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CELLULE SANGUE CORDONALE: CONSERVAZIONE AUTOLOGA

Precisazione del Centro Nazionale Trapianti : comunicato stampa del 7 gennaio 2009.

11/01/2009
In riferimento all’articolo “Emanare il decreto per la conservazione autologa, la storia di Dallas Hextel e i cattivi consiglieri del Ministero della Salute” pubblicato dal sito Aduc in data 2/1/2009, citando un articolo del magazine NEWSWEEK, il Centro Nazionale Trapianti precisa che: - il miglioramento del paziente, affetto da lesioni cerebrali dovute ad una mancanza di ossigenazione al momento del parto, dopo trattamento con cellule staminali autologhe a distanza di 7 mesi dalla nascita, è riportato dallo stesso magazine NEWSWEEK in forma dubitativa - altrettanto dubitativa è la posizione del giornale sulla utilità della procedura di conservazione autologa del cordone, per la quale sono correttamente riportate le valutazioni negative delle Associazioni professionali mediche degli Stati Uniti - nell’articolo viene riportata la forte azione di marketing esercitata dalla principale banca privata, dedicata alla conservazione dei cordoni ombelicali per uso autologo, perché medici opinion leader cambino il loro parere sulla conservazione autologa da negativo a positivo; - vengono anche chiaramente e dettagliatamente descritte le caratteristiche di business economico connesse alla conservazione delle cellule per uso autologo - la responsabile del trattamento, Dr Joanne Kurtzberg, direttore del Centro di Trapianto di Cellule staminali emopoietiche della Duke University, si dimostra scettica rispetto agli esiti ottenuti su Dallas - la sperimentazione della Duke University, citata nell’articolo e autorizzata dalle autorità sanitarie, non è tuttora conclusa e i risultati non sono stati comunicati; - il trial prevede l’uso di cellule di sangue cordonale entro i primi 4 giorni dal parto in casi di sofferenza cerebrale per migliorare l’ossigenazione; - l’inclusione di casi come quello del piccolo Dallas non è consentita, come riportato dal sito ufficiale del governo degli Stati Uniti - è ragionevole ritenere che l’ossigenazione cerebrale migliori attraverso il passaggio di ossigeno trasportato da globuli rossi autologhi presenti nel cordone e non attraverso l’uso delle staminali, perché cellule di qualsiasi tipo iniettate nel sistema circolatorio generale non possono oltrepassare la barriera biologica che separa il cervello dal circolo, mentre l’ossigeno può farlo con grande facilità - anche nel caso di Dallas il miglioramento avrebbe avuto luogo a distanza di 7 giorni dal trattamento, un tempo troppo breve per lo sviluppo di un’azione terapeutica legata alla proliferazione cellulare - anche per Dallas appare necessario valutare l’effetto di un eventuale emotrasfusione, ottenibile anche con sangue di diversa origine. - il caso di Dallas va considerato come “aneddotico” e non ha alcun valore scientifico, sino all’eventuale pubblicazione del caso o del trial su una rivista scientifica accreditata. - abbiamo comunque chiesto alla sperimentatrice ulteriori notizie sul caso
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