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81ANNI: DONA IL RENE ALLA FIGLIA

Trapianto eccezionale ai Riuniti di Reggio Calabria, anche se i protocolli internazionali lo sconsiglino.

01/05/2005
Un trapianto di rene tra viventi non è certo una pratica chirurgica che si effettua spesso. Diventa una rarità quando la donatrice ha superato gli ottant'anni. Da Cosenza, in particolare da Marano Principato, a Reggio, al Centro regionale per i trapianti, presso gli Ospedali Riuniti, l'unico che li effettua tra viventi, per ridare qualità di vita alla propria figlia, colpita da una grave forma di nefropatia. La tranquilla ultraottantenne era pronta già da tempo a sottoporsi ad ogni tipo d'accertamento, rivelatosi positivo nonostante l'età, per donare il rene alla figlia, destinata alla dialisi a causa di una delle tante forme di nefropatia che l'avrebbe portata inevitabilmente a legarsi quasi quotidianamente ad una macchina per purificare il sangue. Interventi di questo tipo, con un donatore in età così avanzata, ne sono stati effettuati precedentemente solo due al centro regionale per i trapianti, anche perché il limite stabilito dai protocolli internazionali fissa l'età più o meno a settant'anni. La paziente, dopo essere stata ben studiata dai medici, spinta anche da una fortissima motivazione, cioè quella di migliorare in maniera determinante la qualità di vita della figlia, ha vinto contro ogni previsione. E così, dopo i necessari accertamenti ed un attento studio, le due equipe mediche dell'Azienda ospedaliera "Bianchi-Melacrino- Morelli", quella urologica e trapiantologica diretta dal dott. Pietro Cozzupoli e quella nefrologica diretta dal professore Carmine Zoccali, hanno espresso una notevole sinergia producendo quindi un risultato eccellente. L'intervento, effettuato una decina di giorni addietro, si è svolto nel migliore dei modi: dopo il trapianto la signora è stata ricoverata in terapia intensiva e dopo qualche giorno l'equipe nefrologica si è occupata in maniera specifica del post-operatorio. "La particolarità di tutta questa storia - spiega Pietro Cozzupoli - è che le decisioni nascono fondamentalmente dalla voglia di donare, dalla spinta particolare del donatore, solitamente un genitore, nonostante in questo caso l'età fosse avanzata, ma non pregiudizievole rispetto allo stesso trapianto. Abbiamo studiato i reni della ricevente ed abbiamo accertato la loro buona funzionalità, tale quindi da poter supportare la funzione renale della ricevente". Da sottolineare il fatto che la ricevente, quarantenne, non era ancora entrata nel trattamento di dialisi, ma le sue condizioni non lasciavano spazio alla speranza. Ormai si trattava di pochi mesi, i suoi reni cominciavano a non funzionare più, ormai irrimediabilmente compromessi. "Risultati eccellenti - sottolinea Cozzupoli - che si conseguono quando i due gruppi medici, come in questo caso, lavorano insieme in maniera coordinata per perseguire obiettivi comuni". vipas
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