indietro

8 MARZO: GIORNATA MONDIALE DEL RENE

Obiettivo della giornata è promuovere la cultura della prevenzione e avviare programmi di screening dedicati alle persone a rischio di malattie nefrologiche.In Italia sono circa 400 mila i pazienti con malattie renali., oltre 46 mila le persone in dialisi e più di 8 mila i nuovi dializzati dell’ultimo anno.

04/03/2007
Il prossimo 8 marzo si celebrerà la Prima Giornata Mondiale del Rene, giorno che vuole richiamare l’attenzione sulle malattie renali promuovendo una campagna di prevenzione, stabilita a seguito di un progetto dell’International Society of Nephrology (ISN) e dell’International Federation of Kidney Foundations (IFKF), progetto accolto in Italia dalla Fir, la Federazione Italiana del Rene e dalla Sin, la Società Italiana di Nefrologia, in collaborazione con la Fondazione D’Amico per la Ricerca sulle Malattie Renali. La campagna di prevenzione toccherà tutto il territorio nazionale offrendo la possibilità di effettuare visite specialistiche gratuite per il controllo dei propri reni presso oltre 200 Unità Operative di Nefrologia e Dialisi che aderiscono al progetto e 65 postazioni mobili montate su camper che opereranno nelle varie città. Le visite gratuite prevedono un’anamnesi completa con il controllo della pressione e l’esame delle urine, due misure fondamentali per rilevare la presenza di un rischio neuropatico. A Roma e a Napoli vi saranno in particolare anche due camper dedicati alla prevenzione per i bambini. Sarà, questa, un’ottima occasione per comunicare ai cittadini cosa devono fare per osservare se i loro reni sono malati e cosa devono riferire al loro medico di medicina generale. L’insufficienza renale è una malattia subdola, una vera epidemia silente che colpisce i paesi occidentali e che si aggrava con l’aumento dell’età dell’individuo. Moltissime persone ne soffrono senza saperlo andando inconsapevolmente incontro a seri danni. Infatti, mentre il 10% della popolazione ha problemi sulla funzionalità renale, una persona su quattro colpita da questa patologia muore per cause cardiache. In Italia le nefropatie sono erroneamente classificate come “sindrome rara”. Per questo motivo le ricerche dei nefrologi non possono godere di stanziamenti a sostegno di progetti di ricerca finalizzati. In realtà le malattie renali in Italia sono tutt’altro che rare: nel nostro Paese almeno l’8% della popolazione ha un deficit della funzione renale, 46mila persone continuano a vivere solo grazie alla dialisi, più di 16.500 hanno un rene trapiantato e, ogni anno, circa 8mila nuovi pazienti iniziano il trattamento dialitico. Ogni dializzato costa al Servizio Sanitario Nazionale 40mila euro all’anno: nel complesso la cura delle malattie renali assorbe circa il 3% della spesa sanitaria nazionale. L’unica arma davvero efficace per combattere le malattie renali oggi è la prevenzione e la ricerca, senza la quale non possono esserci né prevenzione né cura. Mancano però i fondi. L’Italia nel 2004 ha investito solo 17,5 milioni di dollari per la ricerca (1,1% del Pil), contro i 57,4 della Germania (2,5% del Pil) e i 292,4 milioni degli Stati Uniti (2,6% del Pil). “Senza un adeguato apporto di mezzi alla ricerca di base, non si può mettere a punto un’adeguata attività di prevenzione, di diagnosi e cura – ha spiegato ieri il prof. Giuseppe D’Amico, presidente della Fondazione D’Amico per la Ricerca sulle Malattie Renali nel corso di un incontro svoltosi per la presentazione della “Giornata mondiale del rene” – è necessario colmare questo gap di conoscenza: ancora oggi, infatti, non sappiamo come e perché compaiano certe malattie e dobbiamo ancora scoprire come funzionino esattamente le cellule renali ”. Nel corso dell’incontro è stata messa in grande evidenza l’importanza della diagnosi precoce e della prevenzione della progressione dell’insufficienza renale che ha come base essenziale un controllo accurato dell’ipertensione e la dieta iposodica. Sono stati anche puntualizzati i fattori di rischio che possono causare