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Roma: bimbo di sei anni positivo sottoposto a trapianto di midollo grazie al plasma iperimmune

Intervento riuscito al Bambino Gesù

12/06/2020

L'intervento al Bambino Gesù di Roma. Il bambino, affetto da leucemia linfoblastica acuta, si è ammalato di Covid, con la famiglia. Il trattamento con plasma iperimmune lo ha fatto negativizzare, poi il trapianto di staminali dal padre all'ospedale romano che ha messo a punto la terapia e ha il record di interventi al mondo. Adesso sta bene

Un bambino di 6 anni, affetto da leucemia linfoblastica acuta, è stato sottoposto a trapianto di midollo dopo un trattamento con plasma ottenuto da un soggetto guarito dall’infezione virale. Il bambino a marzo era risultato positivo a Sars-Cov-2 con tutta la famiglia (mamma e papà).
Per favorire l’eliminazione del virus, era stato ricoverato al Centro Covid di Palidoro e sottoposto in via compassionevole al trattamento con plasma ottenuto da un soggetto guarito dall’infezione virale. Una volta negativizzato, è stato possibile eseguire l’atteso trapianto con le cellule staminali emopoietiche prelevate dal papà, anche lui nel frattempo guarito dal virus. Ora il bambino sta bene, non ha avuto complicanze e verrà sottoposto ai normali controlli post-trapianto.

Da Londra a Roma per curare la leucemia
La famiglia è arrivata in Italia da Londra, dove risiede, a ottobre del 2019 per curare al Bambino Gesù una recidiva della malattia da cui il piccolo è affetto, la leucemia linfoblastica acuta. È necessario un trapianto di midollo e l’équipe del Dipartimento di Oncoematologia e Terapia Cellulare e Genica dà il via al programma di terapie preparatorie: il bambino viene sottoposto a chemio e immunoterapia per abbassare la “carica” della malattia sino alla soglia che consente al trapianto di avere le migliori probabilità di successo, ovvero di guarire definitivamente dalla leucemia. Nel corso dei mesi, durante i quali si alternano assistenza a domicilio e trattamenti in ospedale, le cure producono l’effetto sperato e si avvicina il momento del trapianto. Non avendo trovato un donatore compatibile, si decide di procedere con il trapianto di cellule staminali emopoietiche da genitore.

E poi arriva il coronavirus
A marzo 2020, in piena pandemia, i genitori del bambino vengono sottoposti alle indagini necessarie per stabilire quale sarà il candidato alla donazione di midollo. Nella serie di esami è previsto anche lo screening per il COVID-19. Bambino e genitori risultano positivi al test: papà e figlio sono asintomatici, la mamma con lievi sintomi (pauci-sintomatica). Per procedere con il trapianto bisogna però attendere che tutti siano negativi, in particolare il piccolo paziente che ha le difese immunitarie già compromesse dalla leucemia. Al tempo stesso, è necessario rispettare il programma di intervento per scongiurare una nuova recidiva del tumore.

Il trattamento con il plasma
Per dare al bambino delle “armi” in più per eliminare virus e per ridurre il rischio di complicanze indotte dall’infezione virale, mettendo in circolo una carica di anticorpi “forti”, si opta per l’infusione di plasma iperimmune da persone guarite da Covid. Ottenuta l’autorizzazione per uso compassionevole dal Comitato Etico del Bambino Gesù e il nulla osta del Centro Regionale Sangue, il trattamento viene effettuato il 9 maggio nel Centro Covid di Palidoro (dove il piccolo era stato ricoverato in via precauzionale).
Il trattamento è stato reso possibile grazie alla collaborazione sviluppata con l’Inmi Spallanzani (per il reclutamento del donatore di plasma con il migliore titolo di anticorpi neutralizzanti, cioè in grado di prevenire il legame di proteina spike di SARS-CoV-2 al suo recettore presente sulle cellule umane) e l’Ospedale San Camillo (per la raccolta del plasma tramite aferesi, inattivazione - procedura con cui vengono bloccati gli eventuali patogeni presenti - e congelamento). Nel frattempo, anche il papà del bambino, donatore di midollo prescelto, risulta finalmente negativo al tampone e tutto è pronto per procedere con gli ultimi controlli prima del trapianto.

Il trapianto di midollo dal papà
Il 29 maggio, nella sede del Bambino Gesù del Gianicolo, al bambino vengono infuse le cellule staminali del papà, appositamente manipolate per eliminare i linfociti T alfa/beta+, cellule pericolose per l’organismo del ricevente. Si tratta della tecnica messa a punto dall’équipe del professor Franco Locatelli, direttore del Dipartimento di Onco-ematologia e Terapia Cellulare e Genica e sviluppata nell’Ospedale Pediatrico della Santa Sede con la più ampia casistica al mondo (circa 700 i trapianti da genitore effettuati sino ad oggi) su bambini affetti da leucemie e tumori del sangue. Il piccolo ora è in ottime condizioni generali, non ha avuto complicanze post-trapianto, le cellule del papà si stanno moltiplicando e si avvia verso la guarigione completa. Con le metodiche di manipolazione cellulare attualmente disponibili, la percentuale di guarigione con il trapianto di midollo da uno dei 2 genitori è sovrapponibile a quella ottenuta utilizzando un donatore perfettamente idoneo.

Una collaborazione tra eccellenze
"Questo caso è la dimostrazione – commenta il prof. Franco Locatelli, che è anche professore di Pediatria alla Sapienza Università di Roma - di come la collaborazione tra centri di eccellenza presenti nella regione Lazio, improntata allo scrupolo rispetto delle corrette procedure cliniche e scientifiche, consenta di ottenere le risposte più efficaci per i pazienti anche in tempi di pandemia. Voglio ringraziare personalmente i colleghi dell’Ospedale Spallanzani, in particolare il professor Giuseppe Ippolito, e i colleghi dell’Ospedale San Camillo, con cui abbiamo il piacere di condividere questo risultato positivo".

(Repubblica.it)

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