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Bergamo - Trapianti di fegato: dall'inizio dell'anno salvati 17 bambini.

I numeri in crescita rispetto al 2013.

26/08/2014
Dall'inizio di quest'anno, il bimbo di appena 10 mesi salvato dalla donazione di un quattordicenne morto dopo un tuffo in piscina, è il diciassettesimo trapiantato di fegato. Un numero che non è basso, come può sembrare. Anzi. «Grazie alla tecnica dello split (la divisione del fegato del donatore in due parti, che permette così di effettuare due trapianti con un solo organo ndr.) e al fatto che da tempo a Bergamo ora utilizziamo anche gli organi di donatori molto anziani, anche sopra gli 80 anni, per i bambini che vengono portati da noi in attesa di un trapianto, tenuto conto delle variabili della gravità del paziente e della compatibilità, non c'è in pratica lista d'attesa», spiega Michele Colledan, direttore del Dipartimento chirurgico dell'ospedale Papa Giovanni XXlII. C'era proprio lui, Colledan, a guidare l'equipe che, nella notte tra domenica e lunedì, è intervenuta per dare al bimbo di 10 mesi una speranza di vita: con il capo Dipartimento, c'era il chirurgo Michela Guizzetti (Chirurgia 3) e in sala gli anestesisti Micol Maffioletti e Manuela Cadei; gli infermieri Claudia Belotti, Rossana Ruggeri, Nadia Marchesi, Gloria Doneda, Valeria Rota. Il trapianto è iniziato alle 21,55 ed è terminato alle 2,10; mentre a Bergamo il piccolo in attesa dell'organo veniva preparato in sala operatoria, all'ospedale di Carrara, dove era deceduto il ragazzino colto da malore e finito in coma dopo un tuffo in piscina a Pontremoli, volavano i chirurghi di Bergamo Alessandro Aluffi e Luca Lamperti per la procedura di prelievo e di «split» del fegato donato. Il piccolo di 10 mesi in attesa dell'organo era arrivato a Bergamo da un Paese dell'Est. «Non è raro che diversi ospedali esteri che hanno pazienti pediatrici bisognosi di un trapianto si mettano in contatto con noi - spiega Colledan -. Per ogni caso ci vuole un'autorizzazione specifica del Centro trapianti di riferimento (per il Papa Giovanni XXIII è il Nitp, Nord Italia trasplant program ndr.) perché l'urgenza e la gravità dei pazienti in lista va sempre rispettata. E, senza tema di smentita, possiamo affermare che proprio per i trapianti di fegato pediatrici il centro di Bergamo è un punto di riferimento a livello internazionale. Per alcuni Paesi non c'è la possibilità di effettuare trapianti pediatrici di fegato perché sono rari i centri di questo tipo dedicati ai bambini, o perché l'esperienza operatoria ha una casistica talmente bassa che l'apertura di un centro in loco non offrirebbe garanzie di sicurezza sufficienti. La media convenzionale è che un centro affidabile effettui almeno 15 trapianti di fegato l'anno». E Bergamo, per il 2014, è già a quota 17 a fine agosto (in totale, compresi i trapianti su adulto, al 24 agosto a Bergamo sono già stati effettuati 61 trapianti di fegato) . «Si deve tenere conto che in media i bambini che ogni anno hanno bisogno di un trapianto di fegato non superano la sessantina, su tutto il territorio nazionale - continua Colledan. Il nostro centro ne fa almeno una trentina e ha una media di attesa per un organo, grazie alla disponibilità di donatori e alla diffusa tecnica dello split, che non supera i due mesi. Parlando di media significa che qualcuno, tenuto conto delle sue condizioni, aspetta un po' di più e c'è chi non aspetta neppure 48 ore, dall'inserimento in lista. E un tasso di mortalità, in 17 anni di attività di trapianto di fegato pediatrico, che è praticamente vicina allo zero. Possiamo a pieno diritto dirci un centro di riferimento internazionale». Il piccolo trapiantato nella notte tra domenica e ieri soffriva di atresia delle vie biliari, una malformazione congenita all'origine dell'80% dei trapianti pediatrici. II bimbo era già stato sottoposto a un intervento, la procedura Kasai (dal chirurgo giapponese che l'ha messa a punto) che a volte può risolvere in modo definitivo la malformazione. «Ma non era il suo caso e il bambino necessitava di un fegato nuovo, con urgenza», specifica Colledan. Il trapianto si è concluso positivamente, ora il bimbo è in terapia intensiva per il normale decorso. «L'importanza della donazione degli organi va sempre evidenziata sopra ogni cosa - conclude Colledan-. Si tenga conto che un fegato donato, con la tecnica della separazione definita split permette di salvare più vite, spesso anche adulti, che, per corporatura,possono ricevere anche la parte di un organo di un ragazzino; succede nel 50% dei casi. Come accaduto anche per il quattordicenne che ha donato il fegato per il piccolo straniero trapiantato a Bergamo: l'altra parte del suo organo ha salvato anche un adulto. I numeri in crescita rispetto al 2013 Per i trapianti di fegato i numeri sono in crescita mese per mese: a giugno 2014 si era a 35 di fegato su paziente adulto (17 in più rispetto al 2013) e 15 su paziente pediatrici. A fine agosto, già solo sui pediatrici ci sono altri due trapianti in più, per un totale di 61 complessivi. Per gli altri organi, da gennaio a giugno, tutti i trapianti d'organo a Bergamo erano in crescita rispetto al 2013: nel dettaglio 11 di cuore (2 in più rispetto al primo semestre del 2013), 8 di polmone (due in più) e 23 di rene (anche in questo caso due in più). A questi bisogna aggiungere 11 trapianti di cornee, anche questi in crescita. Carmen Tancredi, L’Eco di Bergamo
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