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DIALISI: 8.000 NUOVI CASI ANNO

Considerando che i pazienti sono 40.000, l'Italia 'spende' ogni anno circa 1.320 milioni di euro.

04/11/2004
Cresce in Italia il numero di dializzati. Attualmente si calcola che siano in dialisi piu' di 40.000 pazienti, con un incremento di oltre 8.000 nuovi casi l'anno e con aumenti in percentuale piu' alta nelle fasce di eta' avanzate. Ed è al Nord che appartiene il triste primato. Il 43% della popolazione italiana in dialisi, 17.000 ersone su un totale di 40.000 soggetti, risiede infatti nelle regioni del Nord d'Italia. Seguono il Sud e le Isole con il 36%, vale a dire 15.000 persone, mentre chiude la graduatoria il Centro'Italia, dove 'solo' 8.000 persone, pari al 21% del totale della popolazione in dialisi, e' costretto due o tre volte a settimana a ricorrere alle cure. Tra le regioni e' la Lombardia a primeggiare con una percentuale di popolazione costretta alla dialisi pari al 6,63%. Seguono la Campania 12,33%, la Sicilia 11,67%, il Lazio 8,94%, il Piemonte 8,35%, l'Emilia-Romagna e la Puglia-Basilicata 6,5%, il Veneto 5,73%, fino ad arrivare alla Valle d'Aosta che con circa 80 casi ha la percentuale piu' bassa di dializzati. Dal 1972 ad oggi - secondo le relazioni che sono state presentate alla giornata di studio su 'Gestione del paziente nefropatico', organizzata dall'Istituto Neurotraumatologico Italiano (Ini), presso la Divisione Medicus di Monteripoli (Tivoli, Roma) - si e' assistito a un progressivo e rapido incremento degli italiani in dialisi sia per l'allungamento della vita media del dializzato sia per l'ampliamento, nel corso degli anni, dei criteri di immissione del paziente a questa terapia. La malattia renale, che e' uno dei principali problemi di salute pubblica, e' riconducibile ad altre patologie quali l'ipertensione arteriosa e il diabete. Secondo alcune stime nel mondo dovrebbero essere piu' di 40 milioni i diabetici e gli ipertesi alle prese con l'insufficienza renale. Negli Stati Uniti si sta assistendo a una vera e propria deriva, visto che il 50% dei malati di reni candidati alla dialisi e' diabetico e cardiopatico. Da qui la necessita' di abbassare la pressione, investendo in prevenzione e adottando modelli alimentari appropriati, per allontanare lo spettro della dialisi e del trapianto. A tal proposito, in base ai dati del Centro nazionale trapianti, appare evidente la crescita costante dei trapianti di rene che dagli 811 del 1992 sono passati a 1.732 del 30 settembre 2004. Nonostante i risultati positivi ottenuti in ambito chirurgico e nel graduale aumento delle donazioni, l'attivita' di trapianto rimane largamente insufficiente a ricoprire i fabbisogni dell'Italia. Alla fine dello scorso settembre, infatti, le liste di attesa annoveravano ben 8.858 pazienti iscritti. Tra questi il 74% (6.570 pazienti) e' in attesa di un rene, con un tempo medio di attesa superiore a 3 anni. Se in Italia le patologie renali gravi sono molto diffuse, e' anche vero che le tecniche dialitiche, i trattamenti depurativi sostitutivi utilizzati in attesa di una risoluzione definitiva, consentono una sopravvivenza maggiore dei pazienti, rispetto a coloro che sono affetti da patologie per le quali il trapianto e' l'unica soluzione terapeutica. La percentuale di mortalita' in lista in attesa di un trapianto di rene e' la piu' bassa: l'1,26%, contro il 6,74% per il cuore e il 10,42% per il polmone. Per quanto riguarda le donazioni da vivente, in Italia la legge ammette il trapianto del rene da vivente dal 1967, dietro esplicita, motivata e libera richiesta sia del donatore che del ricevente, dopo una corretta e completa informazione sui potenziali rischi per il donatore. E il trend per i trapianti di rene in Italia indica come, dopo una diminuzione nel 1998, sia iniziata una lenta ma costante ripresa. I costi della moderna tecnologia e l'aumento della popolazione dialitica rappresentano una vera emergenza non solo da un punto di vista clinico ma anche per gli elevati costi socio-economici. Si calcola infatti che per il solo trattamento dialitico ospedaliero si spendono in media a paziente 25.000 euro l'anno, a cui vanno aggiunti 8.000 euro di costi sociali, per un totale di 33.000 euro. Considerando che i pazienti sono 40.000, l'Italia 'spende' ogni anno circa 1.320 milioni di euro. (adnkronos)
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