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"NON ABBIAMO AVUTO DUBBI. ERA LA SUA VOLONTA' "

Parlano il marito e le figlie di C. B., la donna che ha donato gli organi trapiantati giovedì al Sant'orsola di Bologna durante la maratona che ha salvato cinque vite

02/09/2008
«NON ABBIAMO avuto dubbi, donare gli organi era la sua volontà. Ma anche la nostra. E’ stato un gesto d’amore e di generosità verso il prossimo, perché altre persone vivano grazie a lei». Marzio Marchionni, 67 anni, agente di commercio, e le due figlie Monica, 40, e Michela, 35, mercoledì scorso hanno perso una «persona speciale». C. B., 63 anni, è stata stroncata al Bellaria da un aneurisma cerebrale, che l’ha colpita il giorno prima nel cortile di casa, a San Giovanni in Persiceto. Il marito e le figlie hanno dato subito l’assenso alla donazione degli organi, innescando al Sant’Orsola (grazie anche a un secondo donatore di Parma) una maratona di cinque trapianti in 24 ore, che ha permesso ad altrettante persone di ritrovare la speranza nella vita. I medici, dalle colonne di questo giornale, avevano però lanciato l’allarme sul calo delle donazioni, a causa della crescente opposizione dei familiari. La risposta migliore arriva proprio da Marchionni e dalle figlie, con il loro gesto di altruismo. «IL NOSTRO invito è di donare gli organi. Nostra madre era iscritta all’Aido, così come lo siamo io e mia sorella — dice Monica, di professione giudice in Sicilia —. La scelta era dunque lontana nel tempo, maturata. Fra noi era un discorso ricorrente, quindi quando i medici ci hanno comunicato la sua morte cerebrale chiedendoci l’assenso, noi siamo stati subito d’accordo. Io non l’ho vissuta come una consolazione, tipo che la mamma avrebbe continuato a vivere negli altri. Mi sembra invece che quello sia l’unico modo di affrontare il momento della fine». C.B. , impiegata in pensione, aveva dedicato la vita alla famiglia. Da circa un anno aveva curato l’arredamento della nuova e splendida casa in cui viveva col marito. Amava i fiori e proprio mentre era in giardino l’ha colpita l’aneurisma. «Era fuori, in cortile — racconta commosso il marito — si è piegata e non si è rialzata più. Prima l’hanno portata all’ospedale di San Giovanni, poi al Bellaria. Voglio ringraziare i medici di entrambi gli ospedali. Per me donare gli organi è un fatto importante, che tutti dovrebbero fare. Non vogliamo ringraziamenti da chi ha ricevuto il dono, il miglior ringraziamento per noi è nel solo fatto di aver donato». Purtroppo sempre più spesso le famiglie, straziate dal dolore, non danno l’assenso (nel 30 per cento dei casi, secondo i dati del Centro trapianti). C. B. ha donato fegato, reni, cornee, ossa e vene. Tre persone, grazie a lei, ora torneranno a vivere. Altre miglioreranno la qualità della loro vita. «Per noi è inspiegabile — conclude Michela — che non si dia l’assenso. Quando l’abbiamo letto sul giornale ci siamo rimaste male. Non donare gli organi sarebbe ingiusto nei confronri delle altre persone che stanno morendo». GILBERTO DONDI RdC
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