indietro

2005: LA DONAZIONE E IL TRAPIANTO IN ITALIA RESTANO STABILI

In un articolo pubblicato da il Sole24oresanità una anteprima sull'attività di donazione e trapianto in Italia nel 2005. I dati ufficiali saranno fatti conoscere giorno 8 febbraio nel corso della riunione della Consulta Nazionale Trapianti.

01/02/2006
I donatori d'organo in Italia non crescono. E le liste d'attesa restano invariate. Sono i primi dati che emergono dal Report 2005 elaborato dal Centro nazionale trapianti ( Cnt), che « Il Sole 24 Ore » è in grado di anticipare. Un'Italia stabile, che conferma risultati d'eccellenza, ma ancora lontana dai target fissati dal Piano sanitario nazionale. I dati del Report 2005 confermano la bontà del sistema — al secondo posto in Europa dopo la capolista Spagna e al terzo posto nel mondo dopo gli Stati Uniti — ma indicano anche una battuta d'arresto: il numero dei donatori effettivi tra l'anno appena concluso e il 2004 è rimasto stabile, a quota 21 per milione di persone ( pmp). L'obiettivo indicato dall'ultimo Piano sanitario nazionale è di 30 donatori pmp. A cosa è dovuta la mancata crescita? La " colpa", è della forbice, confermata quest'anno, tra le performance realizzate dalle Regioni del Centro Nord, le più virtuose, e quelle del Centro Sud del Paese, tradizionale fanalino di coda del sistema trapianti nostrano. A fronte dei risultati sempre migliori, ottenuti da realtà come la Liguria, il Piemonte, l'Emilia Romagna e il Veneto, sui dati 2005 hanno pesato i circa 50 donatori in meno totalizzati dal tandem Lazio Sicilia. Un esito negativo, che riflette la realtà di un sistema ormai decentrato, in cui a incidere sui risultati complessivi è l'organizzazione sanitaria delle singole realtà regionali. Sia nel Lazio che in Sicilia il minor numero di donatori dipende essenzialmente da un difetto dell'organizzazione, che fin dall'inizio del percorso trapianto non è in grado di segnalare con precisione i potenziali donatori ( pazienti in condizione di morte encefalica). C'è poi anche da considerare il fattore " fiducia", che in alcuni sistemi sanitari regionali influenza senz'altro la disponibilità a donare del paziente o dei familiari che devono dare il via libera all'espianto dell'organo. I dati. L'obiettivo per il 2006, insomma, non potrà che essere il miglioramento dei singoli risultati regionali, a partire dall'esistente. Alle ottime performance della Liguria, che ha totalizzato ben 40,7 donatori per milione di persone, o dell'Emilia Romagna ( 36,4 pmp), fanno da contraltare, i 12,3 del Lazio, i 7,5 della Puglia, i 7,2 donatori della Sicilia e i 6,5 donatori pmp della Calabria. Stesso discorso vale per le opposizioni alla donazione, cioè per i rifiuti a donare, creciuti tra il 2004 e il 2005 in Sardegna (+ 13,5%), in Puglia (+ 9,6%) e in Sicilia (+ 16,8%), per citare i casi più problematici. Anche se la Calabria, su questo fronte, presenta una sorpresa positiva, con il 28% di rifiuti a donare in meno. Sostanzialmente stabili sono i risultati per singolo organo, ma il rene presenta una flessione ( circa 80 organi trapiantati in meno), dovuta probabilmente alla maggiore accuratezza dei prelievi da donatori anziani, sempre più frequenti. Resta da sciogliere il nodo delle liste d'attesa, che confermano anche in questo caso i dati 2004: i tempi medi per chi aspetta un organo oscillano tra un anno e mezzo per il fegato e i tre anni per il rene. Perché la domanda continua ad aumentare, spiegano i tecnici. E anche su questo fronte bisognerà continuare a lavorare. di Barbara Gobbi (da Il Sole-24 Ore)
torna su