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Canada: un appello multireligioso per la donazione di organi.

Un terreno comune che abbatte il muro delle divergenze religiose e culturali.

21/09/2009
Un terreno comune che abbatte il muro delle divergenze religiose e culturali per un evento senza precedenti che ha riunito intorno allo stesso tavolo il Trillium Gift of Life Network, il Canadian Council of Imams, la Catholic Archdiocese di Toronto e il Toronto Board of Rabbis. Per la prima volta diversi gruppi religiosi hanno distribuito migliaia di brochures alle rispettive comunità per attirare l’attenzione su un unico tema, quello della donazione di organi e tessuti. Perché la malattia non ha barriere religiose, un background etnico o un’ideologia. Un meeting tra i leader religiosi, quello di ieri, che si è svolto non a caso nella stessa settimana in cui inizia il Capodanno ebraico e si conclude il Ramadan per i musulmani. L’Arcidiocesi di Toronto ha distribuito oltre 200mila volantini a 235 parrocchie nella Gta il 20 settembre scorso. Anche il Trillium Gift of Life ha sviluppato numerose iniziative per incoraggiare la popolazione a fare di più. E ancora, messe in onore delle famiglie dei donatori e sermoni sulla donazione di organi. Ma l’appello purtroppo rimane lo stesso: servono più donatori. «Abbiamo lavorato per anni con il Canadian Catholic Bioethics Institute alla progettazione di queste brochures che verranno distribuite da oggi (ieri, ndr) nelle chiese cattoliche», ha detto Frank Markel, presidente e Ceo di Trillium Gift of Life. Solo in Ontario 1.700 pazienti sono in lista d’attesa per un trapianto, 4mila in tutto il Canada. Nella provincia le persone che muoiono per non aver trovato un donatore sono 120 all’anno, in media una ogni tre giorni. «Potremmo salvarle tutte con un gesto di generosità - ha spiegato Markel - Solo il 60 per cento delle famiglie in Ontario accetta di donare gli organi. Perdiamo così quattro organi su dieci, solo perché in tanti dicono di no. Non dimentichiamoci che una persona può salvare fino a otto vite». Nel registro dei donatori per ora sono presenti solo un milione e 800mila nomi. «La gente ha bisogno di informazioni e pensiamo che questo argomento abbia molte implicazioni religiose. Ecco il perché di questo incontro». La posizione della Chiesa è chiara: «La Chiesa sostiene la donazione di organi dopo la morte - continua Markel - Nel 2000 Papa Giovanni Paolo II disse che la cessazione completa e irreversibile dell’attività cerebrale non crea conflitto con gli elementi essenziali dell’antropologia. Quando conosciamo qualcuno che sta male e che ha bisogno di un trapianto, la decisione di diventare donatore dovrebbe essere ovvia. Ma molti invece pensano che non capiterà proprio a loro e che quindi non sia così importante». Come diffondere il messaggio quindi? «Attraverso il nostro programma per le scuole “One life, many gifts”, finanziato dal governo, il Trillium Gift of Life discute dell’argomento con gli studenti del Grade 11, quando hanno l’età giusta per decidere se diventare donatori». Secondo Markel «l’iscrizione al registro dei donatori dovrebbe avvenire direttamente sul web, soprattutto in un’era tecnologica come la nostra». Oggi infatti il consenso per la donazione deve essere messo per iscritto su appositi moduli che si possono richiedere in uno degli uffici Ohip di Service Ontario Health Card Services o scaricare on line dal sito di TGLN (www.giftoflife.on.ca). Un argomento, quello della donazione di organi, che solleva ancora molte questioni morali che vedono da una parte schierata la religione e dall’altra la ricerca biologica e la medicina. A chiarire ogni dubbio, Moira McQueen, direttrice del Canadian Catholic Bioethics Institute: «Analizziamo da un punto di vista cattolico questioni come la fine della vita e ciò che questo comporta. In tanti si chiedono qual è la cosa giusta. Quando è il momento di staccare una spina o fino a che punto può arrivare l’accanimento terapeutico. Sono preoccupati, o meglio, hanno paura che la loro vita possa essere prima o poi alimentata da una macchina o da un tubo. Non si tratta solo di informazione in questo caso, ma di coscienza. La Chiesa incoraggia la donazione di organi. Papa Benedetto XVI lo chiama atto d’amore, regalare una seconda chance di vita a un’altra persona. Diventare un donatore non è un obbligo, ma incoraggio tutti a non aspettare troppo. A volte succedono cose nella vita che non possiamo prevedere. È importante discuterne con la nostra famiglia e nelle scuole». L’importanza dei trapianti e della donazione di organi entra anche nelle sinagoghe. La vita umana è un valore cardine per la legge ebraica. «Ci sono ancora troppi malintesi nella comunità ebraica sull’argomento - ha dichiarato la rabbina Michal Shekel, direttrice esecutiva del Board of Rabbis di Toronto - La donazione di organi deve essere un obbligo. Le domande che si pone la nostra comunità sono principalmente due: come determinare quando una persona è morta e come fare a non dissacrare un corpo che ci viene dato da Dio». Nella religione ebraica la sepoltura del corpo deve avvenire al più presto possibile. «Gli organi da trapiantare vanno rimossi quasi immediatamente dopo la morte - spiega la rabbina - Alcuni pensano che, per la resurrezione, il corpo debba essere sepolto intatto. Ma le parti che non serviranno al trapianto saranno comunque sepolte con il resto del corpo e trattate ugualmente con rispetto. La nostra tradizione ci insegna che chi salva una vita salva il mondo intero. È un principio che ha la precedenza su qualsiasi altra legge. Pikuach nefesh (salvare una vita, ndr) è un obbligo, un mitzvah». Il Toronto Board of Rabbis chiede ai membri della comunità di iscriversi al registro dei donatori e alla famiglie di chi ha perso qualcuno di consentire il trapianto. «Consiglio a chiunque abbia domande di rivolgersi al rabbino. Nelle sinagoghe poi potranno trovare i volantini realizzati con gli altri gruppi religiosi». Anche l’Islam permette la donazione di organi nel pieno rispetto del corpo dopo una degna sepoltura. «I musulmani non devono aver paura a dare il proprio consenso al trapianto o di essere giudicati da Allah - ha detto l’imam Habeeb Alli del Canadian Council of Imams che ha distribuito più di 50mila volantini - Salvare una vita umana è un principio molto ben radicato nella Sharia e la generosità di un trapianto è un infinito atto di carità. Al momento della morte la religione gioca un ruolo molto importante. La fede islamica impone di non dissacrare il corpo. Non c’è un momento esatto per la sepoltura se il corpo è trattato con dignità e rispetto. È tradizione seppellire il corpo al più presto ma per salvare una vita si può anche ritardare la sepoltura. Il prelievo degli organi richiede pochi istanti e non giorni interi, non è mancanza di rispetto, ma significa esaudire il desiderio del donatore». Sono in molti a pensare che la donazione possa essere effettuata solo tra persone che fanno parte della stessa comunità. «La donazione è un atto del cuore - spiega l’imam - Il profeta Mohammed esorta a trattare tutti gli esseri umani equamente. La loro domanda più frequente è come appurare se il corpo è veramente senza segni di vita. E la mia risposta è sempre la stessa. Se vi fidate del vostro dottore per i sintomi di un’influenza perché non farlo anche in questo caso?».
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