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Consenso alla donazione, sistemi opt-in e opt-out a confronto.

Da Trapianti.net

20/11/2014
In tutto il mondo, le politiche di donazione di organi, tessuti e cellule, variano notevolmente. Ci si è dunque chiesto se sia preferibile avere un sistema di donazione dove le persone hanno la possibilità di esprimere un opt-in o un sistema basato sul cosiddetto opt-out. Ovvero, è meglio un sì esplicito o una donazione “automatica” quando non viene dichiarato il no? Per rispondere al quesito, un team di ricercatori del Regno Unito ha analizzato i protocolli e le norme che regolano la dichiarazione di volontà sulla donazione di 48 Paesi, per verificare quale approccio funzioni meglio. Con un sistema di opt-in le persone devono dichiarare in vita il loro sì alla donazione mediante i sistemi previsti nei diversi Paesi. Nei sistemi opt-out, la donazione degli organi si verifica automaticamente a meno di una specifica opposizione lasciata in vita. Eamonn Ferguson, dell’Università Nottingham, autore principale dello studio, riconosce che, poiché i due sistemi si fondano su una decisione attiva di ciascun individuo, possono portare entrambi a inconvenienti: “Le persone potrebbero non agire per numerose ragioni, tra cui l’avversione verso il tema, la pigrizia, oppure perché credono che i responsabili politici abbiano preso la decisione giusta. Tuttavia, in un sistema opt-in, l’inerzia può portare gli individui che vogliono essere donatori a non donare (falso negativo). Al contrario, la noncuranza in un sistema opt-out può potenzialmente portare un individuo che non vuole donare a diventare un donatore (falso positivo). Quindi, come affrontare il problema? È meglio richiedere esplicitamente un SI o un NO alla donazione? È un tema molto delicato in cui le opinioni sono forti ma il fondamento è debole e ci sono poche prove scientifiche che possono indirizzare le decisioni politiche sul sistema migliore da adottare, ma rimane una questione fondamentale, non solo di politica sanitaria, per tutti i Paesi del mondo. Ci sono fondati motivi per ritenere che i tassi di donazione da cadavere possano essere inferiori nei sistemi che adottano la norma opt-in rispetto a quelli che adottano l’opt-out. In primo luogo, i sistemi di consenso opt-out sono suscettibili di colmare il divario tra le intenzioni delle persone e il loro comportamento, eliminando la necessità di intraprendere qualsiasi azione, al fine di diventare un donatore di organi. In secondo luogo, le persone possono credere che le impostazioni predefinite siano la conseguenza di ragionate disposizioni normative il che consiglierebbe di agire in conformità con queste (Mckenzie CRM, et al. Recommendations implicit in policy defaults. Psychol Sci 2006). Come risultato, le persone dovrebbero essere più inclini a donare i propri organi quando il valore predefinito è di essere considerati donatori (opt-out) rispetto a quando il default non è quello di donare i propri organi (opt-in). Gli autori di questo studio sostengono, infatti, che i Paesi che utilizzano sistemi di donazione opt-out hanno un più alto numero di reni donati (l’organo più richiesto in base alla consistenza delle liste di attesa) e anche un maggior numero complessivo di trapianti di organi. I sistemi opt-in hanno, tuttavia, un più alto tasso di donazioni di rene da vivente. Ma l’influenza che le norme hanno avuto sulla donazione da vivente non è stata segnalata prima, ed è una sottigliezza che deve essere evidenziata e considerata. Gli autori riconoscono che lo studio è limitato dal non aver fatto alcuna distinzione tra le diverse sfumature legislative dei sistemi di opt-out, con alcuni paesi che prevedono il parere del parente più prossimo (next-of-kin) per la donazione quando i desideri del defunto non sono noti e questi può porre il veto alla donazione (Rosenblum AM, et al. The authority of next-of-kin in explicit and presumed consent systems for deceased organ donation: an analysis of 54 nations. Nephrol Dial Transplant 2012). Ciò significa che la natura osservazionale della ricerca può non aver valutato altri fattori che possono influenzare la donazione. Inoltre, la maggior parte degli studi si è concentrata, in particolare, sui donatori in morte cerebrale ma l’effetto del consenso opt-out diventa meno chiaro quando vengono considerate altre forme di donazione di organi, come ad esempio quella da vivente. Ci sono buone ragioni per cui la maggior parte della ricerca esistente si sia concentrata sugli effetti del consenso sul cadavere, piuttosto che sul vivente: la più razionale è che i donatori deceduti forniscono un maggior numero di organi. Ma vista la scarsità di donatori e il crescente ricorso al trapianto da vivente sembra ragionevole suggerire che la ricerca debba valutare l’effetto dei sistemi di consenso su entrambi i tipi di donazione. In sostanza i risultati di quest’ultimo studio, pubblicati su BMC Medicine, pur dimostrando che il sistema di consenso opt-out può portare a un aumento delle donazioni da cadavere ma a una riduzione dei tassi di donazione vivente, non sciolgono il dilemma su quale sia l’approccio migliore. Gli autori ritengono che i risultati potrebbero già essere utilizzati per guidare le future decisioni in materia di politica sanitaria, ma necessitano di ulteriori approfondimenti. quindi imperativo per le organizzazioni di trapianto di raccogliere sistematicamente ulteriori informazioni per avere una maggiore comprensione dei fattori che promuovono la donazione e il trapianto di organi. I tassi di donazione sono multi-causali e una varietà di fattori va considerata. La legislazione sul consenso è una strategia tra le tante , ma altri aspetti possono essere considerati al fine di alleviare la carenza di donatori, non ultimo quello organizzativo. Il lavoro evidenzia, infatti, che anche i Paesi che adottano il sistema di opt-out sperimentano ancora la carenza di donatori. Cambiare quindi il sistema del consenso è improbabile che possa risolvere tale problema. Essi suggeriscono che l’adozione del “modello spagnolo” potrebbero essere l’unico modo per migliorare i tassi di donazione. La Spagna ha attualmente il più alto tasso di donazione di organi in tutto il mondo. È vero che gli spagnoli utilizzano il sistema opt-out, ma il loro successo è dovuto soprattutto a una rete di coordinamento che funziona sia a livello locale sia nazionale, ed è basata sul miglioramento continuo della formazione degli operatori e della qualità delle informazioni pubbliche sulla donazione di organi. Ed è probabilmente questa la chiave più attendibile di successo. Bibliografia Shepherd L, O’Carroll RE, Ferguson E. An international comparison of deceased and living organ donation/transplant rates in opt-in and opt-out systems: a panel study. BMC Med. 2014;12(1):131.
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