malattie renali : obesità, diabete, ipertensione arteriosa, ostruzioni delle vie urinarie, abuso di antidolorifici, reni policistici e complicazioni della gravidanza soprattutto in caso di ipertensione arteriosa. È necessaria quindi un’attività di prevenzione, diagnosi precoce e cura, per migliorare la qualità della vita dei malati, limitare i costi determinati dall’incremento dei pazienti e migliorare la conoscenza di alcune malattie renali. Senza ricerca però tutto questo non è possibile e senza un adeguato apporto di mezzi alla ricerca di base, non si possono costruire le basi di un’adeguata attività di prevenzione, diagnosi, né cura. I nefrologi italiani sono fra i più preparati, come dimostra il numero e la qualità degli studi pubblicati dalle più importanti riviste scientifiche di tutto il mondo, ma hanno pochi fondi a disposizione, dato che le nefropatie, ancora oggi, vengono classificate dai Ministeri e dalle autorità competenti come malattie rare. Questo tipo di classificazione fa sì che i progetti di ricerca dei nefrologi siano sostenuti soltanto dagli investimenti “a pioggia” previsti dagli interventi governativi e non possano godere di stanziamenti a sostegno di progetti di ricerca finalizzati. La Giornata Mondiale del Rene ha, quindi, il fine di sensibilizzare opinione pubblica e istituzioni sulla crescita esponenziale di malati di reni che si è registrata negli ultimi anni e che si prevede per il futuro. Nel mondo 1,6 milioni di ammalati sono in dialisi. Più della metà (il 56%) viene curata in sole cinque nazioni del mondo: USA, Giappone, Brasile, Italia e Germania. L’11% della popolazione adulta degli Stati Uniti presenta una riduzione della funzione renale, di grado variabile. Una parte di questi soggetti svilupperà un’insufficienza renale grave che richiede dialisi. In Italia 46 mila persone continuano a vivere solo grazie alla dialisi, più di 16.500 vivono con un rene trapiantato e, ogni anno, circa 8mila nuovi pazienti iniziano il trattamento dialitico. Le nefropatie sono patologie sempre più diffuse e costose da curare, in particolare quelle che prevedono la dialisi. La dialisi è una terapia onerosa: per i malati – che per vivere “dipendono” da una macchina – e per i Sistemi Sanitari di ogni Stato. In Italia ogni paziente dializzato costa al Servizio Sanitario pubblico 40mila euro all’anno: nel complesso la cura delle malattie renali nel nostro Paese assorbe circa il 3% della spesa sanitaria nazionale. Negli Stati Uniti, il National Health Service spenderà, nel solo 2010, 35 miliardi di dollari per la popolazione in trattamento dialitico. In Italia si spende molto meno che negli altri paesi d’Europa e del Resto del mondo per la ricerca. Nel 2004 il nostro Paese aveva stanziato 17,5 milioni di dollari per sostenere questa attività, la Francia più del doppio, quasi 38,3 milioni, il Regno Unito 33,2 milioni e la Germania addirittura 57,4 milioni di dollari. Impietoso anche il confronto con il resto del mondo: sempre nel 2004 gli Stati Uniti hanno speso ben 292,4 milioni di dollari per sviluppare programmi di ricerca e ne avevano già previsti 312,5 da investire nel 2005. Importanti anche le somme messe a disposizione della ricerca dal Giappone (112,9 milioni di dollari nel 2004, 118 nel 2005) e dalla Cina (76,8 milioni di dollari nel 2004, 93,9 nel 2005) Se si considera l’incidenza degli investimenti per la ricerca sul Pil scopriamo che l’Italia è il fanalino di coda in Europa e nel mondo. Nel complesso la spesa per la ricerca nel nostro Paese nel 2004 incideva per l’1,1% sul Pil, per il 2,2% in Francia, per l’1,8 nel Regno Unito e per il 2,5% in Germania. Ancora più impressionante il confronto con la Cina, dove la spesa per la ricerca tocca l’1,23% del prodotto interno lordo, con gli Stati Uniti che investono per il 2,6% del Pil e con il Giappone, i cui stanziamenti toccavano nel 2004 addirittura il 3,1% del Pil. Per informazioni: Sede nazionale ANED, via Hoepli n. 3, 20121 MILANO - tel 02 875666 Ufficio stampa 348 4208031 (vipas)
torna su