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Come la Spagna è diventata leader mondiale nelle donazioni da cadavere

Trapianti.Net

03/03/2017

Un nuovo articolo pubblicato sull’American Journal of Transplantation contiene informazioni importanti che possono aiutare altri Paesi a imparare dal successo del sistema spagnolo per affrontare il problema mondiale della carenza di organi.

Tutto inizia nel 1989 quando il Ministero della Salute spagnolo crea l’Organización Nacional de Trasplantes (ONT), un’agenzia tecnica con funzioni di coordinamento e supervisione delle attività di donazione e trapianto in Spagna.

Il modello, fondato sull’individuazione e designazione di professionisti appropriati (per lo più medici di terapia intensiva), si pone l’obiettivo di prendere in considerazione la donazione di organi e tessuti ogni qualvolta si verifica un decesso.

L’intuizione è quella di non limitare il monitoraggio dei decessi alle sole unità di terapia intensiva, ma di ampliare l’osservazione anche ai dipartimenti di emergenza e ai reparti ospedalieri per identificare in tempo utile tutte le opportunità di donazione. Vengono ampliati i criteri anagrafici dei soggetti ammissibili alla donazione da cadavere non ponendo più alcun limite di età, tanto che oltre il 10% dei donatori utilizzati hanno più di 80 anni, con risultati eccellenti.

Il sistema, raggiunge un’efficienza tale da esplorare nuove condizioni per la donazione come quella nei soggetti in arresto cardiocircolatorioanche quando la morte segue un arresto cardiaco avvenuto in strada. L’impegno e la dedizione dei professionisti, unitamente al costante supporto dell’ONT e dei Centri di coordinamento regionali, consentono alla Spagna di passare da 15 donatori per milione di abitanti a più di 30 in meno di un decennio e di superare la soglia dei 40 donatori p.m.p. e più di 100 procedure di trapianto per milione di abitanti nel 2015.

Tutto ciò ha portato la Spagna a occupare una posizione privilegiata a livello mondiale per le opportunità di trapianto alla propria popolazione di pazienti.

Ma se uno dei successi più grandi del modello spagnolo è stato l’approccio mentale nel ritenere sempre possibile la donazione, a prescindere dalle circostanze della morte e considerando l’esplorazione della volontà del defunto e/o dei parenti, come parte integrante del processo di fine vita; l’altro è rappresentato dal modello organizzativo specifico per garantire l’identificazione sistematica delle donazioni potenziali e la loro trasformazione in donazioni reali e dal sostegno pubblico nella promozione della donazione dopo la morte.

Rafael Matesanz, attuale direttore dell’ONT e autore dell’articolo, sostiene che gli elementi e le strategie del modello spagnolo sono applicabili anche ad altri paesi, con alcuni adattamenti in funzione del tipo di sistema sanitario e del modello organizzativo in atto. Tuttavia sottolinea che: “una buona organizzazione nel processo di donazione e continui adattamenti del sistema ai cambiamenti, sono sempre alla base dei risultati positivi nella donazione di organi”.

Matesanz R, Domínguez-Gil B, Coll E, Marazuela R, et al. How spain reached 40 deceased organ donors per million population. Am J Transplant 2017 Jan 9. [Epub ahead of print]

(Trapianti.net)

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