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Appello dei nefrologi: “più donazioni da viventi”.

Donatori di rene possono essere sia i genitori che i fratelli e le sorelle del paziente.

11/10/2010
C'è la necessità di aumentare le donazioni di organo da viventi per migliorare la sopravvivenza dei malati di rene: è l'appello lanciato dai nefrologi al 51° Congresso della Società Italiana di Nefrologia che si è tenuto a Rimini dal 7 al 9 ottobre scorso. Il numero di donazioni non è infatti sufficiente a coprire il fabbisogno nazionale dei trapianti e le liste di attesa aumentano anno dopo anno. Il trapianto di rene - affermano gli esperti - non solo migliora la qualità di vita, ma aiuta anche la sopravvivenza dei pazienti affetti da insufficienza renale cronica terminale: è il trattamento di scelta per curare l'insufficienza renale cronica terminale. “É oramai accertato che il trattamento emodialitico, anche se di breve durata, condiziona pesantemente la sopravvivenza dei pazienti aumentando il rischio di incidenza di morte anche in giovane età per complicanze cardiovascolari”, afferma il nefrologo Alessandro Amore, presidente del Comitato scientifico del Congresso di Rimini nonché collaboratore del direttore del centro trapianti e dialisi dell' Ospedale Regina Margherita di Torino, Rosanna Coppo (nuovo presidente della Società Italiana di Nefrologia). “Nei Paesi del nord Europa - ricorda Amore - è stata fatta una imponente campagna di sensibilizzazione ai cittadini sul trapianto da vivente. Donatori di rene - sottolinea l'esperto - possono essere sia i genitori che i fratelli e le sorelle del paziente. Oltre alla buona condizione di salute del donatore occorre una identità di gruppo sanguigno e una, anche se parziale (50% nel caso dei genitori, variabile nel caso che il donatore sia un fratello) identità del patrimonio genetico. In Italia - lamenta il nefrologo- il trapianto da vivente, anche se offre una sicurezza di migliore funzionamento e sopravvivenza dell'organo trapiantato, è poco diffuso e la maggior parte dei trapianti sono effettuati grazie a donatori cadaveri”. Il Centro Nazionale Trapianti, diretto dal dott. Nanni Costa, oltre a regolamentare l'attività' dei trapianti promuove il trapianto pre-emptive. “Quest'ultimo, illustra Alessandro Amore - è il trapianto renale eseguito prima dell'inizio del trattamento dialitico ed è motivato da una lunga serie di osservazioni, sia cliniche che statistiche. La qualità della vita di un paziente giunto alle fase terminale della malattia renale anche se non è ancora in dialisi, è estremamente scadente. Inoltre - conclude Amore - il trapianto renale eseguito pre-emptive, rispetto al trapianto dopo l'inizio della dialisi, soprattutto se protratta, ha dimostrato di avere una più lunga sopravvivenza”.
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