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ANTIRIGETTO: IN 6 PAZIENTI LA CHIAVE DELLA FINE DELLA TERAPIA

I risultati sono stati descritti sulla rivista The New England Journal of Medicine.

27/01/2008
La medicina dei trapianti potrebbe essere a una svolta rivoluzionaria grazie ad una serie di lavori scientifici e ad un evento tanto naturale e sorprendente avvenuto a una giovane paziente, fatti che fanno sperare in un addio alla schiavitù delle terapie antirigetto. Infatti mentre in Australia una quindicenne, ricevuto sei anni prima un trapianto di fegato, ha cambiato gruppo sanguigno e sistema immunitario acquisendo quelli del donatore e potendo così dire addio alle terapie antirigetto, in un esperimento su cinque pazienti che hanno ricevuto un rene non compatibile, David Sachs del Massachusetts General Hospital (MGH) di Boston ha creato nel loro corpo un sistema immunitario 'chimera', parte del donatore, parte del ricevente, consentendo loro di sospendere le terapie antirigetto. Tutti questi rivoluzionari risultati sono stati descritti questa settimana sulla rivista The New England Journal of Medicine. Per i trapianti d'organo ci deve essere compatibilità immunologica tra donatore e ricevente altrimenti le difese immunitarie di quest'ultimo, riconosciuto l'organo estraneo, lo attaccano provocandone il rigetto. Uno dei fattori di compatibilità più importanti è HLA (antigene leucocitario umano). E comunque dopo un trapianto, il paziente deve prendere farmaci anti-rigetto vita natural durante, con tutti gli effetti collaterali che questa terapia comporta. La speranza dei trapiantologi è appunto ideare un metodo di trapianto che esuli il paziente da questa schiavitù. L'idea generale per farlo è che il paziente inglobi, oltre al nuovo organo, anche le difese immunitarie del donatore, eliminando in tutto o in parte le sue che creano il pericolo di rigetto. Ebbene questo evento è avvenuto naturalmente alla giovane australiana che a nove anni aveva ricevuto un fegato nuovo. A quindici, dopo anni di terapia antirigetto, si è sentita male e successivamente a ciò i medici del centro trapianti dell'ospedale pediatrico Westmead di Sidney, si sono accorti dell'evento eccezionale: il suo gruppo sanguigno, zero negativo, era mutato in zero positivo; e non è tutto, la ragazza aveva perso il proprio sistema immunitario ed acquisito uno nuovo, identico a quello del donatore che tanti anni prima le aveva ridato la vita col suo fegato. "E' stato come una seconda chance per la mia vita" ha dichiarato la giovane Demi-Lee B. raccontanto l'evento che è un sogno che si avvera per i trapiantologi. Se quest'evento ha del miracoloso, ecco arrivare la spiegazione della scienza: quel che è successo è che, probabilmente per la giovane età del donatore, ha spiegato il capo dipartimento trapianti Stuart Dorney, le cellule staminali del sangue presenti nell'organo donato sono migrate nel midollo osseo della paziente e quindi hanno 'eradicato' le cellule produttrici del sistema immunitario della giovane e cominciato a produrne di nuove. Risultato: nuovo gruppo sanguigno e nuove difese del corpo che, identiche a quelle del donatore, hanno riconosciuto il fegato e permesso alla ragazza di sospendere le cure antirigetto. Qualcosa di simile è stato ricreato negli esperimenti americani: in questo caso cinque pazienti che non avevano un rene compatibile hanno ricevuto un rene HLA-incompatibile. I medici hanno accoppiato il trapianto di rene con quello di cellule di midollo osseo (le capostipiti del sistema immunitario) del donatore. Così facendo nel sangue dei riceventi si è formato un sistema immunitario 'chimera' fatto delle loro cellule e di quelle dei donatori. In 4 dei 5 pazienti il sistema ha funzionato e le nuove difese immunitarie 'chimera' non hanno attaccato il rene nuovo riconoscendolo come parte del corpo. Da entrambi gli studi viene fuori la stessa idea dall'impatto importantissimo in medicina dei trapianti: un nuovo sistema immunitario 'gemello' di quello del donatore potrebbe permettere al ricevente di dire addio a cure antirigetto. (vipas)
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