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A Monza attesa per il primo trapianto di braccia, si cerca il donatore.

Al "San Gerardo" ogni giorno potrebbe essere quello buono.

30/01/2016
“Siamo in attesa che il telefono squilli”. All’ospedale San Gerardo di Monza ogni giorno potrebbe essere quello buono per realizzare finalmente il sogno di due braccia nuove per un ragazzo moldavo di 29 anni, il candidato in attesa di quello che diventerebbe il primo trapianto bilaterale di arti superiori in Italia. “É tutto pronto. Manca solo il donatore”, spiega all’AdnKronos Salute Massimo Del Bene, responsabile della Chirurgia plastica e della mano nella struttura brianzola. Quando arriverà la telefonata del ’Nord Italia Transplant Program’ per annunciare la presenza di un donatore disponibile in Lombardia, se si rivelerà compatibile sotto più profili, la macchina potrà partire. Ma intanto l’équipe di Del Bene sta valutando un altro caso: quello di un 50enne toscano che ha subito l’amputazione di mani e piedi, per via di una violenta infezione, ed è già in lista d’attesa per un altro trapianto, di rene. “Stiamo cercando di capire se è possibile concretamente eseguire insieme entrambi gli interventi, per mani e rene. Tecnicamente è possibile - riflette il camice verde - ne stiamo parlando con i chirurghi. Più équipe, infatti, verrebbero coinvolte. Ma siamo ancora in una fase estremamente iniziale”. L’Italia sui trapianti bilaterali di mani è stata tra i pionieri, proprio con il San Gerardo. Ora anche il Regno Unito sta intensificando le attività su questo fronte. Il National Health Service è pronto a offrire trapianti di mano in regime di servizio sanitario nazionale. Verranno finanziati fino a 4 casi l’anno e un team che opera a Leeds ha ricevuto il via libera per reclutare candidati. Il primo intervento da 50 mila sterline è previsto entro la fine dell’anno e alcuni pazienti in attesa potrebbero ricevere un doppio trapianto di mani. Nel Belpaese la ‘prima nazionale’ di questo tipo di intervento è stata nel 2010: proprio a Monza un’impiegata di Gorla Minore (Varese) - Carla Mari, allora 52enne - venne sottoposta al trapianto bilaterale di mani. Secondo la stampa inglese, il Ssn britannico diventerà il primo sistema sanitario pubblico a finanziare ‘mani nuove’ per i pazienti. In realtà, “anche l’intervento di Carla in Italia si è svolto in regime di Ssn, seppur nell’ambito di un percorso diverso che prevede permessi ministeriali ad hoc per il caso specifico”, spiega Del Bene. Un percorso meno standard di quello previsto, a quanto pare, in Gb. Nell’ospedale brianzolo per il ragazzo moldavo “tutto sta funzionando bene. Anche la parte psicologica - precisa Del Bene - Con lui a Monza c’è la madre e quindi è in una situazione di stabilità emotiva”. Il paziente a 13 anni ha subito un’amputazione bilaterale, a destra a livello della spalla e a sinistra a livello del gomito, a causa di un incidente domestico con l’elettricità. Per arrivare preparato all’intervento imminente ha affrontato un lungo e duro percorso pre-operazione. Dopo l’arrivo dei permessi ministeriali, bisogna solo aspettare. Le cellule staminali mesenchimali prelevate dal midollo dello stesso paziente sono ‘accudite’ nella cell factory dell’ospedale: saranno utilizzate per depistare gli anticorpi e aiutare l’organismo a non rigettare i nuovi arti. Un ‘inganno’ che ha funzionato per Carla, che oggi “sta molto bene. Assume un solo farmaco antirigetto”, invece dei canonici 3 previsti per il tipo di trapianto subito. Non solo: “Dai controlli eseguiti a distanza di 4 anni dall’operazione, risultavano sempre più espanse le aree corticali motrici e sensoriali”. A Natale, racconta Del Bene, “mi ha preparato uno strudel buonissimo. Sta facendo un buon lavoro con le sue mani che adesso, a poco più di 5 anni dal trapianto, sono diventate bellissime”. (Adnkronos)
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