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CORNEA: IL TRAPIANTO E' PIU' SICURO

Una nuova tecnica basata sul laser diminuisce la percentuale dei casi che vanno incontro al rigetto

08/03/2007
Opacità, cheratopatia bollosa, traumi, ustioni da agenti chimici, ma soprattutto il cheratocono, la progressiva deformazione e opacizzazione corneale, sono le principali indicazioni al trapianto della cornea, cioè di quella piccola membrana trasparente dell'occhio che sta proprio davanti all'iride. Le tecniche di trapianto di questa lente naturale, responsabile dell'80 per cento della messa a fuoco dell'immagine, hanno rappresentato uno degli argomenti caldi del congresso della Sitrac, la Società italiana trapianti di cornea, che si è tenuto a Roma dal 22 al 24 febbraio. "La tecnica classica è la chirurgia perforante: la cornea malata viene rimossa a tutta profondità e sostituita con un disco corneale da donatore. Le percentuali di successo sono decisamente alte: vanno oltre il 90 per cento. Nel 10 per cento di casi si ha rigetto", ha spiegato Severino Fruscella, presidente della Sitrac. Attualmente, in fase evolutiva, c'è una seconda metodica di trapianto corneale: la cheratoplastica lamellare che consiste ancora nell'impianto di tessuto da donatore, ma dopo una rimozione parziale, cioè più o meno profonda, del tessuto patologico. Una metodica che permette un postoperatorio più rapido, meno casi di astigmatismo postintervento e soprattutto "che rispetto a quella tradizionale esclude il rigetto perché permette di conservare l'endotelio sano della cornea del ricevente", ha detto Emilio Balestrazzi, direttore della clinica oculistica della Cattolica di Roma. Però è anche una tecnica microchirurgicamente più complessa. Nella cheratoplastica lamellare, per rimuovere gli strati di cornea patologica, si interviene con tecniche manuali, col laser a eccimeri, col microcheratomo, ecc. L'ultima tecnica, la più recente, utilizza il laser a femtosecondi, una macchina a pulsazione veloce che lavora, nella profondità del tessuto, con precisione micrometrica. "Ma la tecnica lamellare", ha sottolineato Balestrazzi, "non va bene per tutti: in molti casi ci vuole la perforante che oggi rappresenta il 70 per cento di tutti i trapianti di cornea. Viste le alte percentuali di successo dei trapianti corneali anche i bambini oggi possono sottoporsi all'intervento, per esempio se affetti da glaucoma congenito, che dà opacità corneale. Le tecniche sono le stesse ma l'occhio del bambino è più reattivo e il rigetto più frequente. Infatti le percentuali di successo corrispondono al 50% a 10 anni dall'intervento". In particolare da 0 a 5 anni si ha il 50% dei rigetti, da 5 a 10 il 33, da 10 anni in poi il 17%. di Tina Simoniello (Salute di Repubblica)
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