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BOLOGNA: TRAPIANTO TRIPLO E "DOMINO"

Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro Nazionale Trapianti, sottolinea la doppia importanza dell'operazione eseguita ieri su una paziente marchigiana.

20/08/2008
"E' il primo trapianto multiorgano in sequenza e con effetto 'domino' mai realizzato in Italia, e credo anche in Europa: abbiamo fatto un bellissimo intervento chirurgico!". Nonostante la grande esperienza ai massimi livelli, il professor Gian Luca Grazi non riesce a contenere la soddisfazione, umana e professionale, per il trapianto di cuore, fegato e rene realizzato tra la notte di sabato e il primo pomeriggio di domenica nel Policlinico Sant' Orsola di Bologna su una quarantenne marchigiana affetta da una rara patologia e già trapiantata di rene nelle Marche. E il cui fegato, con un 'intervento domino', è stato poi trapiantato su un altro ammalato di 63 anni, giunto al limite della possibilità di sopravvivenza che gli concedeva la sua malattia. Ora la paziente è sveglia e non è più intubata. La prognosi è sempre riservata ma la donna appare in discrete condizioni e oggi potrà consumare il primo pasto dopo l' intervento. Un pasto leggero, a base di brodino e fette biscottate, ma che è un segno della vita che ricomincia. Gli organi - dei quali la donna era in attesa da oltre due mesi - sono stati donati da una ragazza del Ferrarese deceduta per un'emorragia cerebrale. Grazi, che ha eseguito i due trapianti di fegato, è uno dei tre chirurghi dello staff cardiochirurgico guidato dal professor Giorgio Arpesella che ha portato a termine l'intervento, che conta solo sei precedenti in 20 anni negli Usa. Il terzo medico è il chirurgo Giovanni Fuga, che ha reimpiantato il rene. Al lavoro, dalle 2 di notte di sabato alle 14 della domenica, una quarantina di specialisti, tra i quali otto chirurghi, tre anestesisti e un nefrologo specializzato nel settore trapiantologico. Per primo è stato trapiantato il cuore, poi il fegato e infine il rene. "La paziente - ha spiegato Arpesella dopo l'intervento - dovrà affrontare varie problematiche che si intersecano: non è più intubata, ma è presto per sciogliere la prognosi". La donna è portatrice di una malattia legata a un gene che provoca la produzione da parte del fegato di una proteina, la 'amiloide', che danneggia cuore e reni. Ecco perché è stato necessario cambiare il fegato della paziente, cioé la fonte della patologia, ma anche il suo cuore e un rene. Il fegato, hanno spiegato i chirurghi, "non è sano ma produrrà la proteina amiloide nell'arco di 15-20 anni. Per il paziente che altrimenti sarebbe morto questo è un tempo ragionevole e sicuramente un vantaggio". "Questo è un tipo di intervento che non si improvvisa: si fa con esperti specializzati e solo in strutture all' avanguardia, a livello nazionale e anche europeo", ha detto ancora Grazi, sottolineando l' eccellenza della realtà bolognese. Il commento di Nanni Costa, direttore del Centro Nazionale Trapianti: "Il triplo trapianto d'organi eseguito al S.Orsola di Bologna conferma l'eccellenza del nostro sistema di trapianti, che si colloca all'avanguardia nel mondo. Il triplo trapianto, possibile solo con tecnologie mediche avanzate, tanto che in tutto il mondo questi casi si contano sulle dita di una mano". Dall'altro, anche se e' stato poco notato, "il successo del trapianto 'domino', cioe' il riutilizzo del fegato della signora, causa della patologia di cui soffriva, l'amiloidosi, che e' stato trapiantato in un altro paziente. Questo perche' - spiega Nanni Costa - con questa malattia il fegato che non funziona nel paziente malato torna perfettamente normale in un paziente sano, quindi non viene buttato ma torna utile per un altro trapianto". Anche quest'ultima tecnica conta pochissimi casi nel mondo: ancora una volta, "i colleghi di Bologna hanno dimostrato che l'Italia e' all'avanguardia, con una rete di assoluta eccellenza in campo trapiantologico". (vipas)
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