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Buone notizie per i pazienti trapiantati affetti da epatite C.

Da Trapianti.net

16/06/2014
L’infezione da epatite C è una delle più comuni cause di trapianto di fegato. Dati epidemiologici indicano che l’HCV è responsabile del 40-50% dei casi di cirrosi epatica. Il trapianto di fegato è spesso l’unica possibilità per questi pazienti, ma la ricomparsa dell’infezione è quasi universale, con ricorrenza di epatite nella maggior parte dei pazienti e, anche se il 30%-40% di questi sviluppa un danno epatico lieve, una percentuale tra il 10% ed il 30% incorre in malattia progressiva che può portare nuovamente alla cirrosi nell’arco di 5 anni. Purtroppo la terapia con farmaci immunosoppressori, indispensabili per evitare il rigetto dell’organo, facilitando la replicazione virale accelera la progressione dell’epatite C. Una nuova ricerca offre una speranza per la popolazione di pazienti sottoposti a trapianto di fegato con HCV ricorrenza. L’annuncio è stato dato, in occasione dell’International Liver Congress 2014, dal gruppo di ricerca European Association for Study of Liver, confermando quanto già pubblicato sul Journal of Hepatology (EASL Clinical Practice Guidelines: management of hepatitis C virus infection, Journal of Hepatology February 2014). Come parte di un programma di uso compassionevole 104 pazienti trapiantati di fegato con HCV- ricorrenza che avevano esaurito tutte le opzioni di trattamento e con pessima prognosi clinica, hanno ricevuto sofosbuvir (SOF), ribavirina (RBV) e interferone pegilato (PEG), quest’ultimo farmaco a discrezionalità dei medici, per un massimo di 48 settimane. Tra i pazienti trattati, il 62% ha raggiunto una SVR12, ossia una sostenuta risposta virale a 12 settimane di trattamento, considerata un buon indicatore che le risposta sarà mantenuta anche oltre. Inoltre, più del 60% dei pazienti ha avuto miglioramenti delle condizioni cliniche associate a scompenso epatico (ascite ed encefalopatia) e/o miglioramento nei test di funzionalità epatica. La triplice terapia (SOF+RBV±PEG) è stata ben tollerata e ha portato a elevati tassi di soppressione virologica. Patrizia Burra dell’Unità di Trapianto multiviscerale dell’Università di Padova, ha affermato: “Non ci sono opzioni di trattamento efficaci per questo gruppo di pazienti, tuttavia, questo nuovo approccio che prevede l’utilizzo di un nucleotide inibitore della polimerasi (Sofosbuvir), ha dimostrato risultati promettenti, fornendo un’ulteriore prova del suo potenziale clinico”. Altre ricerche, presentate nel contesto dell’International Liver Congress 2014, hanno evidenziato che la maggior parte dei pazienti con lieve ricorrenza di epatite C, diagnosticata un anno dopo il trapianto di fegato, ha ottenuto ottimi risultati a lungo termine. Nel secondo studio 172 pazienti, trapiantati tra il 1999 e il 2012, con lieve ricorrenza di HCV a un anno dall’’intervento di trapianto di fegato, sono stati seguiti per più di sei anni osservando che la probabilità cumulativa di perdita del trapianto per cause HCV correlate a 5 e 10 anni dal trapianto era, rispettivamente, del 3% e 10% rispettivamente. Un terzo di questi pazienti è, tuttavia, ancora a rischio di sviluppare una cirrosi e sarà probabilmente necessario procedere a un ulteriore trattamento antivirale pre o post-trapianto. “Per i pazienti HCV-positivi e progressiva malattia epatica, il trapianto di fegato offre una seconda possibilità”, ha continuato la Professoressa Burra, “e, per coloro che continuano a combattere con il virus nel post-trapianto, è importante perseguire tutte le vie possibili per migliorare la qualità di vita”. Bibliografia Pawlotsky JM, Aghemo A, Dusheiko G, Forns X, Puoti M, Sarrazin C. EASL recommendations on treatment of hepatitis C 2014. European Association for Study of Liver. International Liver Congress™ , April 2014. Forns X, et al. Sofosbuvir compassionate use program for patients with severe recurrent hepatitis C including fibrosing cholestatic hepatitis following liver transplantation. International Liver Congress™ , April 2014.
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