indietro

Cina. Stop al trapianto d’i organi dei condannati a morte.

L’annuncio è giunto dallo specialista in trapianti e vice-ministro della Sanità Huang Jiefu.

17/08/2013
La Cina non utilizzerà più gli organi dei condannati a morte. Il vice-ministro della Sanità Huang Jiefu, che è anche ai vertici dell’organizzazione statale che regolamenta i trapianti d’organi in Cina, ha reso infatti noto come, dal prossimo novembre, la pratica tanto discussa verrà bandita dal paese. Piuttosto, per sopperire alla mancanza di organi, si metterà a punto un efficace sistema di donazione, fino a questo momento presente in pochi ospedali, che lo conducono di propria iniziativa e autonomamente. La decisione di eliminare il sistema arriva a conclusione di anni di polemiche, basate non tanto su motivi morali quanto, piuttosto, sanitari e pragmatici. Con la diminuzione delle condanne a morte -che, comunque, ufficialmente in Cina non esistono-, infatti, sono andati a ridursi anche i casi in cui fosse possibile prelevare gli organi dei prigionieri. A fronte di 300.000 richieste annue di trapianti, vi sarebbe modo di soddisfarne soltanto circa 10.000. Di conseguenza, senza la messa a punto di un programma di donazioni, si sarebbero abbandonati al proprio destino centinaia di migliaia di pazienti. Inoltre, gli stessi organi dei prigionieri non sempre potevano godere di uno stato di salute ottimale: infezioni e malattie, nelle carceri, sono piuttosto diffuse e intaccano gli apparati dell’organismo. La decisione, infine, è apparsa una novità in grado di sorprendere la comunità internazionale. Secondo precedenti dichiarazioni di Huang, infatti, la messa al bando della pratica sarebbe avvenuta nel 2017, e non così presto.
torna su