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CELLULE STAMINALI DA CORDONE OMBELICALE: BANCHE PRIVATE, SI O NO?

Leroy Edozien lancia sulle pagine del British Medical Journal un interessante dibattito sul tema.

21/12/2006
Un numero sempre crescente di donne nei reparti maternità del Regno Unito chiede la conservazione delle cellule staminali presenti nel cordone ombelicale per poterle utilizzare – in caso se ne presentasse la necessità – come opzione terapeutica autologa per il nascituro o per i suoi consanguinei. In Gran Bretagna la raccolta di staminali da cordone ombelicale è consentita in seno al Servizio Sanitario Nazionale. Esistono perciò banche pubbliche in stretto contatto con i reparti maternità che, autonomamente, si occupano di raccogliere staminali per i casi di malattie genetiche per curare le quali l'uso delle staminali potrebbe concretamente rappresentare una via importante. Accanto a questa via “pubblica e gratuita” sono però sorte numerose banche private del cordone. Un mercato lucroso che solleva molti dubbi di carattere pratico, etico e medico-legale. Leroy Edozien lancia sulle pagine del British Medical Journal un interessante dibattito sul tema chiedendosi, in particolare, se le maternità del Servizio Sanitario Nazionale debbano o meno incoraggiare la diffusione di tale pratica. Numerose associazioni medico-scientifiche internazionali, quali il Royal College of Obstetricians and Gynaecologists, l’American Academy of Pediatrics e lo European Group on Ethics in Science and New Technologies, si sono espresse negativamente sulla questione lamentando, allo stato attuale, l’insufficienza di evidenze scientifiche a supporto dei vantaggi della conservazione. Invece gli svantaggi sembrano numerosi. Innanzitutto la probabilità di utilizzare le staminali raccolte è piuttosto bassa (1 caso su 20.000) e non è detto sia sempre opportuna. E le alternative non mancano: per esempio, la donazione di midollo osseo o l’utilizzo di cellule conservate in una banca pubblica. I rischi poi non sono da sottovalutare. Intanto la possibilità di interferenze con l’assistenza alla madre quando si effettua la raccolta in vivo, mentre in vitro esiste, ad esempio, un forte rischio di contaminazione batterica. Gravidanze multiple e parti pretermine creano poi ulteriori problemi. A livello medico-legale una prima questione è quella del consenso, ma non sono da sottovalutare problemi concernenti un’eventuale indennità qualora la raccolta si dimostrasse, ad esempio, inadeguata o contaminata. Lo stesso vale per la questione dei diritti di proprietà; il campione appartiene, infatti, alla madre, ma poi? Infine gli aspetti etici. Un primo problema è il rischio di “paternalismo medico”, cioè che a decidere sia il professionista e non i genitori. Ma i genitori a loro volta rischiano di essere esposti ad errati “consigli promozionali” divenendo così fortemente vulnerabili. Alla luce di queste considerazioni l’analisi del British Medical Journal conclude affermando che la raccolta di staminali del cordone a scopo commerciale in banche private va scoraggiata, anche perché non esistono, al momento, argomenti scientifici sufficientemente forti per promuoverla.   Bibliografia Edozien LC. NHS maternity units should not encourage commercial banking of umbilical cord blood. BMJ 2006;333:801-804. Fatti e Cifre n. 92
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