettuasse una registrazione elettrocardiografica, si scoprirebbe che a una pressione normale corrisponde curiosamente un elettrocardiogramma piatto. Non c'è alcun segnale dell'attività elettrica del cuore perchè non vi è cuore nel torace del paziente. Almeno non un organo biologico, ma un dispositivo meccanico. Una speciale autorizzazione concessa allora dal ministero della Salute, un mix di professionalità, tecnica, attrezzature e la Cardiochirurgia patavina salì di un ulteriore gradino: per la prima volta in Italia venne trapiantato un cuore totalmente artificiale, realizzato in laboratorio, precedentemente impiantato solo in Usa, Francia e Germania. Prima di diventare l'uomo dal cuore «simulato», Zorzetto presentava una gravissima insufficienza cardiaca biventricolare. L'intervento, molto complesso, durò quattordici interminabili ore. Dopo tre settimane le dimissioni, quindi due mesi a Cortina d'Ampezzo, affidato alle cure del dottor Fabio Bellotto, direttore della Riabilitazione cardiologica dell'Ospedale Codivilla Putti, che in questi giorni l'ha nuovamente con sè, per tenere «allenato» quell'organo fantastico. Quattordici posti letto, dirimpetto alle Tofane quattro medici e altrettanti specializzandi provenienti dagli Atenei di Padova e Bari trattano pazienti colpiti da infarto miocardio acuto, sottoposti a intervento cardiochirurgico a Firenze, Siena, Udine, Padova, trapiantati di cuore (vero o parzialmente meccanico). Meccanico al 100% c'è solo lui, Zorzetto, «che io sappia il più longevo del mondo a vivere grazie a CardioWest», spiega Bellotto che guida il centro di riferimento a livello italiano, a 1.300 metri d'altitudine. «Il messaggio che vorrei passasse per le tante persone che si sentono spacciate: non perdete la speranza - incoraggia lo specialista -, grazie ai progressi della scienza medica vi potrebbe aspettare una qualità di vita prima impensabile. Domani è un altro giorno, e potrebbe essere migliore». (Federica Cappellato, ilgazzettino.it)
torna su