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CELLULE STAMINALI NEL RENE UMANO ADULTO

E' una scoperta tutta italiana. Avrà importanti implicazioni nella cura dell'insufficienza renale e potrebbe essere cruciale nella medicina dei trapianti

28/02/2006
Ricercatori italiani hanno scoperto la presenza di cellule staminali nel rene umano adulto, scoperta che ha importanti implicazioni nella cura dell’insufficienza renale e che potrebbe essere cruciale nella medicina dei trapianti. La notizia è emersa nel corso del Genoa Meeting, il congresso sulla nefrologia a livello internazionale tenutosi a Genova la scorsa settimana presso la sede dei Magazzini del Cotone. La scoperta, ha dichiarato Benedetta Bussolati, nefrologa dell’Università di Torino è stata oggetto di una pubblicazione scientifica qualche mese fa sull’American Journal of Pathology ed ha avuto una buona risonanza in ambito scientifico. «Abbiamo identificato per la prima volta cellule staminali presenti nel rene umano adulto - ha spiegato la Bussolati - infatti cellule staminali erano state descritte in precedenza a livello embrionale, ma mai nell’adulto». «Queste cellule staminali residenti nel rene adulto - ha proseguito la Bussolati - sono capaci di dare origine sia alla componente vascolare sia a quella tubulare dell’organo. Inoltre, una singola cellula progenitrice del rene è in grado di crescere e generare fino a 100 milioni di cellule e riparare il tessuto renale in modelli animali». Questa potenzialità rigenerativa, ha precisato la nefrologa, è stata dimostrata in un modello animale di insufficienza renale acuta, un topo immunodeficiente. In questo animale, ha dichiarato la nefrologa, «abbiamo inoculato le cellule staminali renali espanse in vitro dimostrando la loro capacità di rigenerazione del tessuto danneggiato». Inoltre, ha aggiunto, nel laboratorio di Immunopatologia Renale dell’Università di Torino, diretto dal Giovanni Camussi sono attualmente in corso studi per valutare la possibilità di isolare le cellule staminali da prelievi bioptici (molto piccoli) del rene e ricerche per studiare modelli di insufficienza renale cronica nel topo. «Le prospettive di questa ricerca sono sia la possibilità di stimolare la componente di ’riservà presente nell’organo adulto per favorire la rigenerazione del rene - ha spiegato la Bussolati - sia di isolare ed espandere cellule da eventualmente reinfondere nel paziente». Tuttavia, ha osservato l’esperta, trial clinici in pazienti sono ancora lontani, essendo questa una linea di ricerca veramente nuova. Ma l’equipe della scienziata torinese ha in corso numerosi studi sull’uso delle cellule staminali come possibile terapia rigenerativa del rene: «nel laboratorio - ha raccontato la Bussolati - abbiamo anche valutato il ruolo di cellule staminali del midollo nella rigenerazione renale, sempre in modelli di insufficienza renale nel topo». L’insufficienza renale può essere di tipo acuto o cronico. La forma acuta è dovuta a un improvviso e rapido deterioramento della funzione renale (blocco renale) in seguito a gravi infezioni, rilevante disidratazione, impiego di particolari farmaci o interventi chirurgici. L’insufficienza renale acuta è caratterizzata principalmente dalla riduzione del filtrato glomerulare o preurina (il liquido che, dopo altri passaggi, diventerà l’urina). Invece l’insufficienza renale cronica, caratterizzata da una progressiva perdita della funzione depurativa ed endocrina del rene, è in genere causata da malattie quali ipertensione, diabete e "glomerulonefrite", ovvero un gruppo di malattie infiammatorie che colpiscono i glomeruli, le strutture funzionali più importanti del rene. A lungo andare l’insufficienza renale richiede la dialisi e poi il trapianto renale. L’uso delle cellule staminali, ha concluso l’esperta, potrebbe dunque rappresentare in un futuro non ancora vicino la base di una terapia riparativa per rallentare l’evoluzione verso il danno renale progressivo per il quale a lungo andare il trapianto rimane l’unica chance terapeutica. (vipas)
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