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BOLOGNA: LA BIMBA DAI TRE CUORI

Noemi ha solo un anno e mezzo e prima del trapianto definitivo era stata attaccata per dieci mesi a un 'muscolo' sintetico. L'eccezionalità riguarda soprattutto il tempo trascorso dalla bimba attaccata al cuore artificiale.

16/11/2008
Sta per compiere un anno e mezzo e ha già avuto tre cuori: il primo, quello con cui Noemi è nata, non funzionava bene e metteva a rischio la sua vita. Così è arrivato, dieci mesi fa, il secondo: il ‘cuore di Berlino’ (dalla città dove si costruisce la macchina che sostituisce la funzione del muscolo cardiaco), collegato alla bimba toscana al Sant’Orsola dall’équipe del professor Gaetano Gargiulo. La stessa équipe che l’8 novembre scorso le ha tolto dal petto i quattro tubi usati per tenerla in vita e le ha impiantato il cuore di una piccola donatrice morta a Cesena. E’ una storia eccezionale quella di Noemi, che ora è ricoverata in condidizioni cliniche «soddisfacenti» in Terapia intensiva e se va bene potrà tornare in reparto fra una settimana. «Eccezionale — spiega il professor Gargiulo, affiancato nell’intervento di trapianto dal gruppo di anestesisti- rianimatori diretto da Guido Frascaroli — è soprattutto il tempo trascorso dalla bimba attaccata al cuore artificiale. Dieci mesi sono un periodo che non ha precedenti né in Italia né all’estero: in pazienti così piccini, infatti, la macchina che con una batteria o collegata alla presa di corrente li tiene vivi produce però spesso conseguenze negative». Eccezionali, secondo il professor Gerardo Martinelli, direttore del Dipartimento di Chirurgia, sono state anche «la bravura del chirurgo e la competenza del Centro di riferimento regionale per i trapianti diretto da Lorenza Ridolfi, che ha trovato il cuore da donare a Noemi qui vicino. E dopo mesi di allarme internazionale per reperirlo, in tutto il mondo. Fuori dal comune — conclude Martinelli — è anche il contributo dato dalla direzione generale del Policlinico: un trattamento di così lunga durata e lo stesso ‘ cuore di Berlino’ infatti, hanno un costo molto elevato». FIGLIA di una coppia toscana, Noemi ha vissuto e lottato in tutti questi mesi insieme con i medici, i genitori e gli infermieri. Che accanto a lei, costretta a crescere in ospedale, hanno fatto posto ai giocattoli, i peluche e le tante altre piccole, tenere cose che non possono assolutamente mancare nelle giornate di una bambina così piccola. Ad accoglierla, dopo il primo ricovero in Toscana, è stato il centro di Cardiologia pediatrica diretto dal professor Fernando Picchio, che dopo la diagnosi decise di mettere la piccola in lista d’attesa per il trapianto; e poi, quando le sue condizioni peggiorarono, con Gargiulo scelse la soluzione-ponte del ‘cuore di Berlino’. In attesa del ‘dono’ che ora batte nel petto di Noemi. Renata Ortolani
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