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4 ANNI FA RICEVE UN TRAPIANTO DI RENE. LA NOTTE DI NATALE MUORE E DONA IL FEGATO

Ad eseguire l’intervento, è stata l’équipe di chirurghi coordinata dal professor Mauro Salizzoni, primario del centro trapianti del fegato presso le Molinette.

31/12/2008
Un sessantaquattrenne siciliano di Ciriè è deceduto a causa di un’emorragia cerebrale massiva nella notte di Natale, momento nel quale in gran parte del mondo si festeggia la nascita per antonomasia, quella di Gesù. Una morte che per qualcuno ha però significato rinascita, grazie alla donazione degli organi. A ricevere l’organo sano, è stato A.S., un cinquantatreenne affetto da una grave patologia criptogenetica del fegato, aggravatasi ulteriormente negli ultimi mesi, circostanza questa che lo ha collocato ai primi posti nelle lunghe liste d’attesa. La combinazione più singolare è però rappresentata dal fatto che lo stesso donatore aveva a sua volta beneficiato di un trapianto di rene, circa quattro anni fa, un evento che si verifica molto raramente. Ad eseguire l’urgente e delicato intervento, proprio nel giorno di Natale, è stata l’équipe di chirurghi coordinata dal professor Mauro Salizzoni, primario del centro trapianti del fegato presso le Molinette. Un intervento durato circa cinque ore e che ha segnato due traguardi importanti; si tratta infatti del centotrentesimo trapianto eseguito dal reparto del professor Salizzoni nel 2008 e il milleottocentosettantesimo dall’inizio dell’attività del centro, nei primi anni novanta. «Il trapianto di Natale è stato il sesto di una lunga serie iniziata il giorno della vigilia e molti altri ne seguiranno in questi giorni - spiega Salizzoni - si tratta di un lavoro molto faticoso, che richiede l’impiego di diverse équipe». Il soggetto ricevente proviene dalla Campania e non si tratta soltanto di un caso isolato. Il 50% dei pazienti che si rivolgono al centro trapianti del nosocomio torinese proviene infatti da altre regioni dell’Italia, dato che sottolinea l’apprezzamento di cui gode la struttura , come spiega il responsabile, Antonio Amoroso: «Più della metà dei nostri pazienti viene da fuori - spiega - possiamo contare infatti su circa trenta donatori per milione di persone, una media notevolmente superiore al resto dell’Italia, dove si contano circa venti donatori per milione; questo ci permette di soddisfare le richieste provenienti dal Piemonte e non solo». Un lavoro che non conosce festività né soste e che ha permesso al centro di diventare una vera e propria eccellenza nel settore dei trapianti, riconosciuta tanto in Italia, come dimostrano i numeri, quanto in Europa dove si colloca ai primi posti per quantità e qualità degli interventi eseguiti. Alessandro Porro
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