indietro

Cellule staminali cordonali.

Precisazioni del Centro Nazionale Trapianti e del Centro Nazionale Sangue.

09/09/2010
In relazione agli articoli pubblicati domenica 5 settembre da “Il Corriere della Sera” sul tema delle cellule staminali cordonali, il Centro Nazionale Sangue (C.N.S.) e il Centro Nazionale Trapianti (C.N.T.) precisano quanto segue: 1. La conservazione ad uso autologo del sangue del cordone ombelicale ad oggi non è supportata da adeguate evidenze scientifiche, ad eccezione di specifiche patologie per le quali la più recente normativa nazionale prevede la possibilità di effettuare tale procedura. 2. In questo quadro, del tutto estraneo a scelte ideologiche, la conservazione autologa, non riconducibile alle patologie identificate dalla normativa, risulta una procedura inappropriata dal punto di vista clinico-assistenziale, che quindi non può essere compresa nell'ambito dei livelli essenziali di assistenza. Questi princìpi si applicano a prescindere dalla natura pubblica o privata delle strutture. 3. Il divieto di conservazione autologa è stato deciso congiuntamente da tutte le Autorità sanitarie competenti del settore (Ministero della Salute, Organismi Tecnici di carattere nazionale - C.N.S. e C.N.T. - e Assessorati regionali alla Salute). Tale posizione rispecchia quella delle Autorità sanitarie francesi, degli organismi dell’Unione Europea, del Consiglio d’Europa e delle principali società scientifiche di settore. 4. La possibilità di conservare il sangue cordonale presso banche estere è stata consentita dalla legge italiana solo a salvaguardia della “libera scelta” di ogni singolo individuo. 5. Il sangue cordonale autologo non è utilizzabile se l’eventuale malattia del bambino è su base genetica. Inoltre, nel caso di malattie del sangue, viene perso l’effetto “spazzino” esercitato dalle cellule non consanguinee trapiantate dovuto alla sia pur minima estraneità genetica tra donatore e ricevente. 6. In Italia, è necessario aumentare il numero delle unità di sangue cordonale da donazioni solidaristiche per incrementare il numero complessivo di unità disponibili a livello nazionale ed internazionale, a scopo trapiantologico. 7. La donazione solidaristica del sangue cordonale è una opportunità molto importante per il sistema sanitario e per le potenziali donatrici, quindi da offrire più estensivamente possibile, ma non può essere considerata un “diritto”, perché deve risultare compatibile con le risorse umane disponibili e, soprattutto, con un elevato livello di qualità delle operazioni di raccolta. 8. In condizioni ottimali solo il 25% circa delle unità cordonali raccolte risponde ai criteri qualitativi e quantitativi stabiliti dalla normativa italiana ed europea di riferimento, nonché agli standard clinico-trapiantologici necessari ed è, pertanto, utilizzabile a scopo clinico.
torna su