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CAGLIARI: PER LA SECONDA VOLTA AL BROTZU SALTA IL TRAPIANTO DI FEGATO

Un altro fegato pronto per il trapianto è volato nella penisola per mancanza di infermieri all'ospedale Brotzu.

26/04/2007
Un altro fegato rifiutato. Un altro possibile trapianto saltato. Il motivo è sempre lo stesso: al Brotzu domenica sera, alle 22,15, non c'erano abbastanza infermieri per formare l'équipe in vista dell'operazione. L'ospedale cagliaritano è stato il primo a essere contattato, ma poi l'organo è finito all'Ismet di Palermo. Dalla Sicilia, dopo l'esame istologico, è arrivata la notizia che il fegato era inutilizzabile. EMERGENZA. A poco più di un mese dall'ultimo episodio (era l'8 marzo quando un fegato di un paziente morto a Carbonia, dopo il no del Brotzu, era finito a Roma) il Centro trapianti cagliaritano si è dunque trovato nuovamente davanti all'emergenza personale. La telefonata è arrivata domenica sera: «È disponibile un fegato di un uomo di 68 anni, deceduto a Perugia». Una persona che aveva qualche chilo di troppo. Nella lista dei pazienti in attesa di un fegato (attualmente sono una decina) qualcuno aveva le caratteristiche di compatibilità (anche nel rapporto tra dimensione dell'organo da trapiantare e peso del ricevente). Il centro specialistico, guidato da Fausto Zamboni, si è attivato per formare la squadra per l'operazione. Inutile: sono serviti quindici minuti per constatare l'impossibilità di mettere insieme gli infermieri (di norma due ferristi, due circolanti e uno o due ausiliari) necessari per l'intervento. Così alle 22,30 non è rimasto che rifiutare il fegato che è così tornato nel circuito nazionale. DONATORI. Dopo il Brotzu sono state contattate altre due strutture ospedaliere della Penisola che a loro volta hanno rifiutato il fegato perché non c'erano pazienti compatibili, visto il peso del donatore. Al quarto contatto la risposta è stata affermativa e l'organo è volato a Palermo, all'Ismet. L'esame istologico ha però sancito l'inidoneità del fegato perché affetto da steatosi, un accumulo di grasso superiore al settanta percento. Una magra consolazione per il centro del Brotzu. Resta però il cronico problema della carenza di personale che in sette mesi ha fatto saltare tre trapianti. Anche in Cardiochirurgia la situazione è al limite: «Non ho mai rifiutato un trapianto di cuore - commenta il primario Valentino Martelli - soltanto per lo spirito di sacrificio del personale. In particolare dei perfusionisti. CAOS TURNI. Basta dire che in un mese arrivano anche a trenta reperibilità. Per contratto ne dovrebbero fare sei. Ne abbiamo soltanto tre: un quarto dovrebbe arrivare per concorso. Con cinque la situazione tornerebbe alla normalità». Perché a oggi di normalità non si può parlare, visto i problemi che ci sono anche per altre figure professionali sanitarie (infermieri e ausiliari su tutti): «Siamo sommersi dalle urgenze - continua Martelli - e gli interventi considerati normali continuano a slittare perché manca il personale. La lista d'attesa è arrivata a tre mesi. È necessario un intervento deciso da parte della Giunta regionale. di MATTEO VERCELLI
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