indietro

Corte dei Conti.
Relazione sul 5 per mille.

Comunicato stampa del 5 novembre 2015.

05/11/2015
Nella relazione, la Corte dei conti analizza le misure adottate per superare gli elementi di criticità nella gestione dell'istituto del “5 per mille” rilevate nei precedenti referti (delibere n. 14/2013/G e n. 14/2014/G), concernenti, in sintesi, la necessità di un maggior controllo sulla selezione delle organizzazioni beneficiarie e sul comportamento degli intermediari in potenziale conflitto di interesse, l’inclusione tra i possibili beneficiari degli enti pubblici aventi finalità di tutela, promozione e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici e, più in generale, la stabilizzazione normativa dell’istituto. In sede di valutazione delle misure intraprese, la Corte ha rilevato un miglioramento nella trasparenza, nella completezza e nella correttezza della diffusione dei dati. Il monitoraggio ha fatto altresì emergere la presenza di problematiche nella gestione dell'istituto da parte del Ministero dei beni e delle attività culturali e anomalie nel comportamento di alcuni intermediari, sulle quali l’Agenzia delle entrate è tuttora impegnata a indagare. La Corte auspica una maggiore semplificazione delle operazioni di accredito delle quote, la creazione di un’unica anagrafe dei beneficiari, la pubblicazione dei bilanci secondo schemi chiari, trasparenti e di facile comprensione, la previsione di controlli rigorosi e di frequenti verifiche sulla gestione delle quote erogate.

Per noi: una sottolineatura dalla relazione “Benché il proliferare delle organizzazioni beneficiarie esprima la frammentazione dei bisogni della società contemporanea, si impone una più rigorosa selezione delle stesse, al fine di non disperdere risorse per fini impropri. I dati recentemente pubblicati relativi alle erogazioni per l’anno 2012 attestano che i beneficiari sfiorano, ormai, il numero di 50 mila. Per le onlus e gli enti del volontariato, quasi 9 mila enti ottengono un contributo inferiore ai 500 euro ed oltre mille non hanno ottenuto nemmeno una firma, accentuandosi, così, la frammentazione e la dispersione delle risorse. Molti beneficiari, pur non avendo finalità di lucro, non producono alcun tipo di valore sociale, rivolgendosi esclusivamente ai soci o iscritti, senza rispondere a criteri di misurabilità dell'utilità sociale prodotta.” In allegato la "Deliberazione 26 ottobre 2015, n. 9/2015/G".
torna su