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AUMENTARE LA RACCOLTA DEL CORDONE OMBELICALE

Il ministro della Salute in un'audizione alla camera, chiede di "rendere disponibile maggiori quantità di cordone e di aumentare le donazioni" e sì all'autologa solo se l'80% del cordone è donato.

01/07/2007
“Per promuovere efficacemente la salute delle donne occorre attivare politiche, risorse, servizi, professionalità, ma anche costruire socialità, favorire mutamenti nel tessuto sociale delle relazioni, prassi sociali di solidarietà, di reciprocità, libertà e responsabilità tra le donne e gli uomini”. Con queste parole il ministro della Salute. Livia Turco, ha aperto, dinanzi alla commissione Affari sociali della Camera, la sua audizione per illustrare le iniziative del suo dicastero per la tutela della salute delle donne e dei bambini, anche con riferimento alla donazione del cordone ombelicale. Per quanto riguarda la donazione e la conservazione delle cellule staminali emopoietiche presenti nel cordone ombelicale al momento del parto, il ministro Turco ha ricordato che gli strumenti normativi esistenti sono l’accordo Stato-Regioni del settembre 2004 (linee guida sulle modalità di reperimento, trattamento, conservazione e distribuzione di cellule e tessuti umani a scopo di trapianto) e la legge 219/2005 che regola la produzione, la conservazione e l’impiego del sangue, dei prodotti trasfusionali (tra cui le cellule staminali emopoietiche) e degli emoderivati. L’ordinanza del ministro della Salute del 4 maggio 2007 ha confermato che l’attività di conservazione del cordone ombelicale è effettuata esclusivamente dalle banche di strutture pubbliche, da quelle individuate dall’art.8 della Legge 107/1990 e da quelle di cui all’accordo Stato - Regioni del 10 luglio 2003. “La conservazione del cordone a seguito di donazioni, senza oneri a carico delle donatrici, – ha detto la Turco in commissione - è prevista dalla nuova ordinanza per uso allogenico, a scopo solidaristico; per uso dedicato, al proprio neonato o a consaguineo affetto da patologia in atto al momento della raccolta del cordone; per uso dedicato, nel caso di famiglie ad alto rischio di avere figli affetti da malattie geneticamente determinate per le quali risulti appropriato il trapianto. Questo provvedimento affronta inoltre per la prima volta la possibilità per le donne di conservare il proprio cordone per uso autologo, anche in quei casi in cui il neonato non sia affetto o sia a rischio di contrarre patologie per le quali è già oggi provata l’utilità del trapianto. Il mio orientamento è quello di consentire tale possibilità solamente a condizione che la donatrice accetti di renderne disponibile una quota (pari all’80 per cento) per una eventuale richiesta di trapianto”. Il ministero della Salute ritiene che sia necessario incrementare il numero dei punti parto organizzati per raccogliere le donazioni (attualmente lo sono meno del 10 per cento), garantendone una disponibilità il più possibile uniforme sul territorio nazionale. Per ottenere una copertura ottimale delle caratteristiche genetiche, infatti, il numero dei cordoni disponibili nelle banche per donazione altruistica (oggi circa 20.000) andrebbe triplicato. Importante anche la verifica della capacità del sistema di accogliere il prevedibile incremento di richieste. Per questo è necessario ispezionare le banche e concordare le modalità del progetto con le regioni. (vipas)
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