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Cordoni ombelicali, donazione a ostacoli.

In molte regioni non sono infrequenti difficoltà nella raccolta.

17/05/2010
La raccolta di sangue da cordone ombelicale in Italia nel 2009 ha registrato un netto aumento: su 16.207 unità donate in modo solidaristico, ne sono state bancate" 4.376. Il «dato è più che positivo», assicura Giuliano Grazzini direttore del Centro nazionale sangue dell’ Istituto superiore di sanità. E mostra soddisfazione pure Carolina Sciomer, presidente nazionale Adisco (Associazione donatrici italiane sangue cordone ombelicale): «La raccolta aumenta di anno in anno», spiega. Eppure, nonostante la rete delle biobanche pubbliche assicuri una copertura su tutto il territorio nazionale, in molte regioni non sono infrequenti difficoltà nella raccolta. Autorizzata, per ora, in 305 punti-nascita. E così, mentre spiccano biobanche con certificazioni intemazionali di qualità (Faci) come la «Cord blood bank» di Milano che al 31 dicembre 2009 aveva raccolto 1640 unità conservandone 614, oppure altre virtuose, come quella di San Giovanni Rotondo che dal primo anno di attività (2008) ha quadruplicato la raccolta, passando dalle 645 alle 2451 unità, in molte altre si registrano dati decisamente più bassi: come a Torino, che nel 2009 ha raccolto 761 unità e ne ha bancate 181, o a Verona con 211 unità raccolte e 31 custodite. Tra le varie criticità - che a ben vedere, da Nord a Sud, sono suppergiù le stesse -, vi sono problemi organizzativi e logistici, carenza di personale adeguatamente formato, insufficienza di risorse economiche... nel primo trimestre 2010 in Lombardia ci sono state circa 230 donazioni, come spiega Paolo Rebulla, direttore della Cord Blood Bank del Centro di medicina trasfusionale, terapia cellulare e criobiologia del Policlinico Mangiagalli e Regina Elena di Milano. «La Regione Lombardia ha sviluppato importanti azioni verso programmi di donazione - dice - con grande attenzione alla copertura dei costi». Come per l’ azoto liquido necessario alla crio conservazione, per il quale occorrono dai «250 mila ai 300mila euro l’ anno». Momento di rilancio, invece, per la banca di Bologna, che può contare su 29 unità di raccolta. I parti del 2009, nei punti nascita pubblici dell’ Emilia Romagna, sono stati 38.179. Le unità raccolte, invece, 13.738. Il nuovo programma, sottolinea Pasqualepaolo Pagliaro, del Policlinico Sant’ Orsola-Malpighi, «prevede la possibilità di donare in tutti i punti nascita sette giorni su sette». Attenzione pure per l’ aspetto informativo. «Stiamo preparando un nuovo depliant, rinnovato sulla base della nuove normative. Abbiamo visitato tutti i punti nascita». Qui la Regione «ha dato incentivi alle ostetriche per la raccolta o per borse di studio». In Liguria tornano le ombre. Come spiega Andrea Tomasini direttore Immunoematologia e medicina trasfusionale dell’ Ospedale San Paolo di Savona, «uno dei problemi è quello della qualità della raccolta e del trasferimento». Non solo: «Le biobanche non sono sempre disponibili a ricevere il cordone». Quanto poi al personale, è scarso quello «dedicato a questa attività», che così «rischia di diventare una delle tante cose che si fanno». Altro tasto dolente è quello economico. Il governo ha stanziato 10 milioni di euro, ma «alle strutture periferiche non arrivano fondi». Si aggiunga poi la pressione delle biobanche private che pubblicizzano la donazione autologa anche negli ospedali, con invio del sangue cordonale all’ estero. «Ogni tanto trovo dei pieghevoli abbandonati nei reparti di ostetricia che fanno pubblicità», racconta desolato. Torino nel 2009 all`Ospedale Umberto I Mauriziano, spiega "Iolanda Vigna, coordinatore locale dalla Donazione organi, «sono stati effettuati 1.230 parti, circa 100 al mese, mentre le raccolte effettuate sono solo una al mese». I problemi qui sono molteplici: «Dalle pratiche amministrative ritenute dalle utenti un po’ eccessive, ai criteri di selezione dei donatori molto rigidi, alla scarsa informazione delle partorienti e del personale». Tanto entusiasmo invece, alla Banca Cordonale della Regione Puglia, Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo. Che nonostante la soddisfazione per avere quadruplicato la raccolta, ha ben chiari i limiti del sistema: «Purtroppo sono ancora troppe le donatrici che preferiscono la conservazione autologa (per sé, ndr) delle cellule staminali del sangue cordonale - rimarca il direttore, Lazzaro di Mauro - senza sapere però che la probabilità di utilizzare quelle cellule è molto bassa, difficile da quantificare, ma probabilmente compresa tra lo 0.04% e lo 0.0005%». e la Calabria potesse contare su una rete « di trasporto pianificata, il numero di raccolte e di conseguenza di unità bancate, subirebbe, certamente, un incremento esponenziale», rileva dal canto suo Giulia Pucci, responsabile medico Calabria Cord Blood Bank, che finora conta su 19 unità di raccolta. A Padova alla Cord Blood Bank, Clinica di oncoematologia pediatrica, come spiega la responsabile Roberta Destro, «le unità disponibili per trapianto sono quasi 2.000». Ma c è il solito tasto dolente: «I fondi di cui dispongono le banche sono molto scarsi». In più «il personale è tutto precario da anni». E le ostetriche che dicono? «Siamo dispostissime a fare sacrifici, con straordinari non retribuiti - dice Laura De Vitt, ostetrica dell’ azienda ospedaliera Santa Maria degli Angeli di Pordenone - ma ci vogliono investimenti...». (Graziella Melina)
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