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1989-2009 L’anniversario del registro italiano donatori di midollo osseo.

Vent'anni di trapianto di midollo. Molti i successi, ma servono più iscritti perché sempre più persone possono guarire solo grazie a un donatore.

20/11/2009
“Grazie ai trapianti salviamo 700 vite all’anno ma servono più donatori, soprattutto tra i giovani”. È l’appello della direttrice del Registro italiano Donatori Midollo Osseo (IBMDR), Nicoletta Sacchi, che ha sede nell’Ospedale Galliera di Genova e che in questi giorni festeggia i 20 anni di attività. Una storia ricca di risultati che ha portato ad avere oggi un registro con oltre 370mila volontari iscritti, fra i primi nel mondo in quanto a numerosità. Solo nel 2008 in Italia sono stati eseguiti ben 640 trapianti (quasi due al giorno) da non familiare e in totale sono circa 4 mila i trapianti da donatore non consanguineo effettuati. Ma anche con questi numeri si riesce a rispondere solo al 50 per cento delle richieste. Solo alcuni malati, infatti, riescono a trovare il donatore idoneo fra i familiari, mentre la maggior parte dipende esclusivamente dal reperimento in tempo utile di un soggetto compatibile fra i volontari non consanguinei o fra le unità di sangue di cordone ombelicale donate. Perché trovare compatibilità fra il malato che ne ha bisogno e i dati delle persone contenute nel Registro è difficile (fra tutti gli iscritti solo 2.158 volontari sono giunti alla donazione), per cui maggiore è il numero dei «partecipanti», più crescono le probabilità di trovare la persona giusta. “Il valore del trapianto come cura potenziale è grandissimo perché negli anni sono aumentate le malattie che risultano beneficiare del trapianto e si sono ampliati i criteri di eleggibilità per i pazienti”, spiega Fabio Ciceri, Direttore dell’Unità di Ematologia e Trapianto di Midollo all'Istituto San Raffaele di Milano. Negli anni 90 solo pazienti al di sotto dei 40 anni e affetti da leucemia mieloide cronica, da leucemia linfoblastica acuta o immunodeficienze potevano attivare la ricerca. Oggi l’elenco di patologie che trovano indicazione al trattamento si è enormemente ampliato e il limite di età per i riceventi si è spostato ai 70 anni. “Il trapianto, ad esempio – aggiunge Ciceri -, è fondamentale per molte forme di tumore, come leucemie acute, mielodisplasie, mieloma multiplo e linfomi, che hanno un’incidenza che cresce con l’età: da qui deriva l’importanza di poter far accedere all’intervento anche persone anziane. E poi è indicato nelle patologie autoimmuni, per l’anemia mediterranea, la sclerosi multipla e molte altre malattie”.
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