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CELLULE STAMINALI DA EMBRIONI "MORTI"

La scoperta potrebbe mettere d'accordo laici e cattolici. «Come nei trapianti».

09/10/2006
C'è una svolta nella ricerca sugli embrioni che potrebbe mettere d'accordo laici e cattolici: si possono ottenere cellule staminali da embrioni che hanno smesso di crescere. Il lavoro, pubblicato in questi giorni su Stem Cells, da ricercatori di Sintocell (hanno laboratori in Inghilterra, in Spagna e in Serbia) dovrebbe porre fine al dibattito se sia etico o no impiegare cellule embrionali per la ricerca. Ma davvero la Chiesa — Corriere della Sera, 26 febbraio 2005 — può accettare la ricerca sugli embrioni? Forse sì. La Chiesa vede con favore che da un uomo, dopo la morte, si possano prelevare organi per il trapianto. Allo stesso modo potrebbe essere favorevole a che da un embrione, se fosse morto, si possano prelevare delle cellule. Ma i criteri per la morte dell'embrione quali sarebbero? E poi, cellule prelevate da un embrione morto, potranno crescere e essere impiegate, adesso per la ricerca, e un giorno per la cura delle malattie? Stabilire il momento della morte di un uomo è facile. Uno è morto quando è morto il cervello o quando si ferma il cuore. Ma l'embrione non ha cervello, e non ha cuore. E allora? Ricercatori della Columbia University di New York stanno cercando marcatori genetici che consentano di dire quando un embrione che ha smesso di crescere è morto. Certezze, però fino a poco tempo fa non ce n'erano. Ma il lavoro di Stem Cells introduce una grossa novità. Ecco perché. Con la fertilizzazione in vitro solo qualche volta l'embrione cresce e può essere impiantato nell'utero della madre. Più spesso non succede e l'embrione smette di crescere (è così anche con la fecondazione naturale, solo una piccola parte degli ovociti fecondati, nella donna, trovano le condizioni giuste per svilupparsi). Miodrag Stojkovic di Sintocell ha studiato 161 embrioni, da fecondazione in provetta. 119 hanno smesso di crescere tra il terzo e il quinto giorno e 13 tra il sesto e settimo giorno. E ha aspettato fino a 48 ore per essere sicuro che nessuna cellula di nessun embrione fosse capace di dividersi ancora. Poi, da uno di questi embrioni ha preso le poche cellule ancora vitali e ha visto che in laboratorio, queste si moltiplicavano proprio come le cellule normali. Possibile? Sì, perché la morte di un embrione non è la morte di tutte le sue cellule, come la morte di un uomo non è la morte di tutte le sue cellule (organi presi da un cadavere e trapiantati in un altro individuo funzionano perfettamente). Con la tecnica messa a punto in Inghilterra e in Spagna non c'è distruzione dell'embrione, l'embrione è già morto, proprio come sono morti quelli a cui si prendono gli organi da trapiantare. Si obietterà che il criterio della morte dell'embrione oggi non è così sicuro come lo è per l'uomo. Vero, per l'uomo i criteri di morte cerebrale, sono ormai ben codificati. Ma prima di arrivarci sono stati osservati quasi duemila cadaveri. Tutti avevano una diagnosi di morte del cervello e respiravano grazie a una macchina. Per capire se la morte del cervello è davvero morte dell'individuo, si è andati avanti a ventilarli questi cadaveri, fino a che il cuore non si fermava. Quanti di loro sono sopravvissuti? Nessuno. Entro 48 al massimo 72 ore il cuore si è fermato, in tutti. Per gli embrioni si sta seguendo la stessa strada. Donald Landry della Columbia University di New York ha già osservato quasi 450 embrioni, di quelli che hanno smesso di crescere. Ha visto che non c'è nessun modo per queste cellule di tornare a dividersi. Non si possono impiantare nell'utero, e non si congelano nemmeno, si buttano. Così prelevare cellule da embrioni che hanno smesso di crescere, è proprio come prelevare un cuore o un fegato da un cadavere e trapiantarlo in un ammalato che ne ha bisogno per vivere. E Giovanni Paolo II, nel 2000 al congresso mondiale dei trapianti ha detto «i trapianti sono una grande conquista della scienza, strumento prezioso per raggiungere la prima finalità dell'arte medica, il servizio alla vita umana». Ecco perché la Chiesa potrà un giorno accettare la ricerca sugli embrioni. Non succederà subito, come non è successo subito per il trapianto, ma succederà. Giuseppe Remuzzi CdS 08 ottobre 2006
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