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Dona un rene al fratello: la licenziano per “troppe assenze”.

Ma la legge italiana tutela il donatore vivente.

25/01/2011
Ha donato un rene al fratello ma quell’intervento, che le è costato un mese e mezzo di malattia, le ha fatto perdere il posto di lavoro. È stata licenziata con una telefonata, a causa delle troppe assenze. Così Francesca Scarpa, una cinquantenne di Mestre, ha saputo che il contratto, che aveva trovato attraverso un’agenzia interinale, non le sarebbe stato rinnovato anche se la sua malattia era regolarmente documentata attraverso un certificato medico. Ha donato una speranza di vita al fratello, di un anno più giovane, ma ha perso l’occupazione di assistente per un’anziana del Lido di Venezia, trovato attraverso l’agenzia ”Obiettivo lavoro”. Era il quarto contratto che faceva, con cadenza di 3 mesi, in scadenza il 31 dicembre. Il 26 novembre però la donna ha scoperto che soltanto un rene avrebbe potuto salvare la vita al fratello malato da tempo. Non ha esitato a correre all’ospedale di Padova per sottoporsi all’intervento. Dopo una settimana è ritornata a casa con la prescrizione del chirurgo di restare «a riposo per circa 2 mesi astenendosi dagli sforzi fisici». Il medico di famiglia le ha firmato i certificati di malattia, di 15 giorni in 15 giorni. Il 3 gennaio quando Francesca ha contattato l’agenzia interinale per sollecitare il rinnovo del contratto per altri tre mesi, precisando di aver bisogno, su indicazione dei sanitari, di poter rimanere a riposo per qualche giorno. Dopo poco tempo alla donna è arrivata la notizia che ha congelato ogni speranza: il suo contratto non sarebbe stato rinnovato. Senza troppe spiegazioni al telefono l’hanno salutata con un laconico «non ci serve più». E la risposta è rimasta la stessa anche quando la donna, per cercare di correre ai ripari, si è offerta di rientrare al lavoro anche se la ferita non era ancora guarita. Come unica condizione aveva chiesto di poter evitare di fare sforzi particolarmente pesanti. Ma oramai la decisione era stata presa e non c’erano margini per tornare indietro. «Non mi hanno rinnovato il contratto», ha raccontato la donna a “La Nuova Venezia”. «Con una telefonata, mi hanno semplicemente detto che non c’era più bisogno di me, dopo che da più di un anno lavoravo per loro». Resta ancora oggi la rabbia ma anche un pensiero per l’anziana che accudiva ogni giorno al Lido di Venezia, prima di essere operata, e per le sue colleghe, soprattutto le più giovani: «Se restassero incinte ­ ha detto ­ a loro toccherebbe la mia stessa sorte». La malattia era stata regolarmente documentata attraverso i certificati medici “Mi hanno detto che non avevano più bisogno di me, dopo un anno che lavoravo per loro” . NOTA DELLA REDAZIONE AIDO.IT La legge italiana tutela il donatore vivente. Di seguito si riportano gli articoli della legge e del Regolamento di esecuzione. LEGGE 26 giugno 1967, n.458 Trapianto del rene tra persone viventi. (G.U. n. 160 del 27 giugno 1967) […] Art. 5. Per l’intervento chirurgico del prelievo del rene, il donatore è ammesso a godere dei benefici previsti dalle leggi vigenti per i lavoratori autonomi o subordinati in stato di infermità; è altresì assicurato contro i rischi immediati e futuri inerenti all’intervento operatorio e alla menomazione subita. […] DECRETO 16 aprile 2010, n.116 Regolamento per lo svolgimento delle attività di trapianto di organi da donatore vivente. (G.U. Serie Generale n. 172 del 26 luglio 2010) […] Art. 12 Aspetti giuslavoristici 1. Il candidato al trapianto e il potenziale donatore hanno diritto ad assentarsi dal lavoro con permessi retribuiti dal proprio datore di lavoro per l’effettuazione degli accertamenti e/o ricoveri certificati come necessari sia nella fase di preprelievo, sia del trapianto, sia nei casi di eventuali complicanze post-operatorie anche a distanza di tempo dal trapianto. 2. Per poter usufruire dei permessi di cui al comma 1, è necessario che gli accertamenti e/o ricoveri siano prescritti dal centro trapianti o dai servizi ad esso collegati ed eseguiti presso le strutture del Sistema sanitario nazionale o da esso accreditate. 3. La copertura assicurativa delle Aziende sede di Centro trapianti autorizzati al trapianto da donatore vivente deve essere estesa all’attività di prelievo di organi da donatore vivente. […]
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