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Cattolici e buddisti coreani: la donazione degli organi contro la cultura della morte.

Nasce una rete nazionale di donatori e fruitori, che invita i coreani a donare gli organi.

28/09/2010
Sull’esempio del Card. Stefano Kim Sou Hwan, cattolici, buddisti e medici coreani promuovono la donazione degli organi tra la popolazione, attraverso il Korea Donate Life Network (Kodonet). Presente nelle principali città del Paese, la rete ha lo scopo di collegare fra loro donatori e fruitori del trapianto e di pubblicizzare la donazione di organi. La cerimonia di inaugurazione del network si è tenuta lo scorso 11 settembre a Seul, davanti alle sede dell’Università Dong-Guk, uno dei più importanti atenei buddisti di Corea. L’iniziativa è proposta da tre organizzazioni non governative: “One-Body One-Spirit Movement” (O.S.O.B.), organizzazione cattolica dell’arcidiocesi di Seoul fondata dal card. Kim; la “Buddhist-operated Life Share Association” , e “Vitallink”, organizzazione di medici specializzati in trapianto di organi. Il-myon, monaco buddista e direttore della “Buddhist-operated Life Share Association” afferma: “Donare un organo può diventare una grande gesto di comunione con cui si regala una speranza e un sogno di una nuova vita a qualcun altro”. “Prego – ha aggiunto – affinché la cultura della donazione degli organi si diffonda nella nostra società grazie alla creazione di questa rete.” Don Agostino Min, Kyoung Il, responsabile dell’ O.S.O.B., sottolinea che la donazione degli organi è “un bellissimo modo di concludere la propria vita, perché la si condivide con gli altri”. “Finora – continua - ognuna di queste tre organizzazioni ha camminato da sola. Ma è più importante lavorare insieme invece di sviluppare ognuno il proprio movimento”. In Corea del Sud, la donazione degli organi non è ancora molto diffusa. La scelta del Card. Kim di donare le proprie cornee dopo la morte - avvenuta il 16 febbraio 2009 – ha generato però un piccolo cambiamento, almeno fra i cattolici. Da febbraio a dicembre 2009, oltre 3825 coreani hanno scelto di iscriversi come donatori, presso l’apposito centro creato dall’arcivescovo di Seoul davanti alla cattedrale Myong Don. All’inaugurazione del Kodonet, oltre 1000 persone hanno partecipato alla marcia per promuovere la speranza e la condivisione della vita attraverso la donazione di organi. Un cattolico, che di recente ha scelto di iscriversi come possibile donatore, afferma: “Lo sviluppo ha portato in Corea non solo il benessere, ma anche il materialismo, creando danni spirituali come l’eccessiva competizione, il consumismo, l’aumento dei suicidi e degli aborti”. “La Chiesa Cattolica in Corea – continua – affronta da anni questa ‘cultura della morte’ nella società e attraverso varie iniziative sta cercando di diffondere ‘la cultura della vita’. L’uomo sottolinea che una di queste iniziative è proprio la campagna per la donazione degli organi. “Chi si trova in stato di morte celebrale – aggiunge - se dona i suoi organi, può dare una nuova vita a sette persone, e se dona i suoi occhi e la sua cornea, può far vedere il mondo a due persone non vedenti.” (Asia News)
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