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CELLULE STAMINALI PER RIPARARE RENI DANNEGGIATI

Lo studio, condotto nei laboratori dell'Istituto "Mario Negri" di Bergamo, verrà pubblicato sul volume di luglio del Journal of American Society of Nephrology.

27/06/2004
A scoprire la possibilità di accelerare al massimo il recupero della funzione renale, finora un'impresa impossibile, è un'équipe del Mario Negri di Bergamo. Nei laboratori dell'istituto è stato infatti condotto uno studio che apre un'importante prospettiva di cura per questa malattia. I ricercatori hanno impiegato una tecnica che utilizza particolari cellule staminali, le mesenchimali. Si tratta di cellule in grado di percepire il danno in un organo e di trasformarsi, sostituendosi a quelle danneggiate. "Cellule staminali mesenchimali di topo sono state dunque iniettate in animali in cui era stata provocata una forma di insufficienza renale acuta, caratterizzata da un esteso danno alle cellule tubulari, responsabili delle più importanti funzioni del rene. Le staminali si sono localizzate nel rene danneggiato, si sono trasformate in cellule tubulari e hanno favorito una rapida rigenerazione dei tubuli renali e il ripristino della funzione renale", spiegano Marina Morigi e Barbara Imberti che hanno condotto questo studio. In futuro, assicurano, questa tecnica potrà essere applicata anche all'uomo. In futuro, dunque, si potranno prelevare cellule staminali mesenchimali dal midollo di un paziente colpito da insufficienza renale acuta e iniettarle nel rene, per promuovere la rapida rigenerazione. L'insufficienza renale, infatti, può complicare diverse condizioni quali i grandi traumi, gli interventi chirurgici complessi, le infezioni gravi e l'impiego di certi farmaci tossici per il rene. Nell'insufficienza renale acuta i reni perdono completamente le loro funzioni (fra cui il compito di depurare l'organismo dalle scorie) ed è necessario intervenire con la dialisi. "Ancora oggi il 60% dei pazienti con insufficienza renale acuta muore - afferma Remuzzi -. Dunque, accelerare il recupero dell'organo malato è molto importante. Non esistono però rimedi capaci di garantire una rapida guarigione ed è per questo che la probabilità di morire dei pazienti con insufficienza renale acuta non è cambiata negli ultimi 30 anni. Inoltre, si tratta di una malattia teoricamente irreversibile in quanto più il danno renale dura nel tempo tanto meno si può sperare in un recupero". Ora la speranza di una cura per questa malattia arriva dalle staminali mesenchimali, se nell'uomo verrà confermato quanto avvenuto nei topi. Un ultimo appunto: queste cellule si trovano nel midollo osseo di ogni individuo e nel sangue del cordone ombelicale. Sono "progenitrici" di osso, cartilagine e grasso. Ma anche "multipotenti", in grado cioè di differenziarsi, se serve, in cellule di muscoli, cuore, fegato, cellule nervose, reni. Infine, se trapiantate non causano rigetto anche se provenienti da un altro individuo. (vipas)
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